Non piccole regalie ma una vera e profonda riforma del Welfare

La sentenza della Cassazione sulle badanti è l’ultimo segnale: il sistema non regge più e viene ogni giorno smantellato di fatto. Gli eredi dei costruttori dello Stato sociale farebbero bene a prenderne la bandiera invece di disperdersi in piccole polemiche.

di Nicola Cariglia | 8 gennaio 2018

Sarà bene prestare la massima attenzione alla pronuncia della Cassazione depositata lo scorso 3 gennaio sul diritto al riposo continuativo di 11 ore delle (o dei) badanti. Oppure, ancora una volta, saremo costretti a rincorrere soluzioni quando ormai la situazione sarà diventata ingestibile. Nessuno mette in discussione il merito di tale decisione ed il sacrosanto diritto a condizioni di lavoro umane ed eque. Ma, proprio per questo, è urgente applicarsi subito alle conseguenze che la pronuncia della Cassazione è destinata ad avere.

Sono circa 2,5 milioni gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, in Italia. E il numero è in rapido aumento. In meno di 40 anni, infatti, gli over 75, da 6,7 milioni dovrebbero salire a 10,5 milioni. Fino ad ora il carico di questa situazione  grava, quasi del tutto, sulle famiglie. Che assistono direttamente tali soggetti nelle abitazioni e che pagano gli indispensabili sostegni a domicilio o le rette alle strutture che li ospitano. E’ un sistema già in crisi, che non regge più. E quanto stabilito dalla Cassazione rappresenta una ulteriore spallata. O, se preferite, un ineludibile segnale che il tempo è scaduto per una radicale trasformazione del nostro welfare. La scelta è drammaticamente chiara: o si riforma, o lo si abolisce perché i costi sono insostenibili.

La scelta è politica che più politica non può essere. Senza ulteriori, indispensabili interventi, si avrebbe da ora in poi un aggravio di costi per le famiglie che già rappresentano il quasi esclusivo sostegno per i soggetti non autosufficienti. E sarebbe, di fatto e alla zitta, un ulteriore contributo allo smantellamento dello Stato sociale. Per molti un obbiettivo da perseguire, in omaggio ad una visione liberista e per  niente liberale della società. In questo quadro, l’emendamento in Legge di Bilancio 2018 che ha istituito un fondo di 60 milioni di euro per l’assistenza di anziani e malati in casa (in tre anni) rappresenta nient’altro che una foglia di fico, dato che molto di più dovranno spendere le famiglie, costrette, per effetto della sentenza della Cassazione, a dotarsi di due o tre badanti per accudire ai propri cari. E ciò, mentre stentano le misure, pure previste dalle leggi, per riconoscere, a chi assiste familiari bisognosi, provvidenze e diritti che consentano di conciliare l’attività assistenziale e lavorativa (flessibilità, part time, etc.).

In definitiva la Cassazione ha offerto una occasione per innescare, con il suo verdetto sulle badanti, una discussione sulla riforma dell’intero sistema del welfare, che non può essere oggi lo stesso delle sue origini di fine ottocento.  Non può, cioè, restare basato esclusivamente sull’intervento dello Stato ma coinvolgere altri protagonisti: Terzo settore, welfare aziendale, volontariato, etc.

Gli eredi di coloro che a fine ottocento furono i protagonisti dello Stato sociale, attento ai bisogni delle famiglie, dei disoccupati, dei malati, dei vecchi, dei bambini dovrebbero essere i primi a scendere in campo. Decidano di impegnarsi seriamente per un nuovo e moderno Welfare che potrebbe, da solo, rappresentare il cemento di una forza di sinistra che aspira a governare. Oppure si rassegnino al triste declino attuale. Tra liti, divisioni e perenni proclami di rinnovamento che i fatti, puntualmente, si incaricheranno di smentire.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

8 commenti

  1. marzio siracusa

    Appunto Paolo, basta il coraggio di una rivoluzione radicale, altro che Terrore o Soviet. Occorre ripensare tutta la storia umana, contro le stronzate che ancora si insegnano nelle università come verità acclarate. Occorrono secoli di nuove intelligenze critiche dopo cui la rivoluzione radicale sarà un buffetto.

    • Paolo Francia

      Purtroppo, caro Marzio, la “rivoluzione” ma nel senso contrario a quella da noi auspicata, è già in atto, a questo proposito consiglio a te e a tutti di leggere un libro di Yuval Noah Harari “HOMO DEUS”, una breve storia dell’avvenire.

