
La situazione finanziaria internazionale si trova in una fase di delicato equilibrio tra due forze contrapposte: la tenuta della congiuntura americana trainata dagli investimenti nell’Intelligenza Artificiale e la pressione al rialzo sull’inflazione globale (stimata al 4.7% per il 2026 dal Fondo Monetario Internazionale) a causa dei costi energetici e delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I mercati azionari mantengono una discreta resilienza, ma devono fare i conti con rendimenti obbligazionari elevati (i Treasury USA viaggiano appena sopra il 5%) che mantengono restrittive le condizioni di finanziamento. Wall Street ha chiuso l’ultima ottava con segnali contrastanti, penalizzata da prese di beneficio sul comparto tecnologico e dei semiconduttori, mentre i listini europei hanno mostrato maggiore stabilità. Le Borse americane hanno però chiuso la seduta di venerdì 16 ottobre 2026 in territorio negativo, zavorrate dai forti ribassi dei titoli del settore tecnologico e dei semiconduttori legati all’intelligenza artificiale, che hanno interrotto i trend positivi delle settimane precedenti. Il Nasdaq ha chiuso la sua peggiore settimana da giugno, perdendo il 4,5% complessivo, penalizzato soprattutto dai realizzi sui chip e sui titoli growth. L’S&P 500 ha perso l’1.1% venerdì chiedendo la settimana in rosso del 2%. L’indice industriale ha contenuto le perdite giornaliere (-0,3%) ed è riuscito a chiudere la settimana in positivo (+0,7%), beneficiando di una rotazione degli investitori verso settori più difensivi e tradizionali. La sessione ha risentito della cautela degli operatori in attesa delle imminenti trimestrali delle grandi aziende tech e dei segnali incerti sulla politica monetaria della Federal Reserve.
COSA HA DETTO.
Su questo fronte però il presidente della Fed, Warsh, si è astenuto dal preannunciare l’esito della riunione del FOMC di questo mese, ma ha affermato che un’inflazione superiore alle attese non ha modificato la sua valutazione dell’economia statunitense, spingendo gli operatori a ridimensionare ulteriormente le aspettative di un aumento dei tassi a ottobre. Intervenendo a un vertice del FMI a Bangkok, il presidente Warsh ha dichiarato: “Non esprimo giudizi anticipati sulle riunioni. Non credo sia opportuno dire ora cosa potrei fare nelle riunioni che avremo nel resto dell’anno”, aggiungendo però che “il mondo si è sostanzialmente conformato alle nostre aspettative”. Ha inoltre ribadito le sue preoccupazioni per l’inflazione, che rimane comunque persistente. La Fed aveva aumentato il tasso sui fondi federali di 25 punti base, portandolo al 3,75%-4% a settembre 2026, segnando il primo aumento dal 2023. Tutti i 19 membri del comitato di politica monetaria aveva appoggiato la decisione, mentre la maggioranza ha anche previsto un ulteriore aumento entro la fine dell’anno.
BORSE E PETROLIO.
Detto questo ,va osservato come in questo momento, il leading indicator che stabilisce il livello i tensione sui mercati, e le price action dei diversi asset, non è più l’andamento del prezzo del petrolio, o per lo meno lo è solo in parte, mentre il ruolo predominante viene assunto dai mercati azionari Usa, la cui caduta, potrebbe veramente far esplodere la tensione. La ragione va ricercata nel fatto che le aziende comincerebbero a produrre meno utili, se i listini perdessero quota, in ragione del fatto che l’accesso al credito e alla raccolta di capitali diverrebbe più costoso. Vi sarebbe anche una perdita di fiducia, oltre al calo dei fondamentali delle aziende, con conseguenze su mercato del lavoro e investimenti.
PETROLIO IN RIALZO.
Venerdì i prezzi del petrolio greggio hanno superato i 100 dollari al barile, con un aumento di oltre l’11% questa settimana, a causa della contrazione dell’offerta e della forte domanda di carburante da parte del settore marittimo. I produttori si trovano ad affrontare tariffe di trasporto e premi di rischio più elevati per il trasporto di merci attraverso lo Stretto di Hormuz, mantenendo alta l’incertezza sulle future forniture regionali. Gli attacchi iraniani contro le petroliere nello stretto hanno ridotto drasticamente i flussi di petrolio. Nella settimana terminata il 13 ottobre, i flussi medi giornalieri sono scesi a 11,62 milioni di barili rispetto a una media di 17,15 milioni di barili. I rischi per la sicurezza nel Golfo Persico hanno contribuito in modo significativo all’aumento dei prezzi.
PPI COME IL CPI.
I prezzi delle importazioni negli Stati Uniti sono aumentati dell’1,1% rispetto al mese precedente, il maggiore incremento degli ultimi quattro mesi, ben al di sopra delle aspettative del mercato che prevedevano un aumento dello 0,8%, in linea con il balzo dello 0,7% registrato il mese precedente. L’aumento dei prezzi dei beni importati dall’estero è stato generalizzato, con le importazioni non petrolifere in crescita dello 0,7%, dopo l’aumento rivisto dello 0,6% del mese precedente. L’aumento è al netto dei dazi doganali imposti di recente dall’amministrazione presidenziale, il che indica che le aziende non stanno riducendo i prezzi per compensare l’aumento delle tariffe. A loro volta, le importazioni di carburante sono aumentate del 4,8%, anche questo il maggiore incremento degli ultimi quattro mesi, poiché il blocco più rigido delle petroliere da parte dell’Iran e il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo Persico hanno fatto impennare i prezzi del petrolio e dei prodotti petroliferi a livello globale. Rispetto all’anno precedente, i prezzi delle importazioni sono aumentati dell’8,1%. Quindi, osservando gli ultimi dati Usa sui Cpi e Ppi, si deve evidenziare come entrambi siano in linea con le aspettative che avevano previsto un rialzo generalizzato.
VALUTE
EurUsd in ripresa, con i prezzi sopra 1.1240 mentre in generale, sui cambi, si assiste ad un mercato in equilibrio, all’interno di un trading range che rimarrà presumibilmente tale fino alla decisione della Fed, che forse, finalmente, romperà gli equilibri attuali. Cable ugualmente in recupero così come in generale tutte le valute concorrenti il dollaro, del primo mondo, tentano una faticosa risalita. Durerà ? Non lo sappiamo perché molto dipenderà dai dati e dalla Fed che da qui al 28 ottobre, saranno cruciali.
Saverio Berlinzani

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