• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

RAI: evitare finte privatizzazioni, il cosiddetto servizio pubblico si affidi con gara aperta

di Oscar Giannino | 3 Novembre 2013

La Rai ha perso 244,6 milioni nel 2012, oggi il direttore generale Gubitosi dice che nel 2014 il pareggio operativo sembra a portata di mano. vedere per credere. Ma il nodo non è solo l’equilibrio dei conti. E’ l’insuccesso dell’idea italiana di servizio pubblico.

canone-raiDa un mesetto, affiora sempre più spesso nelle parole del premier Letta e in quelle del ministro dell’Economia Saccomanni un piano di dismissioni pubbliche nel 2014. Ad aziende pubbliche di cui si è capito il governo pensa di cedere quote pubbliche senza per questo rinunciare al loro controllo – un grave errore per noi, l’abbiamo detto mille volte  – e a partite di giro immobiliari tasferite alla sgr Invimit del Tesoro con lo scopo di attuitrare capitali privati sdenza cedere immobili ma “valorizzandoli, altro errore per noi – l’ultima novità da parte di Saccomanni è stata ipotizzare un’operazione che potrebbe riguardare anche la Rai. Con immediate stroncature, del sindacato Usigrai come delle confederazionui nazionali, come delle diverse parti politiche.  Oggi a sparare contro il ministro dell’Economia è il viceministro allo Sviluppo Catricalà, intervistato dal Messaggero: “la Rai deve restare pubblica”. Del resto lo stesso Saccomanni lo aveva lui per primo detto, che era comunque esclusa la cessione del controllo.

E come sbagliarsi: la politica non ne vuole neanche sentir parlare. Perché toccare la Rai significa intervenire al cuore di due problemi centrali della vita italiana: il conflitto d’interessi che oppone e insieme lega sin qui inscindibilmente i due ex duopolisti dell’emittenza, quello pubblico e Mediaset; nonché il più elevato livello di politicizzazione e partitizzazione realizzato in tutte le emittenti pubbliche dei Paesi avanzati. Eppure, se sul resto delle privatizzazioni Letta pensa che tanto vale cominciare con dimissioni senza perdita di controllo perché è già qualcosa, in attesa che la politica capisca che la mano pubblica deve cedere anche il controllo e limitarsi al ruolo – quello pubblico sì, – di regolatore, certo che intervenire sulla Rai assumerebbe un’importanza ancor più rilevante di cambiamento possibile.

La Rai ha perso 244,6 milioni nel 2012, oggi il direttore generale Gubitosi dice che nel 2014 il pareggio operativo sembra a portata di mano. vedere per credere. Ma il nodo non è solo l’equilibrio dei conti. E’ l’insuccesso dell’idea italiana di servizio pubblico. Ieri a Londra il partito conservatore ha ammonito la BBC che può perdere la conferma al canone di oltre 3 miliardi di sterline annue, al 2016 quando si discute il contratto di servizio, senza svolte profonde nei conti e nella trasparenza. Da noi il contratto di servizio Rai 2013-2015, in vista della nuova convenzione generale del 2016, non suscita alcun interesse pubblico.

Il punto non è quotare la Rai aprendola a capitali minoritari privati: non servono ennesime finte privatizzazioni. Né puntare a far cassa, magari cedendone delle reti tematiche o degli asset. La questione è interrogarsi su come adottare un modello di privatizzazione facendolo discendere da una ridefinizione del servizio pubblico. Sarebbe una svolta vera anche rispetto al tema centrale per la vita del governo, cioè il superamento – o meno – del ventennio berlusconiano.

Ma ci vuole coraggio e visione, per questo. Non esiste un modello unico di servizio pubblico, nei Paesi avanzati. C’è un modello “liberale”, come in Gran Bretagna, dove il servizio pubblico è molto indipendente dalla politica del governo. C’è un modello “pluralista polarizzato”, con livelli considerevoli di lottizzazione e clientelismo politici, con l’Italia al peggio, insieme – un po’ meno peggio di noi– a Spagna e Grecia. C’è poi un modello di “stakeholder sociali”, a cavallo tra politica, fondazioni, consumatori, enti locali: tipico dei paesi scandinavi, Olanda, Austria, Svizzera, Belgio e Germania.

Il modello “mediterraneo” è quello più inefficiente, per conti economici e ascolti. Se la BBC ha ancora il 50% dello share radio-televisivo, l’Italia vede la Rai combattere per il 40% nella tv e per difendere il 15% nella radio. L’offerta di servizio pubblico generalista iperpoliticizzata funziona assai peggio di quella indipendente. Il paradosso è che sia fallita prima in Grecia, dove il canone bassissimo finanziava solo l’1% delle entrate dell’azienda pubblica mentre l’80% veniva da pubblicità.

Solo partendo da un modello diverso, ha senso scegliere nel ventaglio possibile di opzioni societarie per la Rai di domani, e con quale ruolo dei privati. Purtroppo, da noi il modello BBC, cioè di una Royal Charter che davvero impedisce ogni quotidiana intromissione partitica in carriere e nomine, né prevede formule di governance iperpoliticiste come la nostra Commisisone di vigilanza parlamentare con poteri d’intervento,  appare lunarmente antitetica rispetto a natura e appetiti “storici” della politica italiana: destra, sinistra e centro. Quanto al “federalismo all’italiana”, che ha aumentato costi senza incoraggiare virtù, eviterei di immaginarne uno virtuoso applicato a una RAI “germanizzata”, affidata ai presidenti e alle giunte delle Regioni.

Qui occorrerebbe immaginare una gara aperta a più soggetti del settore, per aggiudicarsi la convenzione di servizio pubblico. Il solo fatto di doverla bandire, obbligherebbe a ridefinire con precisione l’evanescente concetto italico di “servizio pubblico”, oggi fritto mistyo di puro intrattenimento, bassa qualità culturale, grande spazio a informazione “orientata” filo schieramenti politici. Una gara aperta che affidasse il servizio a gestori che potrebbero affiancare, in caso di vittoria, alle reti sottoposte a standard qualitativi di servizio pubblico e con meno pubblicità in cambio di un canone di servizio, anche proprie reti distinte societariamente e finanziariamente , e puramente commerciali. Una Rai contestualmente aperta a privati dovrebbe partecipare alla gara su base paritaria, e allora avrebbe davvero un senso la mutazione della sua veste giuridica e societaria. E  in quel caso i partiti – alla lunga – non avrebbero più voce in capitolo. Non è affatto un sogno. L’Italia ha bisogno di visioni forti, per tornare a correre.

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Giannino

Giornalista. Fondatore di FARE per Fermare il declino

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti