Molto british l’atteggiamento dei tre personaggi intorno ai quali ruota una vicenda di pochi giorni, ambientata a Firenze e dintorni in anni cupi per l’Europa.
W. Somerset Maugham è uno di quegli autori del ‘900 da leggere e rileggere ogni tanto per tornare ad assaporare atmosfere passate, ma ancora attuali per l’attenzione al comportamento degli uomini e delle donne. Sono dinamiche dell’animo umano conosciute, ma proposte con estrema eleganza e intrecciate con maestria in trame intriganti.
E’ questo il caso di In Villa, un lungo racconto del 1941, apparso in Italia nel 1999 e riproposto da Adelphi in una ennesima ristampa lo scorso anno.
Molto british l’atteggiamento dei tre personaggi intorno ai quali ruota una vicenda di pochi giorni, ambientata a Firenze e dintorni in anni cupi per l’Europa, ma vissuti con leggerezza dalla comunità anglo-americana in Toscana alla fine degli anni trenta, un ricco e aristocratico gruppo di amici proprietari di ville antiche, pregne di storia culturale italiana.
“Si aveva la sensazione che nessuno avesse preoccupazioni; tutti sembravano ben forniti di denaro, tutti inclini a godersela.”
Mary Panton è una giovane vedova, ha solo 30 anni ed è molto consapevole della sua bellezza, sa flirtare con un pizzico di ironia, molto savoir faire e arguzia e attende di decidere della sua vita, in questo momento ferma a un bivio.
La sua infelice esperienza matrimoniale con un uomo molto amato, ma dedito all’alcol e al gioco, la fa propendere verso l’offerta di matrimonio di un vecchio amico di famiglia, Edgar Swift, un diplomatico in procinto di essere nominato governatore del Bengala, quindi a un passo della nomina di Vicerè delle Indie. Ha tuttavia ben 24 anni più di Mary e la sua eleganza e il suo rigore sono sì affascinanti, ma non costituiscono la molla per far scattare l’amore nella giovane bella vedova.
Di questo si accorge Rowley Flint, un giovane inglese, forse un po’ rozzo nei modi, dalla simpatia un po’ sfrontata e decisamente lontano dalla eleganza di Edgar. Flint vive di rendita e seduce senza impegno le allegre signore, che cedono facilmente – tutti lo sanno nella piccola comunità – al suo fascino di bellimbusto.
Rowley si fa avanti con Mary e l’ indifferenza dimostrata dalla donna lo stimola addirittura a proporsi come alternativa a Edgar. Che impudenza! Mary, tiene allegramente testa al giovane, a questo punto ancor più convinta di voler sposare l’anziano diplomatico, pur rivelando in una brillante conversazione con Rowley lati insospettabili di sè.
Il destino le pone una sfida improvvisa sul cammino e Mary si lascia travolgere dalla sua stessa suggestione, finendo in un guaio di non facile soluzione. Nel giro di poche ore un personaggio scombina gli equilibri e capovolgerà tutti i rapporti in una suspense che il grande Maugham manovra con la sua perizia indiscussa.
L’eleganza nei dialoghi serrati ma lievi e una spolverata di britannica ironia persino nei momenti drammatici fanno di questo racconto un piccolo gioiello.
Molte le trasposizioni dei romanzi di Maugham nel cinema, e anche questo nel 2000 è diventato un film dal titolo Una notte per decidere, con Kristin Scott Thomas.
Chi ha amato Schiavo d’amore, La diva Giulia, Ombre malesi, Il velo dipinto e tutta l’opera di Somerset Maugham non perda questo racconto. Si legge con gusto in poche ore e regala un senso di appagamento come solo la buona letteratura sa dare.



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