
Il mistero del tacchino aleggia in ogni dove ed imperversa in Rete dove, in tempo reale con la diretta televisiva, ha scatenato interpretazioni e dato vita a nuovi spunti fino a quel momento impensabili – citiamo quello che sin qui ci è sembrato il più ficcante: giustificazione da inviare a Stumpo, non ho votato al primo turno perchè ero sui tetti a cercare tacchini. La sottoscritta ha promosso due slogan: “Bersani, il tacchino sul tetto che scotta”, e “Voto Renzi perchè non vede i tacchini sui tetti”. Diciamolo, era da tempi immemorabili che non ci divertivamo tanto a seguire un dibattito politico, e l’utilizzo dei Social Network ha permesso di fare di un confronto televisivo già di suo seguitissimo una vera kermesse di anime inclini all’ironia ed alla sacra arte del cazzeggio libero e fecondo, che ha confermato due interessanti dati: gli italiani sono largamente dotati di ironia, parente stretta dello spirito critico e figlia prediletta della libertà di espressione, ma sono soprattutto ancora molto reattivi, e capaci di sorridere anche nella morsa della crisi più nera. Una prova di vitalità intellettuale e psicologica non da poco, considerati i tempi.
Ma poiché siamo, da sempre, ciò che parliamo, ovvero il linguaggio è lo strumento che meglio e prima di ogni altro ci racconta e dice chi siamo, dal confronto Renzi-Bersani è emersa una diversità di tipicità espressive che, da sola, ha spiegato con evidenza immediata la distanza che corre fra i due contendenti, al di là di ogni esposizione di programmi e contenuti. Nel ricorso alla metafora popolare, molto frequentata da Bersani anche se spesso troppo legata alla sua origine emiliana per essere compresa da tutti – abbiamo dovuto far ricorso ad amici padani per farci spiegare cosa c’entra il burro con la ferrovia – c’è il succo di una formazione antica, ci sono gli echi di Bertoldo, del Pievano Arlotto, di storie tramandate per tradizione orale con tempi lunghi e parlata larga, una narrazione lenta e spesso anche dispersiva che procede per cerchi concentrici e qualche volta manca di giungere alla conclusione, dandola quasi per scontata in una ristretta cerchia di adepti alla società dei tempi andati.
Nella chiosa veloce e sapida di Renzi, c’è invece il fiorentino, secco ed asciutto che, come si dice dalle nostre parti, arriva prima all’osso che alla pelle, ovvero coglie immediato il nocciolo del problema e non si perde in aeree divagazioni – significativo, in questo senso, uno dei punti più caldi del dibattito, quello sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: Bersani, per giustificare la sua volontà di mantenerlo, parte larghissimo e cita Clistene, per disegnate una storia della democrazia che dall’antica Grecia arriva fino a noi; Renzi fulmineo ribatte che da Clistene a Fiorito ce ne corre e stoppa al volo un pallone vagante segnando un goal nella porta sguarnita della demagogia, con in più il valore aggiunto di essere stato immediatamente compreso da tutti.
La differenza, alla fine, sta tutta qui; Bersani resta agganciato alla tradizione intesa come esperienza ma anche come limite insormontabile, una sorta di Colonne d’Ercole tuttora invalicabili per chi voglia navigare in mare aperto; Renzi conosce la tradizione ma la supera ponendosi come obbiettivo un oltre che dobbiamo riuscire a vedere, costruire e raggiungere per entrare stabilmente nel divenire dinamico della contemporaneità.
Cosa sceglieranno gli elettori, lo sapremo domenica sera – la metafora del tacchino sul tetto alla fine avrà un senso, perchè da lì o si scende o si vola. Basta ricordarsi di portare il biglietto aereo a Stumpo come giustificazione.

