
“Ciò coinvolge i civili, però. Non è una lotta puramente militare”.
56 persone sono state uccise negli attacchi israeliani sulla Striscia dall’alba, scrive al Jazeera citando fonti della protezione civile di Gaza. Il dato include almeno 16 morti in un singolo attacco lanciato contro Gaza City, nel quartiere di Sabra. Secondo il portavoce della protezione civile, almeno sei delle vittime di questo raid erano bambini e che più di 50 persone sono rimaste ferite a causa dell’impatto di due missili sulla zona. Si ritiene che circa 85 persone siano ancora intrappolate sotto le macerie. “Un vero e proprio massacro”, ha dichiarato. Le autorità israeliane hanno ammesso di aver sostenuto e armato un clan palestinese che si oppone ad Hamas nella Striscia di Gaza, sostenendo che ciò serve ai loro “obiettivi di guerra” e “salva la vita dei soldati” impegnati nell’offensiva contro il movimento islamista nel territorio palestinese. “Sì”, ha risposto in conferenza stampa il generale di brigata Effie Defrin, portavoce dell’esercito israeliano, quando gli è stato chiesto se la sua istituzione fosse “favorevole” alla fornitura di armi alle milizie nella Striscia di Gaza. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva confermato le dichiarazioni di un membro del parlamento, Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa, che aveva rivelato all’emittente pubblica israeliana Kan che il governo stava “fornendo armi a un gruppo di criminali e malfattori”. Secondo i media israeliani e palestinesi, questo gruppo include membri di una tribù beduina guidata da Yasser Abu Shabab. Il Consiglio Europeo per le Relazioni Estere (Ecfr) descrive Abu Shabab come il capo di una “banda criminale che opera nella regione di Rafah e accusata di aver saccheggiato camion di aiuti umanitari” a Gaza. L’esercito israeliano ha dichiarato di essere a corto di oltre 10.000 soldati, di cui circa 6.000 per le unità di combattimento. L’esercito “manca di oltre 10.000 soldati, di cui circa 6.000 combattenti. Si tratta di una reale necessità operativa, ed è per questo che stiamo prendendo tutte le misure necessarie”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito, il generale di brigata Effie Defrin, in una conferenza stampa televisiva, in risposta a una domanda sulla coscrizione obbligatoria di ebrei ultraortodossi nell’esercito, una norma che ha causato fibrillazioni nel governo Netanyahu. “Attualmente Hamas detiene 20 ostaggi vivi, 33 morti, mentre di altri 2 non conosciamo la sorte”. Lo ha dichiarato una fonte della sicurezza israeliana, secondo quanto riportato dal portale israeliano Walla. “Il gruppo Lufthansa prevede di riprendere gradualmente le operazioni verso Tel Aviv a partire dal 23 giugno. Le singole compagnie aeree riavvieranno le operazioni in diversi momenti. Ita Airways sta pianificando di iniziare in una fase successiva e prolungherà ulteriormente la sospensione dei voli per Tel Aviv fino al 6 luglio”. È l’indicazione che si legge sul sito della compagnia che aggiunge: “Continueremo a monitorare la situazione nella regione e informeremo i nostri passeggeri su qualsiasi ulteriore sviluppo”. “I passeggeri interessati – prosegue la compagnia – possono ottenere la riprenotazione del loro volo in una data successiva o il rimborso”. Secondo quanto riferito da fonti mediche ad Al Jazeera sarebbero almeno 34 le vittime palestinesi dopo gli ultimi attacchi effettuati dall’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza.Tra queste – viene spiegato – sette persone sono state uccise durante un raid israeliano in un’abitazione che ospitava sfollati a ovest di Gaza City. Con la morte di quattro militari avvenuta a Khan Younis sono otto i soldati israeliani rimasti uccisi nell’ultima settimana nella Striscia di Gaza. E’ quanto riportano i media israeliani, sottolineando che si tratta del bilancio settimanale di vittime più alto dall’inizio di gennaio, prima del cessate il fuoco. Complessivamente sono 866 i militari israeliani morti dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre scorso. Manifestazione a Tel Aviv per i bambini palestinesi morti a Gaza. Circa 400 persone, schierate su entrambi i lati di Kaplan Street, tengono in mano candele e immagini di bambini palestinesi uccisi a Gaza dalle IDF da quando Israele ha ripreso le ostilità contro Hamas il 18 marzo. Sulla foto di ogni bambino sono riportati il suo nome, la data e il luogo della sua morte. Gli attivisti continuano a stare in silenzio mentre i manifestanti anti-governativi passano diretti da Piazza Habima a Begin Road. La Gaza Humanitarian Foundation (Ghf) – contestata organizzazione sostenuta da Stati Uniti e Israele che si occupa della distribuzione di cibo nella Striscia di Gaza – ha dichiarato di aver sospeso le operazioni a causa di “minacce dirette contro le proprie operazioni” da parte di Hamas. Ma v’è un punto in cui tale orgoglio fa difetto.
Giuseppe Basilico

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