Scegli il comune più piccolo della disciolta provincia imposto dalla riforma di riordino, ti fai eleggere sindaco con 25 preferenze su 36 disponibili e attendi che la nuova legge dia mandato ai “colleghi” primi cittadini di indicarti alla presidenza di quell’ente intermedio scaturito dalla “rivoluzione copernicana” che regolamenta le nuove amministrazioni provinciali. Non è l’ennesimo papocchio partorito dalle menti “borboniche” di qualche sperduta provincia dell’emisfero sud dello Stivale ma è il caso emblematico della farraginosità della riforma decisa in tutta fretta e generata senza una reale riduzione delle spese superflue che lascia invece spazio ai peggiori rituali della politica nostrana che in questo caso sta avvenendo nella lombardissima bassa padana. E guarda caso stiamo parlando della ex provincia di Lodi che per due mandati consecutivi ha avuto come presidente niente meno che Lorenzo Guerini, poi sindaco della città e oggi parlamentare di primo piano e vicesegretario nazionale del Partito democratico. Quello che sta succedendo nel lodigiano, come si diceva, è lo specchio delle riforme annunciate e varate in tutta fretta per far credere all’opinione pubblica che finalmente una nuova generazione di politici, rottamando le “cariatidi” che li hanno preceduti abbarbicate alle poltrone, potessero essere messe da parte in funzione del nuovo che avanza che ha come stella polare la riduzione degli sprechi e la quasi sopressione dell’asfissiante burocrazia che attanaglia da sempre il Belpaese. La storia che raccontiamo oggi non avrebbe quasi il minimo interesse politico, se non fosse come abbiamo scritto poco sopra, che sia ben nota ai vertici nazionali del Partito Democratico. La Provincia di Lodi, commissariata in seguito all’elezione dell’ex presidente leghista in consiglio regionale al Pirellone, con un colpo di spugna è stata pressoché azzerata dalla nuova legge che sposta il mandato elettivo dal corpo elettorale al voto decisionale dei sindaci che compongono il territorio. E allora come riprendere il vertice provinciale, strappato cinque anni fa dai leghisti e dagli ex pidiellini?. Si aspetta che il giovane ex sindaco ed ex presidente Guerini (stessa militanza giovanile nella Dc, nel Ppi e poi nella Margherita e guarda caso stesso percorso amministrativo di Renzi), torni da Roma e avalli la “strategia di guerra”. Si prende l’ex vicepresidente della Provincia ed ex consigliere regionale Fabrizio Santantonio, lo si candida nel più piccolo comune del lodigiano di Maccastorna di 62 “anime” di cui solo 36 iscritte alle liste elettorali. Ci si assicura che partecipi una sola lista che il 26 maggio ottiene ben 25 preferenze pari al 73%. Una elezione pressoché plebiscitaria che incorona Santantonio quale sindaco più votato del lodigiano. E senza neanche le primarie interne con il nuovo anno verrà fatto sedere sulla poltrona che fu di Guerini visto che la maggioranza dei comuni del territorio lodigiano è in mano al centro-sinistra. Tutto regolare, tutto seguendo i nuovi dettati della legge di riforma delle amministrazioni provinciali. Ma la melodia, “stona” maledettamente e forse ancora di più perché il vicesegretario nazionale del Partito Democratico alacremente impegnato la scorsa primavera nel lodigiano in campagna elettorale ha sostenuto con forza la candidatura del collega di partito Santantonio. Da mesi siamo critici nei confronti di questa decisione di cancellare le province come enti intermedi tra i comuni e le regioni, sia per il loro innegabile ruolo di cerniera di funzioni amministrative tra i centri terminali nervosi sul territorio (i comuni) e le Regioni che hanno già grandi competenze su settori fondamentali della vita di tutti i giorni quali la sanità, l’assistenza, l’istruzione e le politiche ambientali. La riforma da tempo diciamo che non riduce i costi, anche perché tutto il personale delle vecchie amministrazioni provinciali, verrà assorbito nelle Città metropolitane, nei nuovi enti intermedi e nei comuni. Quale riduzione di costi può dare la soppressione circa 110 consigli provinciali? Non stiamo certo parlando delle indennità di carica dei senatori della Repubblica e perché no anche di quelle dei consiglieri regionali. Si è voluto tagliare l’anello debole della catena quello meno percepito dai cittadini. La passione del corpo elettorale italiano si scatena infatti nelle elezioni politiche, quelle regionali e il clima da derby si registra nelle elezioni del sindaco nel proprio comune. Forse in clima “mundial brasilero” quest’anno ci siamo appassionati un tantino di più per le europee, alcuni sperando il botto dei grillini del Movimento Cinque Stelle e altri per vedere quanto pesava davvero il giovane premier. E poco importa se ora a guidare le nuove province si deciderà in silenzio nelle segreterie provinciali dei partiti politici con tanto di coltellate e colpi bassi tra i sindaci ai quali va stretta la sola poltrona di primo cittadino.
Lo strano caso di Lodi dove per fare il presidente della nuova provincia bastano 25 voti, farsi eleggere sindaco di un micro-comune ed essere uomo di fiducia di Lorenzo Guerini.
