Un film sull’assurdità delle guerre di religione.

Viene da una lunga gavetta fatta di videoclip con cantanti quali Alice, Dalla, Battiato e spot pubblicitari pluripremiati e quando nel 1997 il suo film “Porzus” fu presentato a Venezia , venne dichiarato evento cinematografico dell’anno anche se alcuni denunciarono un certo astio nei confronti dei partigiani rossi, come se far conoscere una pagina poco nota della nostra storia del secolo scorso potesse far del male.
Era la sua opera prima ben girata, ben diretta, ben recitata. Prometteva bene ma Martinelli aveva e ha quello che per molti è un grave difetto: ama la storia e cerca di raccontare i fatti per meglio capirli e farli capire. Soprattutto vuole capire perché siamo arrivati a questo punto, da dove veniamo, cosa ancora dobbiamo scoprire della nostra storia più o meno recente.
E’ uno che vuole conoscere e far conoscere ed ecco che dopo averci raccontato la lotta fratricida fra due fazioni partigiane nel febbraio del 1945, nel 2001 decide di girare “Vajont – La diga della vergogna” ma anche questa volta c’è chi storce la bocca…un attacco troppo diretto verso i responsabili della sparizione di un’intera vallata!
“Piazza delle cinque lune” (2003) sul sequestro Moro, 25 anni dopo il suo rapimento ha riaperto e ricordato un periodo della nostra storia politica più recente.
Poi ci ha messo anche del suo e “Barbarossa” in aria leghista (non dimentichiamo un cameo di Bossi, allora padre incontrastato della Lega) non è certo un film all’altezza dei suoi precedenti, ma chi sa fare cinema può anche avere dei cedimenti.
Perché questa introduzione? Forse per avere anche io più chiaro quanto sia lungo e difficile il percorso verso una conoscenza più approfondita della nostra storia.
L’11 aprile è uscito (a Firenze solo all’Uci Cinemas, uno di quei contenitori di 8/10 sale, cattedrali nel deserto, alla periferia estrema; in provincia di Pistoia a Pescia ) l’ultimo film di Renzo Martinelli “11 settembre 1683”.
Partiamo dal titolo. Appena sentiamo la data 11 settembre, subito pensiamo all’attacco alle Twin Towers. Era il 2001 e chiunque avesse il televisore acceso intorno alle 13 aveva l’impressione di vedere scene di un film catastrofico. Si trattava invece di una catastrofe vera. Ora se fossimo un minimo scaramantici potremmo chiedere la cancellazione della data 11 settembre dai calendari. C ‘è stato infatti un altro 11 settembre catastrofico: nel 1971 in Cile, proprio in quella data finì la presidenza di Salvador Allende e si instaurò la dittatura di Pinochet.
Martinelli racconta di aver sentito nominare per la prima volta Marco d’Aviano la sera precedente la presentazione di “Vajont”. Era stato deciso che il la proiezione si sarebbe tenuta all’aperto proprio nei luoghi del disastro. Pioveva da due giorni e il regista era giustamente preoccupato per la riuscita della serata. Fu avvicinato da uno degli organizzatori che lo tranquillizzò “…abbiamo pregato Marco D’Aviano (il frate predicatore dichiarato beato da Giovanni Paolo II) … tranquillo domani non piove”, Il giorno dopo la proiezione andò bene. Non pioveva.
Mentre organizzava i set e girava altri film per 12 anni Martinelli ha continuato a pensare e a studiare la strana figura di questo frate che girava le corti europee, ha effettuato ricerche e si è avvalso anche della consulenza di Valerio Massimo Manfredi che ha scritto con lui la sceneggiatura del film.
Karà Mustafa, grande condottiero musulmano vuole arrivare da conquistatore al cuore pulsante dell’Europa, entrare a Vienna con il vessillo verde con luna crescente dorata. Il vessillo del profeta, affidatogli dal sultano Maometto IV, avrà come ultima destinazione Roma, la culla della cristianità, e Karà Mustafà è convinto che il su dio lo spinge ad un’impresa sovrumana. A lui si contrappone Marco d’Aviano un semplice predicatore anche lui convinto che il suo dio lo spinge ad una grande impresa: impedire all’Islam di dominare l’Europa. Dal loro Incontro/ scontro la ragionevole certezza che cambierà i destini del mondo.
Dopo due mesi di assedio, quando le truppe dell’imperatore Leopoldo I alleato del re di Polonia Jan Sobrieski, sembrano ormai sconfitte, parte la controffensiva che in 36 ore ribalterà le sorti del combattimento; risultato dello scontro finale sarà una carneficina. La controffensiva durerà circa 15 anni (l’ultima crociata) e la pace di Karlovitz avviò il tramonto del potere ottomano.
Il regista quindi racconta fatti realmente accaduti forse con una certa enfasi ma non certo con l’ossessione di voler affermare l’identità cristiana contro quella islamica. Quanto poi al tentativo da parte di certa critica di voler vedere nell’ attacco alle torri gemelle “una fredda vendetta” per quella sconfitta di trecento anni fa, mi sembra , nonostante tutto, forzato.

Lascia un commento