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Vi racconto la mia famiglia, le sue storie nella “storia”

di Paolo Marini | 25 Febbraio 2013

Uomini e donne in carne ed ossa, protagonisti  di una saga familiare innervata nella storia della Germania e del Vaticano, in “Le orecchie del Vaticano” (Mauro Pagliai Editore) di Bruno Bartoloni, vaticanista per 45 anni dell’Agence France Presse.

orecchievaticanoNon sono personaggi di un romanzo ma uomini e donne in carne ed ossa, protagonisti  di una saga familiare innervata nella storia della Germania e del Vaticano, quelli che ci propone Bruno Bartoloni, vaticanista per 45 anni dell’Agence France Presse e collaboratore del Corriere della Sera, con il suo “Le orecchie del Vaticano” (Mauro Pagliai Editore) – libro di memorie e itinerario dentro una storia che ancora urla e ci scompone. Che smentisce, per esempio, la tesi dell’omicidio politico di Papa Ratti ad opera di Mussolini (suffragata dal Cardinale Tisserant nelle proprie memorie), malgrado che il decesso del sanguigno Pio XI (la cui notizia fu diramata al mattino da Giulio Bartoloni, padre di Bruno e decano dei vaticanisti) sia sopraggiunto proprio il 10 febbraio 1939: il giorno dopo, decimo anniversario dei Patti Lateranensi, egli avrebbe tenuto dinanzi ai parroci d’Italia un discorso ‘fulminante’ contro il fascismo. Che altresì accusa la “confusione” tanto dei detrattori quanto dei difensori di Papa Pacelli, la cui generosa opera in favore dei perseguitati non può dirsi in discussione ma di cui resta da decenni sulla grata il “silenzio pubblico” davanti alle atrocità della Germania di Hitler. Merita qui segnalare la doviziosa ricostruzione di un vaticanista più giovane (A. Tornielli, “Pio XII”, Oscar Storia Mondadori) per il quale, se Papa Pacelli preferì l’azione sotterranea a favore delle vittime del nazismo, lo fece unicamente per non aggravare la loro drammatica situazione: “Forse la mia protesta solenne avrebbe procurato a me una lode nel mondo civile, ma avrebbe procurato ai poveri ebrei una persecuzione anche più implacabile di quella che soffrono”, avrebbe sincerato a Don Pirro Scavizzi, cappellano militare dell’Ordine di Malta.

E tuttavia le pagine forse migliori del libro percorrono la vicenda degli avi, uomini e donne che “scoprirono” di essere ebrei il giorno in cui ebbero inizio le le persecuzioni, agiati borghesi fieri della cittadinanza tedesca come la commovente “oma” Reli, che compì 21 anni il 18 gennaio 1871 – giorno in cui nacque l’impero tedesco, premessa di un primato che avrebbe potuto essere della cultura e dello spirito (come auspicava Goethe) e che invece tentò di forgiarsi nella politica e nella guerra (M. Baigent e R. Leigh, “Operazione Valchiria”, Edizioni L’Età dell’Acquario). O come il nonno Fritz Warschauer, costretto a farsi marrano e ucciso perché “geneticamente” ebreo e di cui il Bartoloni rivendica la continuità morale: per un senso di sradicamento e di provvisorietà del tutto, non disgiunto da un concetto di cittadinanza e di dignità universale, che la sofferenza ha stampato come un marchio oltre il limite delle generazioni. La constatazione che “la Berlino della Repubblica di Weimar era diventata il centro culturale d’Europa”, metropoli tra le più attraenti del mondo, e che però “poco si sapeva del grande contributo dato dagli ebrei tedeschi allo sviluppo del paese non solo nel commercio e nell’industria, ma anche nelle scienze e nell’arte” impone su tutto – oltre la pietà – la considerazione della incolmabile perdita non solo umana ma anche civile e culturale, non solo individuale (di milioni di persone) ma collettiva che lo sterminio ha prodotto.

E’ bella l’intuizione dell’intreccio/parallelismo tra storie umane e la grande “storia” – per quanto lo sviluppo narrativo, specie all’inizio, sia un po’ faticoso da seguire. Il dubbio è se avrebbe giovato una certa attenzione alle relazioni intra-testuali o se ciò avrebbe sottratto agilità ad una prosa piacevolmente distesa che tanto si addice a pagine su cui incombono – qua e là – il segno della tragedia e della follia umana.

Pubblicato in : Invito alla lettura

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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