Info Cesare Mannucci
Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Come ha già opportunamente fatto Cesare Mannucci, prendiamo atto delle cortesi precisazioni del vicesegretario PD Guerini. Ma quanto pubblicato (successivamente al nostro articolo) dall’Espresso, conferma che quanto sta accadendo a Lodi non può essere liquidato come routine politica locale. Potrebbe essere la spia di sviluppi di più ampia portata che si stanno preparando a livello nazionale. (n.c.)
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/07/25/news/lodi-le-larghe-intese-si-fanno-in-provincia-l-ex-consigliere-berlusconiano-nella-giunta-pd-1.174469
Caro direttore ho appena risposto qui sotto all’amico Massimo Codari, presidente uscente del Consiglio provinciale di Lodi, credo che continueremo per qualche settimana ad occuparci della città che ha avuto presidente della Provincia e sindaco della città l’ottimo Lorenzo Guerini oggi numero due nazionale del Partito Democratico. Penso che sia veramente in corso un “laboratorio politico” che potrebbe poi essere propedeutico a nuove alleanze politiche nazionali. In questo caso si comprende la riservatezza e la ritrosia di rendere pubblica l’intesa prima che questa non sia stata oppurtunamente concordata con i vertici provinciali, regionali e nazionali dei due partiti.
Cesare Mannucci
Come ha già opportunamente fatto Cesare Mannucci, prendiamo atto delle cortesi precisazioni del vicesegretario PD Guerini. Ma quanto pubblicato (successivamente al nostro articolo) dall’Espresso, conferma che quanto sta accadendo a Lodi non può essere liquidato come routine politica locale. Potrebbe essere la spia di sviluppi di più ampia portata che si stanno preparando a livello nazionale. (n.c.)
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/07/25/news/lodi-le-larghe-intese-si-fanno-in-provincia-l-ex-consigliere-berlusconiano-nella-giunta-pd-1.174469
E’ molto importante capire bene cosa si può nascondere nelle pieghe di provvedimenti che pubblicizzati all’opinione pubblica come “risparmi” e “snellimento” possono ricreare situazioni che si pensava potessero essere smantellate. Il dialogo così civile ed aperto fra le parti da un lato fanno piacere nell’attuale atmosfera politica che predilige insulti e annunci sensazionali, ma lascia con l’amaro in bocca per i problemi che trapelano ed in cui l’opinione degli elettori, inconsapevolmente (e per disinteresse colpevole) saranno sollecitati a votare senza cognizione di causa
Signor Mannucci ho letto con attenzione il suo articolo al quale rispondo solo per la parte in cui vengo citato. Per prima cosa non c’è stata alcuna riunione a cui abbia partecipato che ha discusso della scelta di Fabrizio Santantonio a candidarsi sindaco del comune di Maccastorna. Di tale scelta io ho saputo casualmente leggendo un articolo su Il Cittadinoonline: è normale, del resto, perché quella scelta è stata compiuta personalmente e legittimamente dall’interessato e non aveva necessità di nessuna mia approvazione preventiva. Infine il presidente del nuovo ente che sostituirà la provincia di Lodi sarà scelto dai sindaci del lodigiano, io non me ne sto interessando perché non è mia abitudine occuparmi di cose che non mi competono.
cordialmente,
Lorenzo Guerini
PS l’unica cosa che confermo, invece, è che Fabrizio Santantonio è un mio amico da tanti anni, molto prima che iniziassi ad interessarmi di politica. “Uomo di fiducia”, invece, no, non perché non ne sia degno ma perché non credo ad una visione feudale dei rapporti politici all’interno del partito in cui milito.
Gentilissimo e carissimo onorevole Guerini, grazie innazitutto per la velocissima risposta-precisazione al mio articolo di lunedì. Un intervento diretto che le fa onore e non la solita risposta fredda e formale affidata al proprio ufficio stampa. Noto con piacere che l’alto incarico che oggi ricopre non l’ha cambiata minimamente da quando ci incontravamo alla fine degli anni Novanta all’interno delle delegazioni trattanti a Milano nella entusiasmante e impegnativa fase di trasformazione del Consorzio dell’aqua potabile di Milano nella grande azienda interprovinciale di diritto pubblico per il ciclo integrato delle acque, io giovane sindaco di Mediglia, lei giovanissimo ottimo primo presidente dell’allora neonata Provincia di Lodi. La ricordo come interlocutero serio, sincero e capace, qualità che vedo con soddisfazione mantenere oggi in un contesto più ampio nel difficile ruolo di vice segretario nazionale del Partito Democratico. Non fatico a credere quindi che i molteplici iimpegni politici l’abbiano tenuta distante dalle decisioni in merito al futuro della Provincia di Lodi e sul suo prossimo assetto politico di governo dell’ente. Detto questo, lasciate alle spalle le vicende di “cucina” politica locale non le sarà però sfuggito che il “caso Lodi” meriti invece un maggior interesse per quanto riguarda gli aspetti “tecnici” che introduce la riforma nel nuovo sistema elettorale. Anche se l’ipotesi da me azzardata rimanesse nel campo della teoria è davvero incredibile che si possa essere eletti alla guida della Provincia con soli 25 voti by-passando il corpo elettorale. Mi si potrà obiettare che il sistema del voto ponderale attribuito ai comuni per la loro grandezza e il duplice sistema che vede il doppio voto per il consiglio e il presidente assicurino il rispetto della volontà popolare che si è espressa in ogni comune al momento dell’elezione del proprio sindaco e del proprio consiglio comunale. Ma mi permetta due semplici osservazioni. Si sono cancellati i vecchi consigli provinciali per risparmiare i costi delle indennità di carica di presidenti, assessori e consiglieri provinciiali, ma i costi di gestione dell’ente sono rimasti pressochè invariati. Si parla invece di arrivare all’elezione diretta del presidente della Repubblica e del premier. Si elegge direttamente il sindaco, e oggi invece si toglie al popolo l’elezione del suo presidente della Provincia cosa invece che avveniva con successo sino allo scorso anno. Non credo che così si avvicini la politica ai cittadini ma piuttosto si torni a suon di carica ai rituali paludati della tanto vituperata “Prima Repubblica”.
