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750 anni e non li dimostra. Buon compleanno, Dante

di Donato Massaro | 21 Settembre 2015

Nel mio libro “Due o tre cose che so di Dante” ho visto Dante come nostro contemporaneo, Dante vivo, Dante nostro compagno di viaggio.

Dante (1265-1321): si celebra quest’anno il 750° anno dalla sua nascita. Si celebrano anche i 150 anni di Firenze Capitale (1865-1871). Tra i due eventi un nesso: nel 1865 il 14 maggio fu inaugurato il monumento a Dante in piazza Santa Croce, riconoscendo quindi al Poeta quella funzione di unificatore dell’Italia che per la verità egli non aveva così esplicita ma che con tutta evidenza ha svolto e svolge tuttora, essendo Dante il Poeta Nazionale per eccellenza, e poeta peraltro universale. Universale dunque attuale, dopo 750 anni, di una attualità politico-morale- spirituale-poetico-etico-linguistico. Meno rilevante è la sua attualità scientifica ma non importa per la freschezza e la validità del suo messaggio. Per quanto la Scienza si evolva e così la Tecnica, e le condizioni materiali cambino, la condizione umana in realtà è sempre quella in bilico tra felicità e infelicità, tra libertà e necessità.

Siamo qui dunque a parlarne, in termini di attualità evidentemente. Dante ha talmente così tante sfaccettature che c’è solo l’imbarazzo della scelta di quale angolo visuale privilegiare volta volta che se ne parla. Nel mio libro “Due o tre cose che so di Dante” ho visto Dante come nostro contemporaneo, Dante vivo, Dante nostro compagno di viaggio.

Poichè di un viaggio si tratta. Sempre. Viaggio oltremondano di Dante, viaggio della vita che riguarda tutti. Il viaggio inizia tra i primi vagiti quando veniamo alla luce, frutto d’amore, senza sapere ancora da dove veniamo e dove andremo. Da qualche parte andremo sicuramente.

La domanda ricorrente che anche l’uomo disincantato contemporaneo si pone, è quella che recita: “Da dove veniamo, dove andiamo?”, di formulazione millenaria.

In realtà quando veniamo al mondo a nostra insaputa, troppo piccoli per poter rispondere, tanto piccoli che non sappiamo né parlare né camminare, nudi e a piedi scalzi, con molta propensione a ridere o a piangere anche senza un perché evidente, in realtà non lo sappiamo, boh, da dove veniamo, dove andiamo? Anzi, non ci poniamo nemmeno la domanda, alle prese con ben altri problemi istintivi infantili elementari. Magari forse ne sapremo qualcosa in più con l’andar degli anni. Quella domanda, pur se posta tra il serio e il faceto, riassume bene la complessità della condizione umana, la sua enigmaticità a dirla tutta. E’ un mistero la vita.

In ogni caso è da quel momento che inizia il viaggio, certificato da una data e da un nome e cognome all’anagrafe, viaggio che tocca a noi riempire di contenuto e senso, attingendo all’esperienza, alla cultura, relazioni, sentimenti, cercando di essere felici il più possibile.

Cosa non scontata poiché, in ogni viaggio, specie se a lunga percorrenza, le difficoltà non mancano, né gli imprevisti, e si può anche sbagliare strada. E’ capitato persino a Dante, se ci può consolare, ma la disavventura è stata per lui occasione di reimpostare la sua road map, trovando le coordinate di percorrenza, e occasione per porre mano a un poema che diventa percorso esistenziale, e occasione per ritrovare la “diritta via”, solare, e uscire dalla “selva oscura”, buia.

Inizia qui su questa terra il viaggio, nella condizione umana in tutta la sua bellezza e complessità. E termina con i panni dismessi della creaturalità lunga una vita, con il suo bagaglio, tra rimpianti e soddisfazioni, di un progetto affidatoci, vissuto con senso di responsabilità e spirito di libertà, o avventatamente chissà, seguendo la via percorribile in sequenze di scelte e di desideri. E’ il nostro viaggio sul Pianeta Terra, abitato da uomini in carne e ossa, e spirito e anima, in un  mondo a tutti comune, a Dante e a noi.

