Finalmente il fronte antiberlusconiano ottiene l’agognato risultato proprio mentre governa insieme al nemico, che non è più tale ma il principale alleato di una coalizione governativa meglio nota come ultima chance prima della fine.

Dunque, l’ironia della sorte, che è la madre del paradosso in cui la condanna di Berlusconi ci ha precipitati, è evidente – il pericolo di desiderare tanto qualcosa non è di rimanere delusi ma di ottenerla nel momento sbagliato – ma i fronti che si sono aperti immediatamente dopo la sentenza, sui due bastioni opposti della coalizione governativa, fanno già intravedere tutti i preparativi di una guerra fra furbi, dove ognuno recita una parte in commedia ed un’altra dietro le quinte, che rischia di lasciare sul campo molte vittime, politicamente parlando, ma soprattuto di scatenare una serie di conseguenze, forse non tutte prevedibili appieno fin da ora, ma di sicuro di segno negativo per la tenuta del paese in questa fase tanto travagliata. E quello che accomuna tutte le parti in causa, in questa guerra di mosse e contromosse, è la doppiezza dei protagonisti, che dicono una cosa, ne pensano un’altra e ne fanno una terza, il che li autorizza a pensarsi furbi, così come autorizza noi a ritenerci tutti destinati alla sconfitta. In sintesi:
– il Pdl si sbraccia e si sbraca, come nel suo stile, esercita improbabili ricatti, abbozza imprese da commedia – la richiesta di grazia è degna di un film di Totò – si nasconde dietro la solita logora bandiera della difesa delle libertà individuali e dei diritti costituzionali, ma di fatto in tanto gridare tace, come sempre, quelle due o tre cose fondamentali sulle quali prima o poi persino gli elettori più fedeli pretenderanno qualche risposta convincente. Il martire Berlusconi Silvio che chiede, anzi pretende, la riforma della giustizia come conditio sine qua non per tener in piedi il governo, è lo stesso Berlusconi Silvio che ha presieduto il governo con la maggioranza assoluta più schiacciante della storia repubblicana italiana, e non ha mai messo mano ad una riforma che fosse una per manifesta incapacità, unita ad una congenita incurabile ineluttabile mentalità consociativista che in lui si sposava perfettamente con il suo patologico piacionismo – ovvero, non ha fatto riforme perchè non ne era capace, perchè era circondato da ministri da operetta, e perchè invece di governare, cosa per cui aveva ricevuto ampio mandato e che, certo, richiedeva anche scelte forti ed impopolari, ha cercato il consenso tacito dell’opposizione e quello mediatico degli elettori, trastullati dalla soap opera del Presidente viveur, trombeur e chansonnier in onda sui migliori telegiornali tutte le sere in prime time. Dunque, se la Giustizia italiana è da riformare, Berlusconi incolpi se stesso, per esser stato incapace di farlo. Ed i suoi sodali, invece di stracciarsi le vesti e minacciare addirittura guerre civili, raccontino la verità: l’unico motivo per cui vogliono salvare Berlusconi dall’interdizione dai pubblici uffici, è per salvarsi la carriera alle prossime elezioni. Non è vero che un leader fuori dal Parlamento è impedito a comandare sul suo partito, basta vedere Grillo, che da lontano impera sul suo Movimento di cui è l’unico ed indiscusso padrone – la verità, è che una lista del Pdl alle elezioni, senza il nome di Berlusconi in cima a fare da richiamo, varrebbe meno di una pagina strappata a caso dall’elenco del telefono, e gli elettori non correrebbero certo a votare per Brunetta e Schifani, Alfano e Santanchè, Gelmini e Carfagna, dunque non scomodiamo gli alti principi e diciamo chiaramente che il Pdl sbraita solo per mero interesse di bottega, sapendo di non avere alcun futuro senza il capo.
– il Pd è in pieno psicodramma, e siamo quasi certi che, ancora una volta, in queste circostanze, darà il peggio di sè, è bastato vedere la surreale apparizione di Epifani in completino grigio Ddr in mezzo a due scherani ereditati dal Pci insieme alle scrivanie dopo lo sgombero di Botteghe Oscure, per capire che il passato prossimo è già qui. Da queste parti, siamo ormai alla fantapolitica: così come la Chiesa ha due Papi, il Pd ha due Segretari, quello sconfitto che va in tournée per feste e convegni a render palesi, semmai ce ne fosse ancora bisogno, le ragioni della disfatta mentre briga, fa e disfa per blindare il caro Enrico alla poltrona di Premier ma in realtà per usarlo brutalmente come l’ultima arma letale da puntare contro Renzi, mentre il Segretario in carica sta congelato fra il governo da puntellare, il Congresso da scansare, le primarie da evitare ed il proprio posto da conservare. In questo stato confusionale perpetuo che è il Pd, quello che sembra essere rimasto col cerino in mano è Letta, ma in realtà anche lui gioca da furbo, chè tutto il suo birignao internazionale da upper class gli si è ammosciato alla prima prova di governo, e questo lo ha spinto a stringere un patto forte con gli eterni perdenti del Pd pur di mantenere la poltrona a Palazzo Chigi.
E allora? Che Berlusconi fosse a rischio condanna – prima o poi – si sapeva da un pezzo. Che il Pd non abbia saputo organizzare una efficace exit strategy per tempo, pare veramente incomprensibile, per quanto questa impreparazione rispecchi realisticamente lo sbandamento di una intera dirigenza buona solo a dividersi in correnti e del tutto incapace di una gestione politica ormai fuori dalla sua portata. Che la Giustizia in Italia sia da riformare lo sappiamo da qualche decennio, e da Mani Pulite in poi siamo stati sempre troppo pochi a denunciare la sostituzione perniciosa e del tutto indebita del potere politico con quello giudiziario. Che andare a nuove elezioni ancora con il Porcellum sia una follia, oltre che tempo perso, ormai lo hanno capito anche i bambini. Che questo governo conviene a tutti, anche. Faranno un pò di ammuina per qualche giorno, poi si accorderanno. Come sempre. Alla guerra dei furbi, però, perdiamo noi, che non riusciamo ad uscire dalle secche di un sistema ormai incancrenito ma ancora in grado di tenerci sotto scacco, immobili e paralizzati da un degrado politico che ci condanna ad andare ancora più a fondo senza poter neanche sperare di rialzare la testa. E questa è la vera condanna di cui dovremmo preoccuparci, invece che di quella di Berlusconi.

Analisi perfetta Chiara!!! Il completino grigio DDR stile Stasi poi!
Ma guarda, che Toto’ è vivo e presente, tutta questa storia di Cassazione e Berlusconi non è che un film di Toto’, con De Sica, De Filippo, la Koscina e la Pica, e ci metterei pure un pizzico di Carotenuto e qualche grammo di Fabrizi.
L’Italia è uguale a se stessa, solo che una volta c’erano grandi attori, oggi solo pessimi politici che recitano un copione scritto malissimo.
Attenta Italia, i tuoi tiranni ti stanno vendendo i figli migliori, e peggio ancora, se i figli non basteranno sono pronti a venderti anche i nepoti.