
Ieri Wall Street ha fatto registrare chiusure negative, penalizzate dalle vendite dei titoli tecnologici. Il Dow Jones ha perso lo 0,53% a 47.085 punti, mentre l’S&P500 ha subito una flessione dell’1,17% a 6.772 punti. Performance peggiore per il Nasdaq (-2,04% a 23.349 punti). Il recente rally trainato dall’intelligenza artificiale ha mostrato segni di affaticamento e gli investitori hanno evidentemente liquidato posizioni lunghe. Ad aumentare il clima di cautela, diversi amministratori delegati di Wall Street hanno avvertito che i mercati potrebbero essere destinati a una significativa correzione. C’è il timore quindi che possa cominciare una fase di avversione al rischio che possa colpire i diversi indici e non solo quelli statunitensi.
VALUTE, EURO IN CALO !
Il ritorno del risk off sui mercati, ha colpito in parte anche il valutario con il biglietto verde che ha guadagnato sulle principali valute concorrenti come asset rifugio, ad eccezione del UsdJpy, che ha visto la valuta giapponese tornare safe heaven asset in misura maggiore del dollaro, con una discesa importante, di oltre 100 pips in una sessione che era partita invece al rialzo per il biglietto verde. A pesare le dichiarazioni di amministratori di aziende presenti a Wall Street che hanno messo in guardia dagli eccessi dei prezzi. Le stesse Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno rilasciato previsioni di correzioni dei mercati. Le price action valutarie, in questo momento, sono ovviamente condizionate dai market movers principali che sono le borse, e il ritorno del risk off privilegia il dollaro contro Eur, Gbp, e oceaniche, mentre sul Chf e Jpy, prevalgono queste ultime. Le correlazioni tendono a cambiare, in avversione al rischio, e la chiave è comprendere quali sono le valute rifugio, nell’analisi di ogni coppia di mercato.
CINA, PMI IN CALO.
L’indice PMI dei servizi cinese è sceso a 52,6 a ottobre 2025 da 52,9 a settembre, rimanendo al di sopra delle aspettative di mercato di 52,5. L’ultima lettura ha segnato l’espansione più debole nel settore dei servizi da luglio, appesantita da un modesto calo delle vendite estere a fronte dell’aumento dell’incertezza del commercio globale. La domanda interna ha mostrato un certo miglioramento, con un ritmo di crescita in accelerazione. Nel frattempo, l’occupazione è diminuita a causa dell’allentamento delle pressioni sulla capacità produttiva e delle preoccupazioni sui costi. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione dei costi di input ha accelerato raggiungendo il massimo annuale a causa dell’aumento dei salari e dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Al contrario, i prezzi di vendita sono leggermente diminuiti. Guardando al futuro, il sentiment delle imprese si è leggermente indebolito a causa delle preoccupazioni sulle prospettive del commercio globale e dell’intensificarsi della concorrenza. UsdCnh stabile in area 7.1300.
PETROLIO.
I prezzi del Wti, nelle ultime sedute, si sono stabilizzati nel trading range tra 59.50 e 62.50, anche se rimane nella parte bassa di tale banda, a causa del forte aumento delle scorte che ha accentuato le preoccupazioni riguardanti l’eccesso di offerta. Le scorte di greggio statunitensi sono aumentate di 6,5 milioni di barili, superando di gran lunga le aspettative di un calo di 2,4 milioni di barili e segnando il maggiore incremento settimanale dall’inizio di luglio. Ciò fa seguito alla decisione dell’OPEC+ di implementare un modesto aumento a dicembre, sospendendo gli aumenti della produzione da gennaio a marzo, a causa delle aspettative di un surplus nel 2026. Anche il rafforzamento del dollaro USA ha pesato sui prezzi, rendendo più costose le materie prime denominate in dollari. Tuttavia, gli analisti hanno messo in guardia dai rischi per l’offerta a causa dell’inasprimento delle sanzioni statunitensi contro Rosneft e Lukoil.
NUOVA ZELANDA.
Il tasso di disoccupazione, in Nuova Zelanda, è salito al 5,3% nel trimestre di settembre 2025, dal 5,2% del periodo precedente, in linea con le aspettative del mercato. Si è trattato del tasso di disoccupazione più alto dal quarto trimestre del 2016, con un aumento di 2.000 unità rispetto al trimestre precedente, raggiungendo quota 160.000. Allo stesso tempo, la crescita dell’occupazione ha subito una battuta d’arresto. Anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso al 70,3% dal 70,5%, mentre Il tasso di sottoutilizzo, una misura più ampia della capacità lavorativa inutilizzata, è salito al 12,9% dal 12,8%, attestandosi ben al di sopra dell’11,7% dell’anno precedente. Questi dati indicano un crescente deficit nel mercato del lavoro, in un contesto di indebolimento della dinamica eco peggioramento della congiuntura che potrebbero costringere la Rbnz a tagliare ancora i tassi. NzdUsd sotto pressione in area 0.5650.
Saverio Berlinzani

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