E’ un cammino, un’avventura più o meno consapevole: “Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura/che la dritta via aveva smarrito.” Inf I 1-3 Dunque Cammino, Via. Sì perché un viaggio presuppone necessariamente una via. Che dunque può essere dritta o storta. Ed ognuna conduce al suo esito, in un cammino. La vita cammina sulle nostre gambe. “Cammina cammina….”, dicevano le fiabe dell’infanzia. Ed è vero. Nelle fiabe, nella vita, per andare avanti o ritornare sui nostri passi. Anche Dante ha compiuto il suo viaggio terreno come noi.

E ha compiuto il viaggio oltremondano che fa parte di una esperienza poetica eccezionale fatta dal Poeta e che una folla immensa di lettori nei secoli ha condivisa facendo con lui questa esperienza che è certamente poetica, ma è anche esistenziale spirituale in quanto pone domande ineludibili e fornisce risposte cercate da tutti gli uomini da che mondo è mondo, qualunque sia il loro credo, il senso del viaggio e del nostro essere al mondo.

Il viaggio di Dante attraverso i regni oltremondani dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso diventa allora speculare al suo e al nostro quotidiano viaggiare nel regno mondano dei nostri sensi, dei nostri sentimenti e dei nostri ragionamenti. Attraverso vale a dire le opere e i giorni della vita che ci concerne e del mondo intorno di cui facciamo esperienza e parte. La vita, viaggio per le vie del mondo, vie sia fisiche, con i vari mezzi di trasporto per strade piane o impervie, che concettuali, le vie delle idee, opinioni, credi, convinzioni nella dimensione dello spirito.

Cosicché il viaggio oltremondano di Dante è proiezione del viaggiare mondano in un variegato repertorio di possibilità e di scelte, di desideri e realizzazioni. In tale contesto l’attualità di Dante è intrinseca in quanto i sogni e i bisogni dell’uomo son sempre gli stessi pur nelle mutate condizioni storiche attraverso i secoli.

Ho detto prima Le opere e i giorni. Che è anche il titolo del bel libro di Esiodo (VIII sec. A.C.) il quale parla sì di agricoltura, ma tratta problemi di convivenza e di giustizia. Che dice sì delle condizioni di vita nella Grecia di allora, ma è soprattutto un “poema sul destino dell’uomo”, come è stato definito dagli studiosi. Beh, solo per dire che gli interrogativi moderni hanno radici antiche. E forse irrisolti se un autore moderno, Italo Calvino nel suo libro Le città invisibili afferma che: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.” Il male esiste. Lo afferma Esiodo, lo conferma Calvino, lo rileviamo noi tra le righe della cronaca e della Storia, lo proclama Dante nella sua Commedia. Ma anche il Bene esiste. Lo proclama Dante e lo sappiamo noi, lo dice Esiodo e Calvino e quanti altri. Anche il Purgatorio è già qui, nelle proiezioni chiaroscurali delle speranze, dei sogni, dei desideri, dei disagi e delle attese. E il Paradiso è già qui, quando siamo al settimo cielo o se tocchiamo il cielo con un dito al culmine della felicità e della gioia. In una dimensione immanente.

Il merito di Dante è quello di ricordarci tutto questo in un’opera che ha avuto l’appellativo di Divina. Fu Boccaccio stesso a darglielo allorchè iniziò la sua lettura pubblica alla Badia pochi anni dopo la scomparsa del Poeta. I regni oltremondani sono dunque proiezione speculare e concomitante dei regni mondani, delle condotte mondane, dei moti dell’animo, della realtà così com’è, attraverso le opere e i giorni, e sono proiezione distinta e attesa di una realtà altra delle aspirazioni dell’anima e del loro compimento. Lo sostiene Dante nella sua Dimensione di Fede per la quale Dio esiste, fino a prova contraria esiste: “fede è sustanza di cose sperate,/ed argomento de le non parventi; questa pare a me la sua quiditate.” Par XXIV 64-66

In una dimensione trascendente.

Problemi dunque sempre attuali che Dante ha trattato con maestria, in 14.000 versi circa, moltissimi dei quali memorabili, indimenticabili, sublimi. Anche per i non credenti poichè toccano le corde sensibili e della dimensione terrena e della dimensione comunque “altra”, dello spirito. Come per Esiodo, possiamo dire della Commedia “poema sul destino dell’uomo” ma in una valenza di trascendenza.

Esiodo, un pagano, Virgilio, un pagano, scelto per le sue qualità umane come guida in questo viaggio della Ragione e della Fede. Poiché la ragione è elemento portante della condizione umana ed attiene allo svolgimento delle Virtù Cardinali della Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza, comuni a tutti gli uomini, laddove invece le Virtù Teologali della Fede, Speranza, Carità sono elemento fondante della condizione spirituale del Credo cristianamente determinato. E dunque insieme Etica e Religiosità, patrimonio concettualmente di tutti e sempre attuale.

