Politici/2: il “pensiero debole” di alcuni politici (a partire da quello di Giorgia Meloni in geografia)

Da buon frequentatore di libri (nonché cultore della geografia dalla prima elementare) mi chiedo: ma è mai possibile che chi ci “comanda” non debba quasi mai manifestare una cultura solida?

di Fabrizio Amadori | 19 febbraio 2018

Tempo fa lessi di un sondaggio svolto tra i politici riguardante le città straniere. Venni a sapere che la signora Meloni, fondatrice di Fratelli d’Italia, riteneva che Dublino fosse una città inglese. Rimasi interdetto: Dublino è una magnifica città popolata da persone che non gradirebbero essere considerate britanniche, e tanto meno inglesi: supposi che dietro ci fosse un tentativo nobile della Nostra, il tentativo cioè di avvicinare i popoli. Me ne stupii, però, in quanto non mi sembrava che la signora Meloni fosse la persona giusta per tentare un’operazione del genere, ma sorvolai su un simile dettaglio. Dopodiché, in un’altra trasmissione televisiva, la “Giorgia nazionale” decise di far cadere ogni dubbio, e di rendere chiaro quanto qualcuno malignamente sospettò: la “Grande Politica Italiana”, infatti, sostenne “urbi et orbi” che 60 milioni di americani – o meglio, statunitensi, non ci allarghiamo – costituissero metà della popolazione Usa. I geografi di tutto il mondo ascoltandola si erano precipitati a prendere gli atlanti, supponendo che un personaggio tanto in vista potesse avere qualche informazione in più di loro, ma niente da fare: gli abitanti statunitensi erano rimasti sempre gli stessi, e non erano 120 milioni, superando abbondantemente i 300 (precisamente 323) nell’Anno Domini 2016, e non c’era stata nessuna catastrofe. O meglio sì, Trump alla Casa bianca: ma Trump alla Casa bianca non è stato ancora in grado di ridurre la popolazione Usa nei termini che evidentemente vorrebbe la signora Meloni, a cioè meno dei suoi due quinti attuali. Certo, ci sta lavorando, con tutti gli stranieri che vorrebbe mandare via: ma forse mi sbaglio, e la Meloni aveva in testa una cifra esatta, ossia quella della popolazione americana prima della Seconda Guerra Mondiale, perché a quell’epoca lei si è fermata. Purtroppo, però, da allora di cose ne sono successe, cose come la Seconda Guerra Mondiale appunto, terminata con la vittoria degli Alleati, ossia dei democratici: cose, insomma, che la signora Meloni vuole forse rimuovere o dimenticare da buona allieva dei neofascisti italiani? E non so se un’ipotesi del genere la salvi da quella di sospetta ignoranza (per lo meno in geografia): penso di no, in effetti. Da buon frequentatore di libri (nonché cultore della geografia dalla prima elementare) mi chiedo però: ma è mai possibile che chi ci “comanda” non debba quasi mai manifestare una cultura solida? Ed inoltre: non sarà che la politica con la “p” maiuscola, la politica dei valori e delle grandi visioni, sia latitante in Italia proprio perché una buona parte della nostra classe politica fa fatica a leggere un libro serio al mese? Per cui i suoi membri, ben lontani dal cercare di proporre Grande Politica e di praticarla, provano ad abbassarla al proprio livello, che è quello dell’amministratore di condominio. Saper amministrare serve, per carità, ed io sostengo da tempo l’idea che un politico, prima di andare a Roma in qualsiasi veste, debba aver dimostrato di saper gestire un territorio, piccolo o medio che sia: ma a Roma si va innanzitutto a portare una visione, non una tecnica. Il politico infatti è come un artista: c’è il mestierante, quello che conosce tutto della procedura, e c’è il talentuoso. Il talentuoso è colui che ha una visione degna di questo nome. L’altro può rimanere ad amministrare una cittadina di 15.000 abitanti. Ma non può interpretare e gestire fenomeni come la disoccupazione, o l’immigrazione, senza  delle idee chiare e profonde in testa, sostenute dal contatto con la gente, certo, ma anche coi grandi pensatori. Uno di questi due contatti da solo non basta. Certa sinistra deve essere meno snob, e smettere di credere di aver letto solo lei Marx, Tocqueville o Popper (posto che l’abbia fatto davvero): ma la Meloni dovrebbe sapere esattamente dove sta la capitale d’Irlanda (Eire), e magari qualcosa in più. Dovrebbe sapere, ad esempio, i nomi di alcuni letterati e pensatori dublinesi i libri dei quali possono risultare utili a comprendere che niente è ovvio, o banale, o scontato, soprattutto quando si parla di Grande Politica.

