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Dopo 35 anni siamo tornati al punto di partenza

Sia che si voglia votare SI, sia che si voglia votare NO al referendum del 4 dicembre, la questione è sempre quella di una profonda riforma dello Stato. Ed anche il merito e il bisogno sono parole d’ ordine tornate incredibilmente, dopo lungo tempo, di moda.

di Roberto Caputo | 17 Ottobre 2016

Nel marzo del 1982 il PSI diede vita ad una conferenza programmatica che aveva il desiderio di  mutare radicalmente il nostro paese , trasformandolo in una società moderna. Si gettarono le basi per un nuovo riformismo che teneva ben in considerazione i forti cambiamenti avvenuti nel dopoguerra. Si intravedevano infatti gli inizi di una terza rivoluzione industriale. Si coniò il termine di terziario avanzato, già ragionando su di un nuovo processo di superamento, dettato dalle  tecnologie emergenti. Il concetto base espresso da Claudio Martelli era quello di un’ alleanza tra merito e bisogno. Una vera rivoluzione all’ interno della sinistra tradizionale. Tutto questo doveva essere accompagnato da una profonda trasformazione dello Stato: la cosiddetta Grande Riforma.  Anche il welfare mutava in welfare society e non unicamente sociale. Questo avrebbe permesso di valorizzare le capacità personali messe al servizio della società in senso lato. Uno Stato più funzionale e con meno burocrazia ed un Palazzo vicino ai cittadini, riconoscendone i bisogni, ma valorizzandone il merito. Un’ alleanza riformista indispensabile. Poi il sogno evocato da Claudio Signorile, riprendendo Luther King, di una sinistra unita se il PCI avesse scelto di uscire dall’ area dell’ Unione Sovietica, malgrado il cosiddetto strappo di Berlinguer, schierandosi con il socialismo europeo. Purtroppo il PCI alleato con la sinistra democristiana rigettò quel progetto di grande respiro. Dopo 35 anni siamo ancora lì, fermi alla intuizione socialista che avrebbe cambiato il Paese. Sia che si voglia votare SI, sia che si voglia votare NO al referendum del 4 dicembre, la questione è sempre quella di una profonda riforma dello Stato. Ed anche il merito e il bisogno sono parole d’ ordine tornate incredibilmente, dopo lungo tempo, di moda. La storia di questo Paese è spesso contraddittoria. L’ ideologia cieca spesso ha vinto sull’ idea buona. E questa zavorra ha pesato in tutti questi anni su di una nazione che oggi vive momenti di difficoltà. Ma i cambiamenti fanno sempre paura, soprattutto se si ragiona con la testa rivolta all’ indietro.

Roberto Caputo
Pubblicato in : Il punto di Roberto Caputo, SituazioneTag: anni, Bettino Craxi. Claudio Martelli, cambiamenti, martin luther king, merito, nazione, partiti, PCI, POLITICA, prima repubblica, processo, psi, referendum, referendum costituzionale, riformismo, socialismo, Unione sovietica

Info Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all’avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla “Mala” a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gino

    17 Ottobre 2016 alle 13:46

    E’ molto bello, vero ed assolutamente in linea con ciò che è avvenuto. La tristezza che mi stringe il cuore è data dal fatto che, in questo disgraziato paese, ogni volta che qualcuno ha tentato di cambiare qualche cosa…..è stato fatto sempre fuori; la capacità di avere la mente aperta alla diversità, al nuovo, all’avanguardia…noi l’abbiamo persa!!! Non ci ricordiamo più che una delle doti che hanno permesso ai Romani antichi, di dominare per secoli il mondo allora conosciuto, era proprio l’apertura mentale alla diversità. Peccato Italia mia che tu sia così sola.

    Rispondi

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