Reazione infastidita dei puristi renziani di fronte ai compromessi, inevitabili in politica sempre e comunque anche se a governare ci mandassimo papafrancesco mariagoretti madreteresa il mahatma o madiba..

Intanto il Premier va a Tunisi… e questo la dice lunga. Ci pare l’evento più saliente della settimana oltre alle visite nelle scuole e le canzoncine che ricordano spaventosamente, o fortunatamente, gli inni forzisti. Ah… domenticavo, Silvio non si sposa. Un sospiro di sollievo, no, per l’eredità…
“Modello scandinavo significa tutele per chi viene licenziato: ma per tutti, non solo per chi è in regola e ha pagato i contributi com’è ora in Italia. Sulla libertà di licenziare c’è una discussione troppo ideologica da noi. In Danimarca un licenziato cade in una rete sociale che lo assiste. Noi pensiamo ad una roba del genere, compreso il reddito di cittadinanza “Chiedere di mollare sul passato per investire sul futuro: quei soldi andrebbero alle politiche per l’occupazione”.
Nihil novi, ci pare, visto che baffino già il secolo scorso al congresso del PDS del 19 febbraio del 1997 tuonava. Pure lui:
“Se vogliamo spingere in avanti una politica sul lavoro dobbiamo avere il coraggio di un’opera di rinnovamento. Qui mi sento meno d’accordo con Sergio Cofferati. Sento l’esigenza di una riflessione critica. Che non riguarda soltanto il sindacato. Riguarda la sinistra. Anche noi ci sentiamo sfidati dalla realtà. (…) Io non chiedo al sindacato di legalizzare il lavoro nero, il lavoro precario. Ma penso che noi dovremmo preferire essere lì con i lavoratori. E negoziare i loro diritti. Anziché stare fuori dalle fabbriche con in mano una copia del contratto nazionale del lavoro”.
Lo diceva, si.
Verso il Premier sale una critica di sapore moralistico, che può essere tranquillamente ignorata. Il bene e il male non stanno da una parte sola ma sono ovunque. A quella razionale e politica, Matteo non può dare risposte. In ogni caso, conterà di più il giudizio degli italiani. Una sorta di reazione infastidita dei puristi renziani di fronte ai compromessi, inevitabili in politica sempre e comunque anche se a governare ci mandassimo papafranceso mariagoretti madreteresa il mahatma o madiba.. per citarne alcuni e non di poco conto. Un background che si estrinseca da origini perverse di buonismo atavico e inattuabile nella vita terrena.
Alla gente darà risposte concrete solo con la concretezza dell’attualizzazione dei suoi programmi, ma diamogli tempo, caspita! Ma tutti dicevano che non ce l’avrebbe fatta da solo.. da solo?? aveva la gente con sè. I “suoi” , i vecchi che non vogliono mollare, i giovani invidiosi della sua capacità, vedi pippo che non è uno stupido, son solo zavorra pronta a colpirlo al cuore in ogni momento..e ha dovuto trarre sul carro persone non idonee per non dire impresentabili.
Sento Chicco Testa che parla di Madia…che sarà bravissima ma inopportunamente scelta.
In una settimana è andato da Tunisi a Bruxelles, passando dalle scuole canterine in una gimkana di mirabolanti salti schivanti e aggiranti gli scogli della L.E. che parrebbero dare conforto proprio agli scettici e a chi gli sta col fiato sul collo in maniera invereconda. Forse costoro non comprendono che non è il mago Zurlì. Per non citare lo stracitato otelma.
La priorità per l’Italia è “lavoro e crescita, crescita e lavoro”, su questi temi “abbiate la pazienza di aspettare mercoledi’ 12”, quando il governo dovrebbe illustrare i primi provvedimenti sul fronte del lavoro, tuona garbatamente da Bruxelles come ormai è costume dei nostri politici che le cose importanti le dicono da fuori.
Ma sopratutto in una sorta di renzi pride, non vuole i compiti a casa perchè sappiamo studiare da soli. Finalmente.
Francamente, nel rispetto di tutti, dovrebbe fregarsene. Più stringente e vincolante delle promesse fatte al popolo della Leopolda, ha un impegno col popolo italiano, cioè con un interlocutore diverso e più ampio di tutte le Leopolde messe insieme. E spesso lontano dal piddi. Hanno considerato il governo Letta inadeguato alla bisogna valutandolo come troppo confuso, logorato e fragile da prestarsi a essere trampolino della “rivoluzione” e hanno auspicato l’avvento matteiano.
Ma i lavori sono in corso, le scommesse negative sulla disponibilità del senato ad autoriformarsi possono valere come quelle positive.
Renzi non può fare pericolose inversioni ma deve essere ottimista a oltranza passando al e dal Jobs Act. E ai dubbi che hanno una base di razionalità può dare una risposta: chiarire che lui non è a palazzo Chigi a qualsiasi costo; che c’è un limite al compromesso; e che non s’è già consegnato alla palude parlamentare che non lo ama. Non occorre sottolineare quale, che è un po’ doloroso. Dai nemici mi guardi iddio che dagli amici….
Insomma, per quanto la cosa abbia un peso relativo, vale sempre il discorso della priorità da dare al feeling col paese, quello gramsciano, Matteo ha ancora molto tempo per dimostrarci che noi sbagliamo e che lui ha ragione.
Intanto dal volto del prode Angelino, al quale ha attaccato almeno un po’ di ritmo, si alza un grido di piacere : Renzi è stato molto bravo a dirigere l’orchestra di vari elementi disomogenei. Non era facile.
Angelino comincia a essere simpatico?
http://giacomofiaschi.com/2014/03/02/lettera-aperta-a-matteo-renzi/
Dialogo presidenziale.
“Ciao sei toscano?” mi ha chiesto.
“Ciao Presidente, sono pratese…” gli ho risposto.
E lui a me sorridendo “Ah… tu sei di Prato e tu vo’ èsse rispettato…” mi dice.
Gli rispondo “T’assicuro che ce la stiamo mettendo tutta, Presidente. I fiorentini se ne dovranno fare una ragione…”
Una risata, grande simpatia, un vigorosa stretta di mano e convenevoli a seguire…
A volte un breve scambio di battute fra il lusco e il brusco vale più di mille discorsi…
Un amico feisbukiano lo ha incontrato a Tunisi.
Non è lecito ignorare che, in settimana, Sorrentino ci ha immersi, noi che non avevamo visto e/o abbiamo scelto liberamente di vedere, in un nobile andirivieni morbido e sinuoso di atmosfere che riecheggiano Visconti , dalla tenebrosa poetica di interni asfissianti, al D’Annunzio del Piacere, a un espressionismo, a mio avviso eccessivo, felliniano e a flash alla Almodovar all’emozionante Benigni. E infine nell’immagine drammatica, così c’è chi la definisce ma a mio avviso terrificante, della santa, fa scorrere e apparire in discontinuità volti e luci di Caravaggio. Verso la certezza barocca della morte.
Per i vintage un deja vue, ma forse anche per gli altri. Chè la memoria è collettiva.
“La vita è bella è un inno alla gioia, anche nelle difficoltà e nell’orrore, La grande bellezza è l’apoteosi della malinconia, della nostalgia, del vuoto esistenziale di un uomo, e dell’intera società che lo circonda, pur se immersi nella meravigliosa e ineguagliabile atmosfera di una Roma davvero magica..”
Noi preferiamo la prima, a pelle.

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