Tanta è la capacità di tutto questo danaro di congelare lo status quo, che è quasi impossibile l’affacciarsi di presenze nuove. Ma, in compenso, è possible fare tornare in vita i vecchi partiti che si erano assicurati i nostri soldi.

Il finanziamento pubblico ha una sua fortissimo motivazione nel ruolo di interesse pubblico svolto dai partiti (riconosciuto anche dalla nostra Costituzione) e nella opportunità di consentire attività politica a tutti, non solo ai ricchi.
In Italia, a furia di finanziamento pubblico, è successo, per l’appunto, il contrario. Ricchi come sono, i partiti che si sono assegnati i contributi statali nonostante il referendum che li aveva aboliti, sono tutti sempre lì, inamovibili. La valanga di soldi che ricevono funziona da tappo, all’interno e all’esterno dei partiti. I segretari dei partiti controllano la cassa. Se, in qualche modo non sono d’accordo, nessun ricambio, nemmeno parziale, è possible. E i partiti che riuscirono ad avere per la prima volta i finanziamenti, e ancora li hanno, per la quantità spropositata di soldi che possono permettersi di spendere, sono praticamente inattaccabili tanto da impedire presenze realmente nuove. Non ci facciamo buggerare: Grillo ha goduto di sostegni mediatici tali che, se dovessero essere calcolati nel loro valore commerciale, superano di gran lunga i “rimborsi” degli altri partiti. E Monti, il leader dell’altra lista riuscita ad entrare in Parlamento per la prima volta alle passate elezioni, ha aggiunto al sostegno mediatico anche i soldi degli altri ricchi protagonisti dell’avventura (a cominciare da Montezemolo) oltre al connubio con l’UDC di Casini che è uno dei soci fondatori del finanziamento pubblico.
Tanta è la capacità di tutto questo danaro di congelare lo status quo, che è quasi impossibile l’affacciarsi di presenze nuove. Ma, in compenso, è possible fare tornare in vita i vecchi partiti che si erano assicurati i nostri soldi. Se il PDL deciderà di dare vita ai due vecchi partiti che lo avevano formato, Forza Italia e AN, i soldi ci sono, già pronti e provenienti dale vecchie campagna elettorale. Sarebbe così se il PD si scindesse fra gli eredi dei DS e quelli della Margherita. Di Pietro, grazie al finanziamento pubblico, è resuscitato già una volta e sta per ripetersi.
Insomma, il finanziamento pubblico, nato per assicurare agibilità democratica a tutti, è diventato il principale ostacolo alla vita democratica dentro e fuori i partiti. Gli danno una mano tutta una serie di leggi approvate ad hoc. Prima di tutte quella che esenta dalla raccolta delle firme per presentare le liste elettorali i partiti che sono già presenti in Parlamento. Senza il disturbo della raccolta delle firme, per la quale occorrerebbe mobilitare gli apparati locali, e senza le preferenze, i vertici possono paracadutare in periferia tutti I loro uomini più fedeli. E tanti saluti al rapporto degli eletti con il territorio.
Mi meraviglia fortemente che si oppongano alla abolizione del finanziamento pubblico piccolo partiti come il PSI ed altri che, ridotti ai minimi termini, devono misurarsi con lo strapotere economico dei partiti concorrenti. La battaglia per abolire da subito il finanziamento pubblico dovrebbe essere sopratutto la loro. Incidentalmente perchè è nel loro interesse. Fondamentalmente perchè aiuterebbe il ricambio della classe politica, la democrazia interna ai partiti e la democrazia tout court. E rappresenterebbe una forma di rispetto per gli italiani costretti a fare sacrifici durissimi. Gli italiani li sopportano questi sacrifici. I partiti non potrebbero?

Hai fatto una disamina inappuntabile. Inoltre la societa’ interclassista che vige oggi puo’ essere garanzia di finanziamento per tutti.Chi tira fuori la fegnaccia che senza contributi pubblici farebbero politica solo i ricchi in effetti lo dice per CONSERVARE lo status quo! Punto esclamativo e basta!!!