Un film adatto a tutta la famiglia. Dovrebbe girare nelle scuole per far conoscere la Shoah ma soprattutto per suscitare la passione della lettura, l’amore per i libri, la ricchezza culturale che possiamo possedere imparando ad amare le parole.

Parlando di dittatura e di imbonitori dall’eloquio troppo facile, sia il libro che il film ci fanno riflettere sulla pericolosa inutilità di tanti discorsi che potrebbero sembrare buoni ed entusiasmanti, ma che nascondono, troppo spesso, la volontà di trascinare per una strada già tracciata piena di pericoli per la libertà individuale e di giudizio, che vengono falsamente indicati come facilmente superabili, una volta che si lasciasse ad altri la fatica di pensare al posto nostro.
Quindi storia della crescita di Liesel in uno dei periodi più bui della nostra storia del secolo scorso. Mentre si afferma la dittatura nazista una bambina riesce a non farsi travolgere dalla follia della guerra opponendo all’orrore dei roghi l’impulso irrefrenabile di “salvare” libri e porta a casa, dopo il funerale del fratellino, un libro che non sa ancora leggere. Per la sua incapacità di leggere (ha già nove anni) sarà a lungo derisa dai compagni di scuola, ma con pazienza il padre adottivo la avvierà a quello che sarà destinato a diventare un grande amore, quello per la lettura.
Comincia così la sua educazione “letteraria” sotto la guida sapiente e discreta di Hans Hubermann (il padre adottivo), educazione che sarà poi perfezionata e affinata da Max Vandemburg, un ragazzo ebreo sfuggito ai rastrellamenti e tenuto nascosto dai genitori adottivi di Liesel. <le parole dei libri sottratti al rogo salveranno la ragazza dalla paura e dall’ignoranza.
Gli orrori della Shoah sono narrati e intravisti attraverso lo sguardo disincantato e/o umido di lacrime di Liesel, che ha sempre presenti le parole del padre, tanto vicine a quelle che Don Milani avrebbe dedicato, anni dopo, ai suoi alunni della scuola di Barbiana “…quante più parole conosci e sai usare tanto più difficile sarà per gli altri sottometterti” e mentre Hitler usava le parole per imporre al popolo tedesco cosa credere e cosa leggere, Liesel impara a leggere e conquista, attraverso le parole la capacità di pensare con la propria testa.
Nel libro e nel film spicca la presenza/mancanza degli ebrei; ci sono le loro case, i loro negozi abbandonati, segno forte della presenza di una realtà e di un equilibrio che non esistono più, mentre una voce fuoricampo accompagna capitoli e scene , voce che appartiene alla morte, amica ironica della guerra alla quale si accompagna sempre.
Nella notte fra il 10 e l’11 maggio del 1933 Goebbels. nella sua lotta contro i libri e l’arte degenerata scatena il più grande rogo di testi della cultura tedesca e mondiale, segno tangibile dell’imbarbarimento culturale del regime che si stava affermando. Nel rubare i libri Liesel è spinta prima dalla curiosità (ironicamente il primo libro che ruba è “il manuale del perfetto becchino e realizzatore di fosse cimiteriali”, libro che non potrà leggere subito perché ancora incapace), poi dalla rabbia che la spinge a rischiare anche la vita per sottrarre i libri al fuoco, libri letti la notte per tenere lontani l’orrore e la morte dato che le parole sono vita.

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