Grazie ancora per il contributo, cordialmente
Cesare Mannucci
P.s. anch’io ho una concezione libera e libertaria della politica svincolata dalle gerarchie feudali, ma credo che in politica amicizia e fiducia siano il giusto collante per la condivisione leale di idee, di progettualità e azione verso il bene comune
Cari Lorenzo e Cesare,
mi trovo in difficoltà nel vedervi vincolati dalle formalità professionali ed istituzionali.
Ma, è pur vero che molto spesso la forma è sostanza.
La sostanza, questa volta, è rappresentata da una legge che non svuota le province, non le sopprime e, nonostante vada di moda dirlo in ogni contesto, non fa nemmeno risparmiare un centesimo alle casse dello Stato.
Colpisce il cittadino in una delle poche possibilità che gli rimangono per dare un giudizio, con cadenza quinquennale, sulle modalità e capacità di gestione della cosa pubblica.
Una sola possibilità, il voto diretto.
Questo nuovo corso toglie l’ultima possibilità, come la toglierà per il Senato.
Tolta la possibilità di scelta a quello che la Costituzione chiama “Popolo Sovrano” e lasciata, in ogni caso, la scelta alla stessa classe politica che ne dovrà, in continuità, curare la gestione, si raggiunge il triste scopo di creare i presupposti per “furbate” come quella in atto nel lodigiano.
Sia chiaro, quella di Lodi è solo una delle tante versioni di controllo della gestione pubblica affidata (per legge) alle segreterie dei partiti, o meglio, alle segreterie dei partiti più organizzati.
O meglio ancora, alla segreteria dell’unico partito, tra quelli rimasti in Italia, in grado di gestire in modo centralizzato il consenso interno.
In tutta Italia i più “furbi” si stanno organizzando per controllare le province che continueranno a gestire l’ambiente e l’ecologia, l’urbanistica, i trasporti e l’edilizia scolastica.
La politica e la burocrazia continueranno a gestire le sorti della cosa pubblica, con buona pace dell’unico elemento escluso “per legge”: il cittadino elettore.
E queste sono vendute come riforme che faranno crescere l’Italia e faranno recuperare competitività internazionale al Paese …
I più cari saluti.
Cari Lorenzo e Cesare
Caro Massimo,
grazie innanzitutto per il prezioso contributo e autorevole commento al mio pezzo sul “caso Lodi”. Tu in questo momento sei una delle più autorevoli figure politiche del lodigiano che conosce le vicende che abbiamo trattato essendo stato tu in passato vicesindaco di Vizzolo Predabissi e il presidente uscente del Consiglio provinciale di Lodi dell’amministrazione a guida centro destra dell’ormai ex presidente Foroni. Mi piacerebbe che nelle prossime ore tu ci tenessi informato circa i movimenti in corso nel “laboratorio politico” di Lodi, visto che anche L’Espresso se ne sta occupando. Mi riferisco all’ipotesi del “listone” unico che vedrebbe insieme Piddini e Forzisti per le “ambitissime” cariche di numero 10 posti di consigliere provinciale. Ed anche ci piacerebbe capire se la recente espulsione di Sel dalla giunta comunale di Lodi in favore dell’ex candidato sindaco di Forza Italia di due tornate fa e oggi a capo della sua lista civica non nascondano invece la volontà di dare a Lodi delle grandi intese molto simili all’esecutivo di governo nazionale di Matteo Renzi. E da ultimo ci confermi che la nomina ad assessore dell’ex candidato sindaco forzista in giunta ha lasciato aperta la porta alla sorella del possibile nuovo presidente della Provincia Santantonio, prima dei non eletti nella lista dell’ex candidato sindaco oggi assessore ai Lavori pubblici a Palazzo Broletto?
Ciao ti saluto calorosamente con forma e sostanza!
Cesare
Un analisi precisa profonda e puntuale. Dentro le pieghe della politicrazia del Pd
un caso emblematico caro Giulio ma sicuramente non l’unico….fa specie perchè accade proprio nel “giardino politico” del vicesegretario nazionale del PD.