Intervista a Giorgio Fidenato, Presidente degli Agricoltori Federati di Pordenone .

Giorgio Fidenato, per quali ragioni è stata scelta, tra le tante battaglie di libertà e/o libertarie, l’abolizione del sostituto di imposta?
“La figura del Sostituto d’imposta concentra in se gli elementi peggiori di uno Stato. Infatti con questo strumento esso si appropria del frutto del lavoro di un individuo costringendo (meglio dire schiavizzando) una persona fisica o giuridica a darsi da fare per recuperare questo frutto a proprio favore. E’ la perversione massima: appropriarsi delle risorse di un’altra persona senza fare direttamente nessuna fatica.”
Come ha proceduto l’associazione operativamente?
“L’Associazione ha diversi associati che sono datori di lavoro e che sono costretti ogni anno a spendere soldi e tempo per fare questa funzione. Ha quindi studiato la norma ed ha immaginato gli scenari che si sarebbero aperti in caso di un possibile contenzioso. Innanzitutto ha avvisato i propri dipendenti che da un certo punto non avrebbe più proceduto a svolgere la funzione e che avrebbe provveduto a versare il lordo totale. Ha voluto anche tranquillizzarli che avrebbe cercato di fare di tutto per non metterli in difficoltà di fronte alla legge. Ha quindi provveduto ad autodenunciarsi al direttore dell’Agenzia delle Entrate, al Ministro delle Finanze, all’INPS. Ha invitato anche i dipendenti a chiedere all’Agenzia delle Entrate o all’INPS come procedere per poter pagare direttamente le tasse e i contributi INPS, in maniera che fossero esentati da qualsiasi possibile sanzione futura.”
A che punto è l’intero contenzioso e quali sono gli obiettivi immediati dell’Associazione?
“Non nutriamo grosse speranze nella Giustizia italiana. Abbiamo visto già dalla prima pronuncia del febbraio 2011 che la magistratura italiana è fondata sul positivismo e non ragiona in termini di legittimità di una norma. Inoltre riteniamo che i magistrati siano in conflitto d’interessi e che capiscano molto bene quali possono essere le ripercussioni sulla loro retribuzione di un’eliminazione delle funzioni del sostituto d’imposta. Dopo una pronuncia negativa del Tribunale del Lavoro di Pordenone, abbiamo proposto appello presso la Corte di Appello di Trieste. Siamo in attesa dell’udienza e della pronuncia della Corte di Appello. Gli obiettivi immediati dell’Associazione sarebbero quello di suscitare un forte movimento di condivisione ed emulazione della nostra iniziativa tra i datori di lavoro, anche se ci rendiamo conto che è difficile, visti gli ostacoli di ogni tipo che le autorità cercano di frapporre ad un’iniziativa di questo genere.”
Quali sono invece gli obiettivi indiretti, vogliamo dire: politici?
“L’iniziativa nostra non è stata compiuta per avere fini politici, anche se possiamo capire che potrebbe mettere in moto alcune conseguenze in-intenzionali. Ci farebbe assolutamente piacere che la risonanza della nostra iniziativa facesse capire a tutti gli individui, siano essi datori di lavoro che lavoratori, che non bisogna avere paura di rivendicare la nostra libertà, che lo Stato non ha diritto di prenderci la nostra vita e la nostra libertà. Il tutto senza la necessità di spargere sangue ma solo con la nostra forza di volontà.”
Quando avete detto ai vostri dipendenti e collaboratori: da oggi non provvederemo più a versare per voi imposte e contributi, che cosa hanno risposto, come l’hanno presa?