 

Fabrizio Amadori

 

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico "Mazzini", laureato in filosofia all'Università Statale del capoluogo ligure, ama la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all'estero (Zambia), si occupa da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al suo attivo ha numerose pubblicazioni - articoli e interviste - su giornali e riviste culturali nazionali ("Filosofia", "Avanguardia", "Poeti e poesia", "Ideazione", etc.). Da ricercatore in ambito letterario ha scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il suo breve saggio "Ragionare alla Poe", "Avanguardia" n. 59). Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col suo pamphlet "Giovani e potere" - o "Giovani, sesso e potere" a seconda dell'edizione - (prefazione di Dino Cofrancesco), ha potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, si è occupato per i giornali anche di cultura. Di recente ha iniziato a pubblicare alcune poesie - o "testi rimati" come li definisce lui - sulla rivista "Poeti e poesia". Già membro della segreteria della "Enzo Tortora" di Milano e Consigliere generale della "Coscioni", si è occupato come oratore del referendum per l'abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano "Liberazione" - di ispirazione comunista - ad usare come allegato per la campagna il materiale dell'associazione radicale.

11 commenti

  1. Gian Franco Orsini

    Mi scuso con A. Scarlino al quale mi sono rivolto per errore. Mi riferivo invece a Fabrizio Amadori.

  2. Gian Franco Orsini

    Di che cosa si meraviglia A. Scarlino? In quarta elementare attualmente agli alunni si insegna l’antica civiltà egiziana e niente sulla storia, la geografia e l’organizzazione del proprio paese. Ben pochi dei politici italiani parla correttamente la lingua inglese e conosce i rudimenti dell’economia necessari in un mondo globalizzato. Ricordo con affetto il mio maestro Cavallo che, nei lontani anni ’40-’41, pretendeva e otteneva dai suoi alunni la conoscenza di tante “nozioni” che sono rimaste per sempre nelle loro giovani menti.

    • Comunque è un meccanismo psicologico abbastanza noto quello di contrapporre “il bel tempo che fu” al presente che spesso, ammettiamolo, non capiamo bene. Non credo affatto che un sistema nozionistico come quello fascista fosse migliore di quello attuale. Credo che a scuola la differenza, purtroppo o per fortuna, la faccia sempre il docente. Credo che lo scopo della società sia quello di formare buoni docenti, indimenticabili come il maestro da lei segnalato. Non credo, invece, che sia vero che la sciura Meloni mostri carenze imbarazzanti per via del sistema scolastico in generale. Credo che il quadro sia più complesso e che riguardi, nel suo caso, considerazioni circa chiari obiettivi personali, i quali, per quanto riguarda la Nostra, non erano evidentemente quelli di diventare una intellettuale. Da qui la mia richiesta alla GPI (Grande Politica Italiana) di smettere di metter becco nelle questioni culturali – qualcuno sul sito ha fatto l’esempio, azzeccatissimo secondo me, della grossolanità “meloniana” nel commentare le politiche del museo egizio di Torino – e continuasse a parlare di quello che sa: cioè, temo, poco. Felice, ovviamente, di sbagliarmi, per carità! Saluti, FA

  3. Adalberto Scarlino, Firenze

    Per quel che si ascolta ( troppo poco, forse, perchè pesante da ascoltare ), sia Berlusconi sia Renzi manifestano gravi lacune in storia, letteratura, diritto ( mi limito alle materie che un po’ conosco ). La loro sembra ( dico SEMBRA ) una cultura povera, movimentata da una abbondanza di bugìe : sistematiche, ormai, da”stai sereno” a “mi ritiro”, quelle del nostro Renzi; spudorate quelle di Berlusconi, che arriva a dichiarare democratico ” ( sic ) il metodo di decidere nel suo partito, spiegando ( spiegando, l’ho sentito da Lilli Gruber ) che, per un problema, lui riunisce due-tre persone – intelligenti, ha sottolineato ; scelte da lui, questo non è stato a precisarlo – chiede il parere e poi decide ( Lui, ovvio! ). Congressi, tesi, maggioranze, minoranze, votazioni, elezioni interne…quando mai ? !
    Giorgia Meloni, almeno, è leale, coerente, genuina.

