Il direttore del Corriere Fiorentino, Paolo Ermini, è impegnato da tempo sul suo quotidiano in una battaglia sui problemi di Firenze, in particolare del centro storico. Molto significativo, del resto, che ciò avvenga in concomitanza con avvenimenti di spettacolo che tendono a privilegiare Firenze come show piuttosto che come città dei suoi abitanti. Lungi dal sottovalutare l’impatto prevalentemente positivo riguardo alla considerazione della città su scala mondiale, rifletto però che, indipendentemente dallo show, si acuiscono problemi, come quello della abitabilità, che hanno forte ripercussione su tutto il tessuto civile e rischiano di travolgere l’idea tradizionale che noi abbiamo della nostra città ed a cui particolarmente teniamo. Gli ho scritto in proposito questa lettera che giro a Pensalibero.
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Caro Ermini,
apprezzo particolarmente i suoi interventi che portano in questione lo spopolamento del centro fiorentino, causa ed insieme effetto di una crisi d’identità. Da tempo anch’io, in maniera molto privata o al massimo sui social o sulla rivista on-line pensalibero.it, mi pongo lo stesso problema, cercando di individuare alcune cause, ma anche di proporre la sperimentazione di qualche soluzione. Tra l’altro mi spinge un ricordo del centro che, avendo vissuto già un bel po’, ricordo del tutto diverso fin dai tempi del liceo e dell’università e ne ho nostalgia. Soprattutto condivido che lo svuotamento del centro sia cominciato con l’espulsione delle attività artigiane, poi quella del nucleo pesante dell’università, per finire con le sedi giudiziarie a cui aggiungerei anche le sedi centrali delle banche più importanti o altri uffici direzionali. L’importanza di un centro è data sì da coloro che vi abitano, ma anche da coloro che giornalmente vi si recano per interessi, lavoro o studio. Purtroppo ripristinare questo giro di relazioni è ormai di difficile attuazione, dato che università, banche e giustizia hanno già stabilito altrove le loro discutibili cattedrali. Invece ritengo sia possibile fare qualcosa per l’abitabilità.
Mi viene in mente infatti che l’ultimo intervento organico legato all’uso abitativo del centro storico – tra l’altro un ottimo intervento – sia stato la risistemazione delle Murate, ormai vecchio di un decennio e più, ma a mio avviso esempio di come dovrebbe essere ancora pensata la questione attraverso un’iniziativa di edilizia residenziale pubblica. Mi domando perché ci siamo fermati: eppure potenziali contenitori non mancano, sia privati in stato di decennale abbandono sia pubblici. Questi ultimi poi sono diventati sempre più numerosi in questi ultimi tempi: senza parlare sempre dall’eterna S. Orsola, abbiamo il tribunale nelle sue varie sedi, la corte d’appello, diverse strutture militari tra cui l’ospedale di San Gallo per finire alle poste di Via Pietrapiana su cui inopinatamente pesa la firma di Michelucci; altri ne verranno, ma sicuramente ne dimentico diversi.
Se ci fosse la volontà politica, sono certo che alcuni di questi edifici, ma anche altrettanti contenitori privati ormai in disuso o addirittura in abbandono potrebbero essere ripensati per un utilizzo di edilizia residenziale pubblica, naturalmente dotandoli delle utility collegate necessarie, parcheggi in primis. Sono consapevole che non si risolverebbero tutti gli inconvenienti, ma sono sicuro che diversi fiorentini – e non soltanto neo – comincerebbero a farci un pensierino sopra. Mia moglie ed io per primi, se fossimo ancora in età per sognare.
Silla Cellino

Per decongestionare Firenze si dovrebbe cominciare a irridere boiate pazzesche come la telenovela sui Medici, boiate trasmesse in tutto il mondo per raccattare il peggior turismo planetario, che ovviamente non riguarda i burini di Miami o Sidney, ma le migliaia di troiette col loro seguito di troietti che occupano i colleges cittadini giocando da intellettuali alla James. Occorrerebbe un discorso culturale critico per reindirizzare la città e la sua storia incartapecorita in secolari luoghi comuni, discorso critico fattibile solo da intelligenze italiane ma di cui non si vedono i cervelli nemmeno all’orizzonte, altro che telenovele renziane. Il problema della viabilità, delle metropolitane e delle tramvie viene molto dopo, e se il discorso critico fosse almeno avanzato calcolandone l’impatto socioeconomico nel tempo, in molto tempo, la scelta o non scelta verrebbe naturale. Ma ormai la città è incistata nei voluminosi redditi da affittacamere e non vedo come una città di affittacamere possa essere recuperata ad altro che non sia il cambio giornaliero delle lenzuola, che il vero problema dell’Italia, cambiare ogni giorno le lenzuola. E cos’altro pomperà il cinquantenario dell’alluvione se non l’infantilismo compiaciuto del mondo che corre in nostro soccorso? Un’altra bella occasione per gli affittacamere, a una o cinque stelle. La frittata è stata fatta e scodellata mencia prima che fosse cotta, l resto sarà un seguito di cerotti.
Questo sistema delle camere in affitto, Marzio, fa parte delle genialate degli smartphones da un lato e dalla miseria dall’altro. Il fenomeno riguarda non solo Firenze, spesso la gente senza lavoro o con poco reddito, agghinda una camera e un bagno e si trasforma, grazie alla rete, in affittacamere……sul resto, è un declino generale, o forse vale dire che “eravamo felici e non lo sapevamo”.
Caro Silla,
intervengo perchè il problema da te sollevato è centrale per chiunque abbia a cuore Firenze. Non credo sia esclusivamente di Firenze, ma per quello che ne capisco (poco) credo che a Firenze abbiamo perso, per chissà quanto tempo, il treno che pure era passato. Mi spiego: trenta e passa anni fa, quando ero amministratore comunale, il mantra per tutti era che era necessario “decongestionare” il centro storico, espellendo proprio le funzioni che tu hai indicato e che giudichi, ora che l’espulsione è avvenuta, come la principale causa della sua decadenza. Purtroppo la rete stradale e i servizi pubblici sono quello che sono e “coloro che nel centro si recano” quotidianamente (e viceversa) incontrano mille difficoltà. Temo che la tranvia di superficie che si sta realizzando non sia in grado di risolvere il problema. Ed ecco il treno che è passato e che abbiamo perso. Proprio in questi giorni è stato confermato il sottopasso della città della ferrovia ad alta velocità. Non ci sarà più la stazione progettata da Foster. Ci sarebbe voluto il coraggio, nella lunghissima trattativa con le nostre ferrovie, di mettere nello stesso pacchetto anche la metropolitana in sotterranea. A costo di rimangiarsi qualche decisione già presa. Non è successo, ed ora la situazione è quella che tu denunci. Ovviamente l’intervento da te proposto (l’utilizzo a fini di edilizia residenziale pubblica dei grossi edifici privati e pubblici vuoti) porterebbe un apprezzabile miglioramento. E di questo, necessariamente, occorre secondo me accontentarsi.