The Fonz è chiuso nel passato ormai lontanissimo della nostra adolescenza, ma pare oggi essersi reincarnato in The Bers, con tutta la sua corte di perdenti

Il picchiatello Potsie, buono solo ad aprire bocca per dire scemenze conclamate, il rosso Ralph Malph, incendiario a parole ma in realtà perfettamente inserito nella sua comoda nicchia benestante, il bravo ragazzo Ritchie Cunningham, epitome di quel buon senso scipito che piace tanto e rassicura senza bisogno di dire nulla di significativo – questi i cortigiani compiacenti che alimentavano quotidianamente il potere di Fonzie, pronti a seguirlo sempre ed a dargli prontamente ragione pur di restare nell’orbita rassicurante della sua carismatica figura. Ed a perdonargli quel piccolo difettuccio che emergeva ogni volta che commetteva un errore: non riuscire a pronunciare la fatidica frase “ho sbagliato”. Ci provava, da solo, lontano da occhi indiscreti, ma regolarmente veniva colpito da un blocco afasico che lo fermava sulle prime due sillabe “ho sb” e non gli consentiva di andare oltre, pena il crollo immediato ed irrimediabile della sua immagine di leader incontrastato.
The Fonz è chiuso nel passato ormai lontanissimo della nostra adolescenza, ma pare oggi essersi reincarnato in The Bers, con tutta la sua corte di perdenti: il parlatore a caso Fassina, il rosso per mancanza di prove Vendola, il bravo ragazzo con gli occhialini Letta – tutti compatti dietro di lui, tutti incapaci di uscire dalla sua ombra e di costringerlo a pronunciare finalmente quel fatidico e salvifico “ho sbagliato” che la sinistra italiana evita dal 1989 con la stessa perizia che avrebbe salvato il Titanic, se mai il suo capitano avesse visto l’iceberg contro cui stava andando a fracassarsi. Senza però considerare che prima o poi i conti vanno pur fatti – con se stessi, con la storia, ma anche proprio con la matematica, che è più dura di un iceberg e peraltro del tutto immune da interpretazioni di comodo o di parte.
Bastava poco, in realtà, per salvare la faccia, la dignità e soprattutto quel “bene comune” di cui si erano spocchiosamente intestati con i loro manifesti grigio sciagura – bastava leggere i numeri, la sera stessa delle elezioni, e prendere atto che tre blocchi equivalenti e minoritari non potevano dare vita ad alcuna maggioranza, che un ridicolo scarto decimale non permetteva nessun trucco contabile neanche se legittimato dal Porcellum, che cimentarsi in ardite scalate retoriche per certificare una non vittoria come una non sconfitta era solo un esercizio meschino di sprezzo del ridicolo.
Bastava trasformare la patetica ed imbarazzante conferenza stampa post voto, seconda quanto a portata avvilente solo alle consultazioni in streaming con i Grillini, in una onesta lettura del reale – non si richiedeva nessuna capacità superiore, nessuna statura elevata, solo un atto di assunzione di responsabilità di fronte ad un responso che, piaccia o no, aveva consegnato ad un partito, un Segretario, una dirigenza ed un non programma, il verdetto chiaro ed inequivocabile della sconfitta senza appello. Bastava dire “abbiamo sbagliato” ed agire di conseguenza, facendo l’unica mossa possibile e davvero rispettosa delle necessità ormai drammatiche del nostro paese: aprire subito ad un governo di coalizione incentrato su pochi punti necessari e condivisi, a tempo determinato, prima di tornare alle urne con una legge elettorale finalmente funzionale all’esercizio della democrazia invece che a quello della partitocrazia che ci ha dannati.
Invece The Bers si è impuntato ancora sulle prime due sillabe, non è riuscito a dire “ho sbagliato”, e la sua corte lo ha colpevolmente assecondato ancora una volta, permettendogli di lanciarsi arrogantemente in trenta preziosi quanto inutili giorni di tentativi vani – quanto tempo ci vuole a comprendere il significato di “No”, l’unico monosillabo noto ai Grillini – e di ottenere un risultato questo sì straordinario, ovvero far passare Berlusconi per uno statista, con i suoi ripetuti appelli per un governo di coalizione, iniziati peraltro la sera stessa della chiusura delle urne.
E mentre ancora questi spiriti giocosi si baloccano con distinzioni al limite del grottesco sul “Premier congelato”, nessuno si pone l’unica domanda sensata in tanto oblio della ragione: dopo aver dato un tale penoso spettacolo di sè, avendo oltretutto dimostrato di non saper neanche contare sulle dita – che il pallottoliere di Fassina sia strambo lo sappiamo da un pezzo – dopo aver palesato senza più alcuna ombra di dubbio che l’unico obbiettivo da perseguire, ancora una volta, era quello della sopravvivenza personale invece che il bene comune, quali e quanti elettori saranno ancora disposti a credere a questo Pd?!
E non ci riferiamo solo a Bersani, ma a tutta quella dirigenza vecchia di idee ed incapace di intercettare le istanze del paese che, non contenta di aver raggiunto con la propria ostinata sordità il culmine dello sfacelo, di aver sprecato per salvare la propria rendita di posizione la grande occasione che si era presentata con le primarie, oggi ancora si nasconde dietro l’ombra di qualcuno, quella di Napolitano, e si prepara a fare l’ennesima capriola per riallinearsi dietro al leader che verrà.
Non sperateci, chè abbiamo i vostri nomi e le vostre facce scolpiti nella mente, dalla sera delle primarie con cui avete pensato di averci sconfitti ed invece avete solo iniziato la vostra ultima incosciente rincorsa. Perchè voi avete la sindrome di Fonzie, ma noi coltiviamo il vizio della memoria – e di quella, sì, dovete aver paura davvero, chè non fa sconti nè ammette mezze verità fasulle. Ed i suoi conti, a differenza dei vostri, tornano sempre, alla fine – la vostra fine, beninteso.

Nessuno pare avere cervello, neanche chi a Bersani si oppone, è questo il problema, ma cosi gli italiani hanno votato. Quindi elezioni, ormai mi pare non ci sia altra soluzione possibile.
Si potrebbe inventare una nuova serie “Saddy days”.
una analisi perfetta, lucida che condivido dal primo all’ultimo rigo. Avrei strozzato Bersani quando si autoconvinceva di poter contare sul partito di Grillo.
Come erano patetici in quella disadorna stanza che ai grillini pareva “Ballarò”.
In quel momento la nostra Italia mi ha fatto veramente pena. Cos’ eravamo rappresentati! E il bello era che chiedeva “senso di responsabilità”. Proprio lui , l’irresponsabile, incitava gli altri al “senso di responsabilità”. Più comico di Grillo. Si atteggiava a statista con la sua corte di donnine che in tv lo coccolavano e lo difendevano come tigri. Mentre parlavano le coprivo di invettive.
Non appoggio i grillini dei quali ho visto ben poco ma ben vengano a spazzare via questa vecchia e stantia politica di gente che come Fonzie si compiace di guardarsi allo specchio ma non ha un briciolo di cervello sotto il ciuffo di capelli
Grazie. In realtà l’ironia era sottintesa nel paragone, ma da ridere c’è molto poco, in questa fase, specie se ti chiami Bersani….
Chiara,complimenti !Questa volta manca l’ironia per la quale sei famosa ,e ci sforni solo una precisa analisi. Non fa ridere…