    • Credo che la signora Meloni sia una donna a cui mancano i fondamentali dell’istruzione obbligatoria. Ribadisco che per me Renzi e Berlusconi sono senz’altro più preparati. Detto ciò, neppure loro sono degli intellettuali, naturalmente. Ma il punto era ed è proprio questo: che non bisogna esserlo per evitare di dire le sciocchezze espresse ultimamente dalla sciura Meloni. Ma poi, insomma, stiamo parlando di un ex (ex?) neofascista, o sbaglio? Non ho capito perché dovrei farmi trascinare a parlare di una sciura a cui ho dedicato solo un articoletto di passaggio. Quando vorrò provare a fare qualche riflessione seria cambierò persona e mi dedicherò ad un politico nazionale degno di questo nome. La sciura Meloni, insomma, non mi appassiona, mi spiace. Proprio no. Saluti. FA

    • Per essere chiaro sino in fondo, credo che il livelllo cultura, e di penetrazione della realtà, della sciura Meloni sia simile a quello del sciur Di Maio il quale si sente ogni volta tenuto a precisare che il candidato premier dei 5 stelle è… Luigi Di Maio: come a dire, che non ci crede neppure lui e se lo deve continuamente ricordare. Credo che l’unica appartenenza culturale del Nostro – inconsapevole naturalmente – sia quella alla filosofia di Leibniz, per la quale viviamo nel migliore dei mondi possibili. Detto ciò, ho scritto due articoletti sul sciur Di Maio e nessuno si è scomposto. Ne ho scritto uno sulla sciura Meloni e ho scatenato un po’ di proteste. Non riesco onestamente a vedere una differenza culturale tra i due e la mia disistima culturale e ideologica nei confronti della sciura Meloni è tale che messo alle strette e dovendo scegliere temo che punterei sul Genio di Avellino, come l’ho definito su questo sito: e credo di aver detto tutto…

  4. Paolo Francia

    Ma cos’é questo esamino di cultura generale, come lasciapassare politico?!? Macron, preparatissimo, è un politico arrogante che sta mettendo in mutande la Francia, e allora? La prova che non basta essere persone dotatissime a scuola, i primi della classe, per essere grande politico, fasullo, patacca! Certo, una cultura e un saper parlare ci vuole, e mi pare che la Meloni sia persona schietta, che parla in modo comprensibile e logico! allora perché attaccare l’unica donna che si presenta in un panorama tristemente maschilista?
    Ce ne fossero di donne come lei, se non si fosse alleata col Berlusca e il Salvini, meriterebbe il voto.

    • Carissimo,
      non credo che bisogna essere primi della classe per sapere che Dublino è la capitale dell’Eire e che gli Stati Uniti non hanno 120 milioni di abitanti. Forse abbiamo una diversa concezione del livello minimo di cultura a partire dal quale si può iniziare a parlare di “secchioneria”. La Meloni ha mostrato una preparazione da scuola obbligatoria imbarazzante. Quanto a Macron, non so cosa stia combinando in Francia, ma è chiaro che non confonderei i due personaggi per via della loro storia personale assai diversa, direi.
      Rispetto alla schiettezza della signora Meloni, ebbene, dubito che si possa parlare di virtù nel suo caso: la schiettezza senza la necessaria riflessione e serietà a priori può diventare un fattore di imbarazzo personale nonché nazionale, se la Grande Politica Italiana dovesse rappresentarci davanti al mondo. Se lei intende farsi rappresentare da persone come la sciura Meloni, buona fortuna!

  5. Adalberto Scarlino

    L’autore si è accorto solo di Giorgia Meloni ? Ce ne sono tanti altri – tra i nostri uomini di partito – che sono caduti in ignoranza o confusione. Numerosi i casi: si va dalla celebre Gavinana di Matteo Renzi al Sudamerica di Luigi Di Maio. Ricorda, gentile Amadori ?

    • Sì, ma la Meloni ha un grosso difetto ai miei occhi,, un difetto a causa del quale ella spicca: è stata allieva dei neofascisti. Ognuno di noi ha delle preferenze, nel bene o nel male. Tra Meloni e Renzi, Renzi for ever, direbbe qualcuno.
      A parte gli scherzi, scrivere articoli significa fare delle scelte a causa delle quali ci si espone: lei fa bene a rimproverarmi un po’ di partigianeria: io, forse, faccio bene a scrivere di chi mi pare.
      Le confesserò tra l’altro che non mi ero accorto degli svarioni di Renzi, mentre sparare su Di Maio è come sparare sulla croce rossa: ed infatti, se nota, l’ho fatto a mia volta in almeno due articoli.
      Non credo però che Renzi, o Berlusconi, abbiano lacune gravi come quelle della Meloni, onestamente.
      Un caro saluto
      FA

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