Con tutto questo “uccellare”, pare un pollaio! Ma piu’ che di tacchino, parlerei di gallo, e anzi aggiungo “Gallo vecchio, fa buon brodo”, i due “galli” si son combattuti e quello vecchio si é pappato il nuovo! Per Renzi, che se l’è “giohata”, uno striminzito 39%, vince e senza plebiscito, solo in Toscana, per il resto é stato battuto anche nelle altre regioni “rosse”. Per lui vale il proverbio “Fare i conti della ricottina”, in effetti è inciampato prima di entrar nel villaggio e la ricottina che pensava di far fruttare, si è sfracellata per terra. Ma è un furbone, e come fa l’avvoltoio, aspetterà il suo turno, altro che tacchino!
Intanto l’Italia si avvia a un declino esponenziale e duraturo mentre tutti questi geni giocano all'”allegro politico”.
Che io sia stato grillino è una tua fantasia, che un tacchino pur su un tetto tedesco non sia un animale a stelle e strisce è un’altra fantasia. Mi sembra faccia tutto da te, ti scrivi e ti rispondi e poi ti riscrivi. Infatti sei coerente nei tuoi alti ideali, perdonami ma quando sento parlare di coerenza inamovibile negli alti ideali corro a imitare le formiche. E ora basta per carità, va bene hai ragione su tutto, io sono un miserabile voltagabbana e tu un’aristocratica degli alti ideali. Tienteli.
Marzio, francamente la tua interpretazione non sta nè in cielo nè in terra. Il tacchino sul tetto non ha nulla a che vedere con l’America, tanto che è la citazione di un vecchio detto popolare tedesco. Se voti Bersani, visto che per mesi hai accusato contro ogni evidenza Renzi di non avere un programma, facci sapere se ti risponde sui provvedimenti che intende prendere per il lavoro, visto che ad oggi nessuno è riuscito a farsi dare una riposta si questo tema. Comunque, da Grillo a Bersani è un bel salto, e meno male che quella che fa scelte incomprensibili sono io……che sono sempre stata coerente con le mie idee.
Mah,
Basta digitare su Google ” gatto nel sacco ” e appare il pur amatissimo Trapattoni di cui il Mondo ha appena smesso di ridere dai suoi proverbi in Inglese, se cominciano a far ironia sugli Americani cosi, presto rimpiangiamo il Berlusca, ma se neanche si sanno tradurre i proverbi emiliani in Italiano, sembra il caso di ironizzare all’America, dobbiamo proprio sempre farci notare da Italiani?
Beh, allora forse ti è sfuggito che Bersani s’è rifatto al tacchino proprio per ironizzare sull’animale a stelle e strisce. E dico di più, Bersani comincia a piacermi, è meno ciabattone di quanto dava a intendere e il gran tormentone delle primarie un esito forse l’avrà, un sofferto voto in più, il mio, per quanto valga.
Cara Chiara,
Posto che neanche Bersani può scambiare un piccione con un tacchino, a me fronte il suo corteggiamento interessato verso i voti di Vendola, insospettisce piuttosto il richiamo al passero in mano, il passero di cui parla è il solito uccello o altro?
Vedi Marzio, se Bersani ha usato la metafora del tacchino non è colpa mia, l’ha scelta lui – sarà mica imbevuto di americanismo fino al midollo?!
(ah l’ironia e l’autorinia, amico mio……, te le consiglio caldamente)
Per restare agli ex volatili, come ben dice Puccio, tu Chiara sei talmente imbevuta d’americanismo fino al midollo che la tua metafora va per istinto al tacchino e non al bell’italico pollo, oltretutto molto più saporito specie se del Valdarno superiore. Già, la terra di Renzi! Un vecchio detto che i fiorentini immaginari di oggi non sanno più, dice ” I quattrini ai quattrini e i pidocchi alle costure “. Un euro di premio a chi indovinerà il nesso con la buffonata di domani.
A parte che il tacchino NON vola ,contrariament ai piccioni ,Bersani ha ben visto la moltiplicazione dei pani operata dal prof.Monti : pare che nell’ultimo decreto di “risanamento ” ci siano anche 8.000 € di aumento per..no ,non per la Sanità ,ma per l’appannaggio del Prersidente Napolitano ! Regalino di Natale per poter continuare a svendere il Paese ? Altro che tacchino…sul tetto vanno anche gli struzzi !