• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

E se la (pessima) riforma Renzi-Berlusconi non passa al Senato? Ecco tutti gli scenari

di Terza Repubblica | 26 Gennaio 2014

L’editoriale di TerzaRepubblica

Renzi è cosciente che la legge rischia di non passare, ma siccome il suo vero obiettivo sono le elezioni subito, in contemporanea con le europee, sa altrettanto bene che esso è perseguibile in entrambi i casi.

senatoComplice il via libera a larga maggioranza prima del parlamentino del Pd e poi della commissione Affari Costituzionali della Camera al testo base, la nuova legge elettorale targata Renzi-Berlusconi sembra decollare. Ferve la discussione (e fra poco anche noi diremo la nostra) e si entra dei dettagli. Ma quasi nessuno parla delle reali probabilità che questo impianto, anche con eventuali modifiche in corsa, possa passare le forche caudine del Senato. Dove, è cosa nota, dei 108 senatori del Pd, soltanto 25 sono di provata fede renziana. I quali, sommati ai 60 di Forza Italia, costituirebbero un pacchetto di voti base ben lontano dalla maggioranza di 160 voti (calcolata su 315 eletti più 5 senatori a vita meno il presidente che non vota). Ammesso (e non concesso) che tutti e 31 i senatori Ncd votino compatti, si arriverebbe a 116. Si dice: ma dopo le primarie, grazie ad una raccolta di firme, i filo Renzi nel Pd sarebbero raddoppiati. Ma anche contando 50 sì anziché 25 si toccherebbe quota 141. Troppo poco. E quante possibilità ci sono che Gal (11), Scelta Civica (8), Autonomie (12), Popolari (12) e gruppo Misto (13) si uniscano alla “strana maggioranza” di Renzi, Berlusconi e (forse) Alfano? La stessa che gli altri 58 senatori del Pd esplicitamente non renziani non si trasformino in altrettanti franchi tiratori: bassa per non dire nulla. Per un insieme di ragioni, che vanno dal merito della legge, che è punitiva per tutti tranne che per il “vecchio duopolio” (come l’ha efficacemente battezzato Corrado Passera in un’intervista al Corriere della Sera), alla lotta intestina dentro il Pd che la nomina a segretario di Renzi, e la sua ruvida dialettica, ha scatenato.

Insomma, non brilla tutto quel che luccica. Ora il passaggio di “Italicum” alla Camera è indolore, ma quando sarà il momento del Senato, è più facile pronosticarne l’impallinamento che scommettere sulla sua approvazione. Senza contare che cominciano ad affollarsi pareri relativi a possibili profili di incostituzionalità della riforma (l’ultimo è di Violante) e critiche pesanti nel merito (sprezzante Pasquino, duro Onida), mentre obiettivamente non è facile ribattere a chi sostiene che la proposta sembra fatta apposta per contraddire il senso dei rilievi con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum (anche se le motivazioni della Corte sono così “tirate” che è lecita ogni lettura). Ma, viene da domandarsi, se sono così lampanti le difficoltà di far passare questa proposta, perché Renzi ci si ha messo platealmente la faccia? Perché ha voluto cominciare la sua partita di neo-segretario del Pd proprio da lì e con quel tipo di proposta, figlia del patto stretto con Berlusconi, pur sapendo che al Senato i numeri non ci sono e che dalla strana convergenza D’Alimonte-Verdini (i veri padri della proposta partita iberica e finita italiota) non c’era da aspettarsi niente di buono? E perché invece di fare di tutto per creare le condizioni più favorevoli all’aggancio dei senatori non suoi, ha scelto al contrario la strada della sfida mostrandosi incurante della loro possibile rottura? Escludendo la risposta che contempla la stupidità o anche solo la sciatteria (anzi, il sindaco di Firenze sta mostrando doti non comuni di tattico scafato),  la spiegazione più logica sta nella frase che Renzi va ripetendo in queste ore: “se la legge non passa la legislatura finisce”. Eccola, la chiave: Renzi è cosciente che la legge rischia di non passare, ma siccome il suo vero obiettivo sono le elezioni subito, in contemporanea con le europee, sa altrettanto bene che esso è perseguibile in entrambi i casi. Infatti, se la legge passasse, non avrebbe senso che una legislatura malnata continuasse a vivacchiare (vegetare) anche dopo che il Parlamento si è dato nuove regole per rinnovarsi. Se, al contrario e come è più probabile, la legge non dovesse passare, quale miglior scusa ci sarebbe per far saltare il banco?

Se poi a questo si aggiunge che la proposta presentata fa acqua da tutte le parti, il cerchio si chiude. Perché, al di là della controversa e comunque non decisiva questione “preferenze-liste bloccate”, che sarebbe stato meglio risolvere adottando i collegi uninominali, il cervellotico sistema escogitato, privo di qualunque parentela con i sistemi europei più consolidati, ha palesemente questi difetti: adotta un premio spropositato a fronte di una soglia bassa (chi si conquista 220 deputati se ne vede regalati 113), con in più il rischio che si verifichi il caso che partiti alleati concorrano a far raggiungere alla coalizione la soglia del 35%, ma poi non superino la soglia specifica d’ingresso, per cui la rappresentanza, premio compreso, va ad un solo partito; somma sbarramento e premio, producendo uno squilibrio eccessivo tra l’obiettivo della governabilità e quello della rappresentatività; introduce il doppio turno non tra candidati, come è ovunque si usi questo meccanismo (per esempio in Francia) ma tra le due coalizioni maggiori se la soglia non viene raggiunta; induce (stesso difetto del Mattarella e del Calderoli) a formare coalizioni buone per vincere ma non per governare; se ne frega che il sistema sia ormai tripolare; non annulla l’indicazione del nome del candidato premier prevista da norme precedenti, palesemente in contrasto con il profilo costituzionale del nostro sistema istituzionale, che assegna al Capo dello stato il compito di indicare il nome del presidente del Consiglio e al parlamento di approvarlo. Insomma, un italico pasticcio che ignora i motivi del fallimento della Seconda Repubblica (non è un caso che Segni sia favorevole!).

Ma non preoccupatevene troppo: è più probabile che si vada a votare con la legge riveniente dalla Corte Costituzionale. O che non si vada a votare nel 2014, e allora saranno guai per Renzi.

Pubblicato in : Editoriale

Info Terza Repubblica

Terza Repubblica – Il quotidiano on line di Società aperta

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Marinella Fiume su La rabbia dei giovani e le vetrine infrante: cosa c’è davvero dietro?
  • Luca Bagatin su l’Egoismo intelligente
  • Giorgio Pizzol su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luca Bagatin su Il disagio giovanile italiano ed europeo
  • Luca Bagatin su Ucraina: il tradimento di Trump mette a nudo le contraddizioni politiche italiane
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti