La decisione di prevedere per ogni appello civile, un “filtro” di ammissibilità da parte di un Magistrato intaserà le Corti di Appello e la stessa Cassazione.

Nulla di nuovo sotto il sole. In pieno agosto, il democristiano casiniano (o casinista) Vice-Presidente del CSM, Vietti, aveva scritto testualmente sul Corriere della Sera che “il diritto di impugnare in Appello le sentenze civili è un lusso che l’Italia non può permettersi”. Poco ci manca che Casini, Marchionne e Monti ci dicano che la Costituzione della Repubblica è un lusso che non possiamo permetterci.
In realtà, la decisione di prevedere per ogni appello civile, un “filtro” di ammissibilità da parte di un Magistrato, porterà ad una inevitabile conseguenza: per impedire di aggravare i carichi di lavoro delle già intasatissime Corti di Appello, i giudici saranno “costretti” a fare largo uso della dichiarazione di inammissibilità degli appelli, inammissibilità che saranno poi, inevitabilmente oggetto di ricorsi in Cassazione, intasando anche la Suprema Corte. In realtà, tale norma aberrante, voluta da banche, assicurazioni e Confindustria, ben può definirsi come legge sull’infallibilità del giudice di I grado. Invero, la possibilità di impugnare le sentenze davanti ad un organo collegiale, è un principio di civiltà giuridica sancito dalla Costituzione che, a qualsiasi operatore del diritto, ripugna sentir definire quale lusso che non possiamo permetterci.
Questo linguaggio e queste scelte sono il frutto malato dell’ideologia montiana, del liberismo, della legge del più forte, quella che ha previsto la “liberalizzazione” delle carceri, la soppressione dei Tribunali, la mediazione a pagamento da parte di profani del diritto, per reprimere uno dei baluardi delle libertà civili di ogni nazione democratica: l’avvocatura. È per questa ragione che una settimana di sciopero è stata indetta dalle Camere penali e due giorni di sciopero sono stati praticati da tutto il ceto forense nazionale. In verità, anche una parte della magistratura sembra incominciare a comprendere il disegno criminoso sotteso alla soppressione di Tribunali quali quello di Aversa, in piena terra dei casalesi, laddove vengono “salvati” i Tribunali di Larino, di Isernia e di Cassino, incomparabili per quantità e qualità di lavoro svolto a tanti Tribunali soppressi. Non c’è alcun risparmio in tali decisioni, vengono solo posticipati, a carico della collettività, enormi costi economici, sociali e politici.
Il Partito Socialista non può fare propria l’agenda Monti in tema di giustizia. Il diritto non può essere un lusso che possono permettersi solo le imprese. Ben venga la legge sulla corruzione, ma la legge sulle intercettazioni, la depenalizzazione di reati quali la diffamazione a mezzo stampa, la possibilità per i cittadini di ottenere giustizia sul proprio territorio con strumenti e risorse adeguati sono urgenze indifferibili. Guai alla sinistra e, sia consentito, poveri noi, se il programma sulla giustizia italiana fosse affidato nella prossima legislatura ai montiani ed ai casiniani. Ben venga l’accorata richiesta del Presidente della Repubblica a por mano all’amnistia ed alla riforma del regime sanzionatorio dell’ordinamento italiano. Ne guadagnerebbero il diritto, l’efficienza della giustizia e le tasche degli italiani. Guai alla sinistra se la rappresentanza dei diritti e delle libertà civili fossero devolute nella prossima campagna elettorale ai partiti di destra. Sarebbe la disfatta della cultura politica democratica italiana. Urge per il partito socialista italiano, un programma serio in materia di giustizia, sia nel campo del diritto penale che nel campo del diritto civile e del diritto del lavoro.
La Costituzione della Repubblica, i diritti fondamentali in essa sanciti sono una ricchezza nazionale, non un lusso per avidi e ignoranti professionisti della politica.

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