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“La rana gracida”. Libro e spettacolo. Storia di un partigiano senese

di Enrico Martelloni | 22 Aprile 2012

Una candela spenta, una radio d’epoca, qualche oggetto sparso sul tavolino e la voce narrante di Francesco Burroni che accende il suo racconto, la storia di “Gino “ partigiano per libertà di scelta. Ecco, in una sala con appena cinquanta posti che fanno il luogo intimo come fossimo al canto del foco di casa nostra, un racconto della guerra di resistenza. Le suggestioni di questa storia che Burroni narra è quella di un partigiano senese; diciamo di Fontebranda, uno dell’Oca, insomma. Gli eventi sono veri e “Gino”, nome di battaglia, è Renato Masi. Burroni ne ha curato la stesura, rimesso in ordine come briciole di una storia più grande di Renato e ne ha fatto un buon pane, profumato come si usava un tempo. Lo spettacolo non ha pause, la narrazione è appassionata, talvolta sognante, intensa, con delle belle canzoni allora in voga, accompagnate alla chitarra da Giulio Stracciati e al clarinetto da Mirco Mariotti che Francesco distribuisce per tutto il suo racconto, senza stancare. Nonostante la lunghezza, senza pausa, l’attore propone nel suo spettacolo il libro“La rana Gracida” edito da Pascal, nell’ex Casermetta fascista di un tempo, ora museo sul ventennio, “Stanze della memoria” dell’istituto storico della resistenza, vicino alle poste centrali, in Via Malavolti. Da questo museo che raccoglie testimonianze di un’epoca lontana, leggiamo le contraddizioni di quel tempo, tragico e fatale per le generazioni che le vissero: i campi di sterminio, le leggi razionali, la propaganda fascista, la sua popolarità e il suo declino, la resa incondizionata dell’Italia all’alleato, la partecipazione al riscatto della nazione, che agli occhi di “Gino”, comunista, doveva riportare la libertà. La bellezza del racconto, non deve far pensare alla fazione; il mondo era così e se non eri comunista o socialista, non voleva dire che non eri antifascista. Quello che colpisce profondamente, è il senso della libertà che questo uomo aveva innata, che faceva a cozzi con quella ideologia altrettanto tiranna e anzi più subdola; ma nella circostanza, era la risposta al sopruso, alla marcata ingiustizia del regime, e all’ignavia dei molti che avevano accettato il fascismo come inevitabile. L’Uomo vive immerso nelle sue contraddizioni, perché fare una colpa a “Gino”? Procede per tentoni, a volte arretrando, verso una giusta via che è quella del bene comune, dell’essere per il nostro prossimo fratello ed amico. L’uomo che ha narrato Burroni è un uomo libero di decidere di lottare contro la prepotenza, libero per donare la libertà anche a coloro che, in fin dei conti, pare non esserne interessati molto, al punto di dire “Passerà anche questa” mentre si adeguano al regime, alle ideologie, agli orrori, grandi e piccoli della vita. Vittori ha passione e forza per partecipare a liberare la sua Siena e poi l’Italia. Finisce per arruolarsi nel nuovo esercito italiano a fianco degli alleati. Va oltre la linea Gotica fino a Venezia. Attraverso un racconto cominciato l’8 novembre 1924, data di nascita di Renato Masi, fino alla conclusione della liberazione d’Italia, Burroni racconta Siena com’era allora, ricostruendo la vita di contrada, della città e d’Italia. Una sedia accanto al tavolino e radio Londra che da il segnale convenuto “La rana gracida”. Testimone una candela, simbolo e materia, elemento scenografico essenziale ma indispensabile che chiude la storia, appena spenta dal soffio del narratore.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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