
Pechino non suggerisce, dispone. Con il nuovo “Piano in 4 Punti”, Xi Jinping ha lanciato un ultimatum geopolitico che punta dritto al cuore dell’egemonia americana. Non è diplomazia, è una dichiarazione di successione: il Dragone si candida a unico architetto di un ordine mondiale che non accetta più lezioni da Washington.
Il messaggio è di una violenza politica inaudita: il mondo sta precipitando nella “legge della giungla” a causa dell’arroganza occidentale. Xi ha deciso di fermare la deriva con quattro pilastri d’acciaio.
Basta alleanze militari che accerchiano e isolano. La sicurezza deve essere “indivisibile”: o ci si salva tutti, o non si salva nessuno. È l’attacco frontale alla logica della NATO.
La sovranità nazionale torna a essere sacra. Pechino non tollererà più “esportazioni di democrazia” o ingerenze nei sistemi politici altrui. Chi tocca uno Stato sovrano, tocca l’equilibrio globale.
Xi accusa l’Occidente di usare le regole internazionali come un abito su misura. Il ritorno all’ONU deve servire a proteggere i più deboli dal “bullismo” delle superpotenze al tramonto.
La stabilità si compra con lo sviluppo. Il modello cinese di modernizzazione viene offerto come l’unico antidoto al caos, legando indissolubilmente la sicurezza regionale agli interessi economici di Pechino.
Siamo di fronte a una dottrina di rottura. Xi Jinping si è ufficialmente stancato di aspettare il collasso dell’ordine liberale: ha deciso di accelerarlo. Mentre l’Occidente si avvita in sanzioni e retorica bellica, la Cina si erge a mediatore supremo, offrendo una stabilità d’acciaio in cambio della fine del primato americano.
Il sipario sul secolo americano è calato. Il Dragone ha appena scritto il copione del prossimo atto.
Giuseppe Basilico

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