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La sveglia svizzera

di Roberto Riviello | 16 Febbraio 2014

Lasciamo perdere il razzismo e guardiamo le cose senza i soliti paraocchi della Caritas o della sinistra italiana. In Svizzera hanno fatto due conti e hanno votato in  conseguenza.

referendumsvizzeraChi ha gridato allarmato e scandalizzato contro i soliti svizzeri xenofobi e l’ondata populistica che sta montando in Europa e che alle prossime elezioni rischia di rovinare il meraviglioso assetto dei popoli in libero scambio di merci e persone decretato a Schengen, primi fra tutti gli alti papaveri di Bruxelles,  fondamentalisti laici dei diritti civili, beh si sbaglia: la questione è molto più banale di quanto non sembri e ha a che fare solo con gli stipendi che i frontalieri e gli stranieri si mettono in tasca, stipendi molto più bassi rispetto a quelli che percepiscono i lavoratori svizzeri.

E poiché questi ultimi scemi non sono, anzi leggono i giornali e quindi si sono accorti che la Svizzera è ormai circondata da Paesi con elevato tasso di disoccupazione il cui trend è e resta in salita (nonostante l’incerta luce alla fine del tunnel intravista da  futurologi un po’ alticci), prevedendo dunque il peggio per gli anni a venire, hanno pensato di mettere al riparo i propri posti di lavoro e quelli dei loro figli che prima o poi un lavoro se lo vorranno cercare e, se troveranno tutti i posti occupati da italiani, francesi, tedeschi e rumeni, avranno certamente di che lagnarsi coi  genitori.

Da qui il referendum che ha stabilito che da domani le frontiere svizzere si apriranno ai lavoratori stranieri soltanto in base a quote prefissate. Niente di più. Dov’è lo scandalo?

Allora, per favore, lasciamo perdere il razzismo, la xenofobia e la claustrofobia, e leggiamo anche noi i dati senza i soliti paraocchi della Caritas o della sinistra italiana: il socialista Hollande sta spedendo i Rom fuori dai confini del sacro suolo, non perché è diventato improvvisamente neonazista, ma semplicemente perché i nomadi costano un sacco al contribuente francese e non pagano le tasse; e lo stesso ragionamento deve aver fatto Cameron che, alla faccia della tradizionale politica inglese del multiculturalismo, ha deciso che la sanità adesso se la pagheranno tutti, immigrati compresi.

In Europa si inizia dunque a ragionare con la calcolatrice alla mano, si fanno i conti e, vista la situazione che ormai è di vacche magre per tutti, si tagliano le spese, si mette a dieta il welfare state, retaggio costoso del secolo scorso, e si sta attenti a salvaguardare i propri cittadini prima di tutti.

Ma questo va contro il progetto della UE, diretto da Francoforte e Bruxelles, che non vuole frontiere, identità nazionali, specificità linguistiche, tradizioni culturali e valori cristiani.

Quest’ idea dell’ Europa come un moderno reich tecno-finanziario ha iniziato, però, a infrangersi contro un piccolo ma ostinato popolo, orgoglioso della sua storia e della sua autonomia. Chissà se la sveglia, prima o poi, inizierà a risuonare anche dalle nostre parti, e chissà cosa direbbero gli italiani se venisse loro proposto un referendum di tipo svizzero…

Pubblicato in : Primo piano

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini

    20 Agosto 2014 alle 12:31

    un paio di cose che forse non ci azzeccano

    fondamentalisti laici dei diritti civili
    valori cristiani

    a che pro?

    Rispondi

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