
“Tradizionale” per scelta “…difficilmente quest’opera consente all’intellettuale di oggi che si cimenta con la messa in scena, di dedicarsi ad una operazione di stravolgimento per “demitizzare” e “attualizzare”, perché tale operazione è valida fino a che si limiti in generale a far giustizia di incrostazioni e mistificazioni, ossia di pseudo valori qui introvabili” come giustamente puntualizza Giacchieri, questo allestimento saluta il 200° anniversario della nascita di Verdi proponendosi come una tra le opere più conosciute ed amate del suo repertorio.
«Oh, Le Roi s’amuse è il più gran soggetto e forse il più gran dramma dei tempi moderni. Triboulet (Rigoletto) è creazione degna di Shakespeare, altro che Ernani! E’ soggetto che non può mancare!»: così Giuseppe Verdi in una lettera inviata al suo librettista Francesco Maria Piave. Un Verdi entusiasta come poche altre volte nella sua carriera, che aveva intravisto nel soggetto tratto dal dramma di Hugo, le caratteristiche del perfetto melodramma.
Rigoletto è certamente l’opera “politica” per eccellenza: un’opera di denuncia contro il potere e contro gli abusi che questo potere compie nei confronti dei più deboli: un potere che appare, ieri come oggi, purtroppo invincibile, al quale neppure la maledizione di un padre la cui figlia è stata sedotta, porta nocumento.
Rigoletto, nella sua drammatica presa di coscienza di essere stato complice a di un sistema fondato sulla sopraffazione e sull’ingiustizia, ne diviene vittima e, lui e lui solo ne paga un prezzo smisurato com’è la violenza prima e morte dopo dell’amata figlia “..mia vita sei! Senza di te in terra che bene avrei?”
Ancora Giacchieri ci guida all’interno di quest’opera ricca di suggestioni e di spunti di riflessione che ne determinano l’originalità e l’attualità: “Dei personaggi di quest’opera e della loro “doppiezza” quello che più mi interessa è il Duca: un appassionato libertino, un uomo moderno che ha il coraggio di essere se stesso senza falsi moralismi”. Una provocazione sulla quale merita riflettere perché, al di là della facile e giustificata critica, disegna una tipologia umana decisamente “in voga” in questa società, troppo spesso esaltata e promossa dai media come modello di riferimento.
Ed ancora: “Così come giustamente ha scritto Rubens Tedeschi, e che condivido pienamente, in Rigoletto comincia ad emergere in modo netto e voluto, la complessità dei personaggi: Rigoletto è deforme e malvagio ma è anche un padre affettuoso ed un uomo a suo modo giusto; il Duca, bello fuori quanto corrotto dentro, deride ogni regola ma “piange” quando Gilda viene rapita immaginandone la paura ed il dolore di essere sola in quel momento; Sparafucile è uomo di onore anche se un bandito spietato e Gilda stessa, in bilico tra virtù e amore, non disdegna, anche se solo con il pensiero, di sfuggire da quella prigione nella quale viene tenuta reclusa dal padre che le nega il diritto ad essere donna… Questa eccezionale doppiezza dei personaggi che si incontrano nel corso dell’opera con polarità diverse, crea l’ininterrotto rimescolio del dramma, la varietà delle situazioni, la perpetua incertezza della vita vissuta.
Motivi per assistere a questa prima di questo nuovo allestimento di Rigoletto (le repliche ci saranno il 27 luglio e il 9 e 23 agosto, sempre alle 21) ce ne sono quindi, e molti; non ultimo il cast che vede Francesco Demuro nel ruolo del Duca di Mantova, il baritono fiorentino Devid Cecconi in quelli di Rigoletto, la soprano Ekaterina Bakanova in quelli della figlia Gilda e via via gli altri protagonisti di questa tragedia ambientata in una Mantova del XVI secolo.
La bacchetta dell’esperto M° canadese Boris Brott, al debutto in riva al Massaciuccoli nel Gran teatro di Torre del lago, guiderà l’Orchestra del Festiva Puccini che, dopo Cavalleria, lascerà ancora una volta le melodie pucciniane per avventurarsi nelle partiture degli altri grandi del melodramma mondiale.

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