  2. marzio siracusa

    Paolo, hai non una ma mille ragioni, col problema degli anziani ci si diletta al buonismo. L’industria alimentare planetaria fabbrica schifezze per riempire i ventri di miliardi di persone e ammalarle, poi naturalmente c’è la bufala delle eccellenze e delle produzioni protette. La sentenza della Cassazione è pietosa perché tratta le badanti come se potessero avere un orario di lavoro. Grazie al ricerchismo la vita si allunga in condizioni miserevoli, ma invece di smettere di affrontare la questione nella prospettiva della piccineria cristiana, ci si esercita alla gara della soluzione più radicale e più buona. Stante la situazione attuale, la condizione degli anziani in parallelo al venir meno delle funzioni classiche della famiglia, si risolve solo con l’edificazione di giganteschi e capillari falansteri, organizzati in monolocali e bilocali, con servizi e ospedali interni. Ovviamente perché il tutto non scada nella solita utopia, occorre una revisione del welfare, in cui ipotizzo grosso modo che dalla nascita ai vent’anni si viva in garanzie di socialismo, dai venti agli ottanta in condizioni di capitalismo selettivo, e dagli ottanta alla tomba in forme assistenziali e obbligatorie da socialismo reale, appunto i falansteri. Come vedi si tratta di operare una riforma del welfare che seziona le condizioni operative delle età dell’esistenza individuale, una riforma che esige la fine del monoblocco della democrazia rappresentativa sostituita da una dinamica e differenziazione delle possibilità secondo le diverse età, in cui lo stesso merito deve subire un andamento a montagne russe, importante fino ai venti anni, selettivo dai venti agli ottanta, nullo dagli ottanta alla tomba. Parlo di età le cui variabili dipendono dal variare delle condizioni sanitarie, delle statistiche ecc. Ma è chiaro che nell’insensato proseguimento del “crescete e moltiplicatevi “, con una religione sanitaria che tiene in vita i cadaveri, non esiste altra possibilità, e il digitale docet, che obbligare le esistenze a ideologie sociali e politiche diverse a seconda delle età. Non si deve più scegliere l’ideologia della vita, ma adattare i passaggi della vita a diverse impostazioni ideologiche socialmente e politicamente garantite. Il resto mi sembra chiacchiera frenetica alla ricerca della soluzione globale che sarà sempre differita.

    • Paolo Francia

      Sarebbe bello se uno o piu politici applicassero quello che scrivi, ma come sempre, nella realtà questa è fantapolitica, visto che le industrie alimentari planetarie sono programmate per renderci malati, senza che i capi di governo muovano un dito, e poi arrivano le salvifiche industrie farmaceutiche, in una totentanz, dalla nascita alla bara, passando per l’inquinamento dell’aria che si respira.
      Insomma, non se ne esce come la si rigira, triste perché le soluzioni ci sarebbero e neanche cosi difficili.
      Regolare e diminuire la popolazione mondiale, invece di colonizzare e smerdare Marte e la Luna, nutrire meglio e spesso meno l’umanità (i diabetici e obesi ormai in epidemia si estendono a macchia d’olio) e creare strutture degne dagli 80 ai 100 e piu anni, finire con pensionati lager e carissimi, finite le differenze sociali (come sarebbe bello se sapessimo che almeno gli ultimi anni sarebbero sicuramente non di stenti e assistiti) e godersi la vita.

  3. Paolo Francia

    La situazione anziani/badanti è un universo fatto di 1000 sfumature, la Cassazione e i parrucconi dei giudici non potranno cambiare la realtà di persone delle quali non conoscono assolutamente nulla!
    Ho ospitato, per anni, badanti su badanti, speso tutte le risorse della famiglia, di quali ore di riposo si parla? Le badanti, spesso sole e senza famiglia, avevano casa, alloggio, vitto, fiducia dei datori di lavoro, sono state a volte oneste, altre maloneste, ladre, o affidabili, sincere o fasulle, bravissime o incapaci. Altro che sentenza cassazione e leggi!
    Il problema dell’invecchiare si risolve prima, cioé creando le condizioni perché la salute si mantenga il piu a lungo possibile, invece l’età media si alza, ma la qualità di questa differenza fa schifo nella maggioranza dei casi.
    La scienza ha allungato artificialmente la vita, i politici e gli industriali, fanno invece di tutto per farci ammalare, facessero leggi per evitare le schifezze in quello che si vende nei supernercati, si facesse in modo che tutte le persone potessero fare sport dalla piu giovane età e quindi alimentarsi meglio, ecco risolto il problema del welfare e delle badanti.
    Ma evidentemente i politici liberisti, hanno piu a cuore il profitto, e se poi tutti stanno meglio, a chi le rifilano le medicine?

  4. Gian Franco Orsini

    Finalmente si parla di economia. Verso la fine del secolo scorso l’Italia diventò un grande paese manufatturiero. Ciò ha permesso al nostro paese di costruire il suo welfare. Con la crisi economica del 2009 l’italia ha perso il 25%-30% della sua produttività e così il nostro sistema di welfare sta andando in crisi per mancanza di risorse. Non credo che la creazione di un nuovo sistema di welfare dipenda dal cemento di una forza di sinistra che aspiri a governare. La sinistra governa il nostro paese dal 2013 e non mi sembra che di problemi ne abbia risolti molti. La soluzione può venire piuttosto da una maggiore integrazione europea e da una maggiore crescita della ricchezza nazionale. In Europa la Germania diventa diventa sempre più ricca mentre i paesi mediterranei sono sempre più in difficoltà.

  5. Caro prof.
    Detto da un autentico Maestro della materia, il riconoscimento mi onora

  6. Adalberto Scarlino Firenze

    Ben detto, direttore: si tratta d “una visioe liberista e PER NIENTE LIBERALE della società”.
    Grazie per averlo sottolineato

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