In Toscana gli affetti da dipendenza cronica da gioco d’azzardo (il cosiddetto “gambling compulsivo”) riguardano circa 20.000 persone che rappresentano più dell’1% degli individui compresi fra i 15 e i 64 anni.

«In Toscana – spiega – gli affetti da dipendenza cronica da gioco d’azzardo (il cosiddetto “gambling compulsivo”) riguardano circa 20.000 persone che rappresentano più dell’1% degli individui compresi fra i 15 e i 64 anni. Un’epidemia che rischia di espandersi soprattutto fra le fasce meno abbienti della popolazione sempre più attratte dai cosiddetti “lonely games”, quei giochi come gratta e vinci, video poker e slot machines che non prevedono alcuna interazione sociale e possono essere praticati ovunque e da chiunque. La nostra regione, stando ai dati Cesda, è infatti l’ottava per volume di gioco, con Massa al primo posto tra le province e dove negli ultimi sei mesi si sono verificati due tentativi di suicidio per debiti di gioco. A Firenze due anni fa sono stati giocati più di 850 milioni di euro, in pratica una stima di 900 euro pro capite.
Con questi numeri – prosegue l’esponente di Più Toscana – non possiamo tollerare l’affronto portato da promozioni pubblicitarie come quella di Campi Bisenzio. Serve un pacchetto di norme severe che non si limiti a combattere la dipendenza con campagne di sensibilizzazione, ma che equipari la promozione del gioco d’azzardo a quella sui tabacchi, vietandola. La Regione Toscana, che dei 61 miliardi di euro giocati in Italia, sul suo territorio – conclude Lazzeri – ne ha spesi ben 3,5 deve avere il coraggio di compiere questo passo e fare da apripista nei confronti delle altre giunte regionali».

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