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World wide tax

di Enrico Cisnetto | 12 Gennaio 2014

Chi è il legislatore e qual è la legge di internet?

Oggi in rete comandano tutti e, quindi, nessuno. Senza un sistema normativo universalmente valido saranno dolori.

worldwidetaxC’è una questione che attraversa il nostro presente e che segnerà la strada del nostro futuro. Chi è il legislatore e qual è la legge del web? La vicenda del Datagate ci dice che è quella del più forte: chi, per infrastrutture informatiche e capacità tecnologiche, si trova in una posizione dominante può perseguire esclusivamente i propri interessi, violando nel virtuale diritti che nel mondo fisico sarebbero tutelati. Ma non solo. C’è anche il problema di quale sia il foro penalmente competente e a chi vadano versati i tributi. É ovvio che aziende multinazionali che operano in un contesto transnazionale, come quello del web, tendano a sfruttare i combinati disposti delle varie legislazioni, nel tentativo di pagare meno tasse possibili. E attualmente lo fanno molto bene. Non è pensabile che una singola legge nazionale possa efficacemente regolare ciò che non ha nazione e non sarà certo un qualche raffazzonato provvedimento a risolverlo. L’Italia, con la penosa vicenda della web tax, ha prima annunciato l’introduzione di una distorta concezione della “parità di trattamento” fra imprese italiane e straniere che operano su internet, ma poi ha rinviato il tutto a giugno 2014. Almeno Hollande sta provando a formulare una strategia (prima) e a fissare delle regole (poi), mentre Cameron si è detto “dannatamente sicuro” che i colossi del web in futuro pagheranno più tasse nel Regno Unito. Perché, in effetti, i dati – segnalati dal Financial Times qualche giorno fa – sono impressionanti: nel 2012, di fronte a 15 miliardi di sterline di ricavi, i 7 giganti del web (Apple Uk, Google, Microsoft, eBay, Yahoo Uk, Facebook Uk, Amazon Uk) hanno sborsato solo 55 milioni, lo 0,36%. Davvero troppo poco.

É evidente che il problema esiste, ma almeno Londra e Parigi sanno che non sarà risolto con qualche scorribanda parlamentare, perché i nodi sono tanti e complessi. Innanzitutto, se le tasse si pagassero nel paese di vendita e non di produzione, tutte le aziende italiane che esportano non verserebbero più al fisco nostrano. Una situazione che sarebbe comunque contraria alle Convenzioni Ocse, Onu, ai principi della libera circolazione dei servizi e dei capitali della Comunità europea, oltre che al buonsenso. Ma dopo la teoria, c’è la pratica: sarà quantomeno difficile riscuotere le tasse da inserzionisti pubblicitari statunitensi o venditori asiatici di prodotti online. Inoltre, ad essere svantaggiati rispetto agli stranieri sarebbero anche gli italiani che volessero utilizzare servizi su internet di qualche azienda sparsa nel mondo. Perché in materia fiscale è proprio sulla concorrenza che si gioca la vera partita, anche in Europa, dove l’idea di un’azione unitaria ha poco senso. Intanto perché nell’Ue odierna sarà quasi impossibile l’emanazione di una normativa comune, in quanto il fisco è, appunto, materia di concorrenza e non di collaborazione. Ma pure se fosse, sarebbe comunque difficile controllare transazioni immateriali di imprese immateriali, tanto che anche l’Irlanda è attualmente in lite con la Apple che, pur avendo la sua sede europea a Dublino, paga i diritti di copyright, e i relativi introiti, ad un’altra società del gruppo, con sede nelle Bahamas.

L’Unione europea ha istituito un gruppo di lavoro in materia sotto la guida dell’ex ministro delle finanze portoghese Vitor Gaspar, ma il presupposto perché uno Stato imponga la tassazione, però, è la territorialità. E il web, per definizione, è extraterritoriale. Insomma, il vero tema che la rivoluzione di internet sta portando alla luce in tutta la sua forza è antico: il diritto deriva dalle tradizioni dei popoli che lo adottano, o è piuttosto una declinazione di principi assoluti e universali? In ogni caso, per regolare il web la soluzione starebbe nel rendere tutto il mondo un paese e, quindi, nell’applicare principi universalmente validi. La crisi finanziaria del 2008 è derivata anche dall’assenza di regolazione sui mercati internazionali, e le multe che stanno fioccando per le banche d’affari anglosassoni ne sono la dimostrazione. La creazione di una Consob mondiale, con i poteri della Sec americana – idea che ho sempre propugnato durante la mia osservazione del processo di finanziarizzazione dell’economia – avrebbe in parte evitato il disastro. È anacronistico e controproducente ragionare in un’ottica ottocentesca di Stati nazionali e di confini rigidi.

É come il fuorigioco nel calcio: un solo elemento che non si muove in sincronia con gli altri e salta tutto. Prendete la Tobin Tax, ideata per essere applicata in ogni angolo del pianeta, ha fallito solo perché determinati paesi non hanno aderito. Oggi il tema si può trasferire sul world wide web. Chi è il legislatore? Attualmente tutti e, quindi, nessuno. E se non si provvede a far cambiare strada a questa realtà, creando un sistema normativo universalmente valido, ci sarà sempre spazio per la concorrenza al ribasso, con risultati simili a quelli che abbiamo visto e stiamo vivendo per la finanza globale. E chi vede un pericolo, ma non fa nulla per evitarlo, è un incosciente che, quando si lamenterà, non potrà che risultare ridicolo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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