Virtù, comportamenti, aspirazioni, convinzioni riguardano tutti gli esseri umani, che esercitano la loro libertà riguardo ad esse, ragion per cui si parla di morale, di Bene e Male, la cui validità è per sempre, pur nei variegati angoli visuali che le culture possono aver configurato attraverso i secoli, così come avviene per un senso di religiosità in senso lato.

Sicché il viaggio di Dante è valido paradigma esistenziale nella ricerca del senso della vita qui sul Pianeta Terra, “L’aiuola che ci fa tanto feroci”, Par XXX 151 e lo è nella prospettiva ultraterrena sulla quale tutti si interrogano pur se con risposte differenti. Dante dà la sua versione nella tensione spirituale cristiana per la quale il viaggio della vita comporta incontri ed esperienze che maturano dentro l’animo di ognuno e fuori per le strade del mondo, e trovano poi collocazione nei luoghi deputati della “città dolente”, o “ogni dove in cielo è paradiso”.

E si tratta di una rappresentazione così palpitante sul proscenio della coscienza, Commedia che trabocca di sdegni ed entusiasmi, di timori e speranze, di palpiti ed abbandoni, quali tutti noi sperimentiamo, e di ogni altra gradazione di moti dell’animo e di paesaggi che ben si addicono alla completezza di un’esperienza di vita vissuta in pienezza, una rappresentazione alla quale non si può non applaudire per l’abbondanza di emozioni che ci trasmette.

In questa Commedia, oltre a Dante, autore e attore, i protagonisti sono tutti quelli che incontra, colti nel loro spicchio di vita, tessera di un mosaico del mondo intero, così come nella vita reale protagonisti siamo tutti noi nella nostra parte della Commedia umana con il bagaglio di opere e giorni più o meno fecondi, appassionati di vita e di poesia e di bellezza.

E dunque il viaggio terreno si intreccia con quello ultraterreno, in un unicum, l’uno riflette l’altro. La grandezza di Dante e la sua attualità sta nell’aver colto nel profondo la grandezza della condizione umana pur nella sua fragilità, ed aver colto l’esigenza più intima umana di trascendere l’immanenza dei giorni attraverso le aspirazioni ideali e le speranze che l’uomo sempre, potenzialmente coltiva per tradurle in opere fruttuose. L’uomo è sempre alla ricerca del superamento delle angustie affliggenti l’umanità e del dispiegamento allietante ed elevante delle sue potenzialità, “per seguir virtute e canoscenza”, nell’edificio della propria coscienza e in quelli che l’uomo ha saputo costruire in opere, in ideali di Bellezza, Giustizia, Libertà, Amore.

Ma se il viaggio della vita non è sempre agevole, Dante lo sa bene, egli si propone come nostro accompagnatore e guida, come egli stesso ne ha avuto bisogno, sia in termini di Ragione (compito nella Commedia svolto da Virgilio) che di Fede (svolto da Beatrice) nella nostra personale ricerca del senso dell’essere al mondo e nella nostra tensione ideale, fino all’incontro con la Grazia (svolto da San Bernardo), preludio alla Visione totalizzante dell’Inesprimibile “l’amor che move il sole e l’altre stelle” Par XXXIII 145.

Il viaggio allora dalla categoria del tempo e dello spazio in cui siamo immersi ci conduce a un approdo nella dimensione dell’eternità e dell’infinito; un viaggio vale a dire dalla Terra al Cielo, dalla Città degli uomini alla Città di Dio, dalla luce del sole quando veniamo al mondo alla Luce vera quando lo lasceremo, dall’Immanenza alla Trascendenza.

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: agricoltura, anni, convivenza, dante, firenze, grecia, italia, merito, mondo, mondo intero, poesia, speranza

Info Donato Massaro

Donato Massaro vive a Firenze. E’ laureato in Economia e Commercio. Si occupa di narrativa e di poesia sin dalla giovinezza. Ha pubblicato: Due o tre cose che so di Dante, 2012 (Masso delle fate); Il primo amore. Variazioni sul tema de “I Promessi sposi”, 2013 (Masso delle fate); Le parole sono d’argento poesie, 2015 (Nicomp L.E.)

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