
Il primo scritto è il ritratto di un banchiere ebreo, membro della delegazione tedesca alla Conferenza di pace di Parigi del 1919; ma, sul piano della novità, è il contenuto del secondo scritto a risultare interessante. Questo è stato redatto nel 1938 e letto ai membri del Memoir Club. Il club voleva evocare, almeno per il grande economista, l’esperienza creativa vissuta, nei primi anni del secolo, con la sua ammissione alla Cambridge Conversazione Society (detta anche Società degli Apostoli, perché il numero dei suoi membri era limitato a dodici). Di questa Società elitaria faceva parte il filosofo George Edward Moore, le cui idee sull’etica hanno contribuito in maniera determinante alla formazione delle “prime convinzioni” di Keynes; in particolare hanno contribuito ad affrancare la cultura dell’economista di Cambridge dall’edonismo imperante, aprendola all’idea che il valore del bene poteva essere colto solo attraverso un’intuizione non empirica respingendo il prevalente pensiero di John Stuart Mill, di Herbert Spencer e di Jeremy Bentham, per i quali il valore del bene poteva invece essere derivato solo da sue proprietà naturali, quali il piacere o
l’utile.
Di Moore, tuttavia, Keynes ha “accettato la religione”, ma ne ha “rifiutato la morale”; almeno in un primo tempo, gli è parso, sbagliando, che uno dei vantaggi della religione di Moore fosse il fatto di poter ripudiare l’obbedienza a regole generali e rifiutare il convincimento che la natura umana fosse sorretta da una generalizzata razionalità, tale da consentire il conseguimento di risultati identici sulla base, indifferentemente, di valori egoistici o di valori altruistici. Tutto questo avveniva, come Keynes stesso afferma, senza alcuna consapevolezza che “la civiltà è una crosta fragile e sottile creata dalla personalità e dalla volontà di pochissimi, e mantenuta in vita solo da regole e convenzioni abilmente imposte e astutamente preservate”. Malgrado l’assenza di questa consapevolezza, Keynes ha progressivamente interiorizzato l’idea che l’attribuzione a priori di una presunta razionalità alla natura umana finisse per impoverirla, piuttosto che arricchirla; e man mano che si avvicinava la tragedia della Grande Guerra, la falsità della sua originaria visione della natura umana l’ha indotto a sospettare d’essere “spacciato”.
Se si considera che “Le mie prime convinzioni” sono state scritte alla vigilia della seconda guerra mondiale è plausibile pensare che Keynes abbia avuto modo di liberarsi dall’incubo d’essere “spacciato” scrivendo la “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”. Con quest’opera, Keynes ha contribuito a formulare nuove regole di governo delle moderne economie, ampiamente aperte alla solidarietà; è un travaglio culturale, quello di Keynes, dal quale dovrebbero trarre ispirazione coloro che, nella fase acuta dell’attuale crisi economica dei Paesi UE, ancora si ispirano all’ordoliberismo di hayekiana memoria, senza alcuna contezza d’essere sicuramente “spacciati” in un futuro molto prossimo.
John Maynard Keynes
Le mie prime convinzioni
Adelphi – 160 pagine, € 12

Bella segnalazione! Per piacere, però, si usi la terminologia corretta: “ordoliberalismo” e non “ordoliberismo”, parola che né Hayeck né gli economisti della scuola di Friburgo hanno mai neanche immaginato.