“Non c’è stata molta meraviglia, conoscevano già il pensiero del Presidente. La loro e la nostra preoccupazione principale è stata quella che non perdessero i loro diritti e non subissero sanzioni per la nostra scelta. Per questo abbiamo fatto fare a loro 3 o 4 raccomandate in cui chiedevano all’Agenzia delle Entrate come fare per procedere al pagamento di quanto avevano direttamente ricevuto da noi. Per le tasse non c’è stato alcun problema perché hanno provveduto a pagare le tasse con l’unico. Con l’INPS, invece, è stato più difficile perché non c’è un meccanismo che permette loro di versare i contributi direttamente. Staremo a vedere come andrà a finire, quello che è certo è che essi non hanno colpa (e quindi non possono essere soggetti a sanzioni) se non riescono a versare i contributi all’INPS. Hanno chiesto come fare, ma la risposta avuta è che non c’è un modo per pagare direttamente.”
E le locali associazioni sindacali cosa ne pensano?
“La CGIL si è schierata contro, adducendo ragionamenti assolutamente privi di senso. Le altre stanno tutte zitte, a guardare l’evoluzione degli eventi.”
Che tipo di attenzione ha intercettato l’Associazione da parte dei cittadini e delle altre Associazioni imprenditoriali?
“Premesso che è un argomento che interessa potenzialmente tutti i datori di lavoro, abbiamo chiesto l’appoggio ufficiale di tutte le associazioni dei datori di lavoro, ma l’unica che ci ha risposto è stata la Confcommercio, la quale ci ha detto che ci terrà in considerazione. La Confindustria a livello nazionale non si è nemmeno degnata di risponderci. Certo, noi siamo un microbo nei loro confronti, non pretendiamo di essere posti sul loro stesso piano. Però siamo convinti che l’argomento interessi molto ai loro associati. Ma siccome amministrano il potere con i politici, nutriamo scarsa speranza che mai Confindustria prenderà posizione sull’argomento.”
La stampa si è interessata al caso?
“Si, siamo parzialmente soddisfatti. L’interessamento c’è stato a livello locale, ma anche nazionale soprattutto dopo la presa di posizione a nostro favore di Ostellino. Ci sarebbe piaciuto che oltre a un rilievo di cronaca, i giornalisti avessero approfondito le profonde ragioni della nostra scelta per far capire al pubblico di cosa stiamo trattando. Ma, si sa che siamo in Italia e dai giornalisti non possiamo pretendere di più.”
Visto che siete un’associazione di imprenditori del settore, quali sono gli ostacoli più pesanti allo sviluppo del settore primario nel nostro Paese?
“Noi ci siamo chiamati Agricoltori Federati in ossequio ai Federated Farmers neozelandesi che oltre 20 anni fa appoggiarono la politica del loro governo di smantellamento degli aiuti pubblici in agricoltura, perché si resero conto che provocavano solo distorsioni e difficoltà economiche. L’agricoltura del nostro Paese, oltre a risentire il clima generale di difficoltà economica, ne subisce il peso particolare del settore: nonostante sia il settore più assistito, è anche quello più in crisi, il che la dice lunga su quanto male faccia l’interventismo statale. La costante droga di aiuti pubblici che da oltre 50 anni inonda le campagne europee, ha impedito una normale e graduale evoluzione economica delle stesse. Nonostante i circa 7 miliardi anni di € che inondano le campagne italiane, molte aziende sono sull’orlo del fallimento, strangolate da debiti di malinvestimenti che non stanno dando i loro frutti.”
Qual’è la ricetta per dare agli agricoltori una prospettiva credibile e, quindi, un domani?
“Insieme al Movimento Libertario e tramite la sua casa editrice, la Leonardo Facco Editore, abbiamo tradotto un libro che parla della esperienza neozelandese del passaggio tra agricoltura assistita ed agricoltura imprenditoriale. Il titolo del libro è Agricoltura e sussidi: sfatare un mito. Questo libro è stato scritto dal Presidente dei Federated Farmers neozelandesi in carica nel 1985, momento dell’abbandono totale e immediato della politica dei sussidi e del passaggio repentino ad un’agricoltura imprenditoriale. Stante a questa esperienza ci sentiamo di augurare all’agricoltura italiana ed europea un immediato abbandono della politica dei sussidi ed un immediato passaggio ad un agricoltura di libero mercato. Può sembrare una cura troppo drastica, ma siamo convinti che si porrebbe fine ad un’agonia che sembra non finire mai.”

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