
Venerdì gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso, a causa di una nuova ondata di vendite nel settore dei semiconduttori e del riaccendersi delle tensioni geopolitiche. L’S&P 500 ha perso l’1%, il Nasdaq l’1,5% e il Dow Jones 407 punti. I titoli relativi al comparto dei semiconduttori sono crollati per i timori che le grandi aziende di intelligenza artificiale possano ridurre gli investimenti nelle infrastrutture di IA, annullando in parte il rally di quest’anno. Nvidia ha perso il 2,2%, Broadcom l’1%, AMD l’1% e Intel il 2%. Nel frattempo, i rischi inflazionistici hanno preso slancio con il protrarsi della guerra in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi del carburante. Le difficoltà economiche si sono ulteriormente aggravate dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump ha affermato che la Cina ha interferito nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2020, sollevando preoccupazioni sulla durata della tregua commerciale raggiunta dopo lo scambio di dazi dello scorso anno. Sul fronte degli utili, Netflix ha registrato un calo del 7,3% dopo aver previsto un altro trimestre di rallentamento delle vendite.
PETROLIO RISALE.
Venerdì il prezzo del WTI ha superato gli 82 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto da un mese, dopo che il Kuwait ha dichiarato che l’Iran ha attaccato un impianto di produzione di energia e desalinizzazione dell’acqua. Nel frattempo, alcune fonti hanno indicato che l’Iran ha lanciato attacchi contro obiettivi statunitensi in Bahrein, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar e Siria in risposta all’ultima ondata di attacchi militari da parte di Washington. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato di aver completato la sesta notte consecutiva di attacchi contro l’Iran, prendendo di mira decine di siti militari. Inoltre, alcune fonti hanno indicato che l’Iran ha incaricato le forze Houthi di prepararsi a interrompere il traffico marittimo attraverso il Mar Rosso qualora gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture energetiche iraniane. Nel frattempo, il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto in gran parte limitato. I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 14% questa settimana a causa dell’intensificarsi delle ostilità, alimentando i timori di un conflitto regionale più ampio. All’inizio di questa settimana, gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani vicino allo Stretto di Hormuz.
DATI MACRO USA.
Secondo le stime preliminari, l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è salito a 54,4 a luglio 2026, superando le aspettative di 51,0 e registrando il secondo aumento mensile consecutivo dopo il minimo storico di maggio. Il sentiment ha raggiunto il livello più alto da febbraio, sostenuto dal calo dei prezzi della benzina. Tutte e cinque le componenti dell’indice sono migliorate, trainate da un aumento di circa il 20% delle condizioni di acquisto di beni durevoli e delle condizioni economiche per l’anno a venire. Nonostante la ripresa, il sentiment rimane inferiore del 12% rispetto a un anno fa, poiché i prezzi elevati continuano a pesare sulle famiglie. La maggior parte delle risposte al sondaggio è stata raccolta prima della ripresa degli attacchi statunitensi contro l’Iran, avvenuta il 7 luglio, e del conseguente aumento dei prezzi della benzina. Ma tra gli altri dati pubblicati, segnaliamo la produzione industriale, uscita in aumento dello 0.1% su base mensile a giugno 2026, in linea con il ritmo di maggio ma leggermente al di sotto delle previsioni di mercato dello 0,2%. La produzione manifatturiera è rimasta invariata, poiché un calo dello 0,1% dei beni durevoli, trainato dalle diminuzioni di prodotti in legno, prodotti minerali non metallici, macchinari e apparecchiature elettriche, ha compensato un aumento dello 0,2% dei beni non durevoli, dovuto a un’impennata del 2,1% nella produzione di petrolio e carbone. Nel frattempo, sempre relativamente agli Usa, i prezzi dei beni importati sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente, rallentando rispetto all’1,7% rivisto di maggio, ma in netto contrasto con le aspettative del mercato che prevedevano un calo dello 0,7%. Le importazioni di carburanti e lubrificanti sono diminuite dello 0,4%. A loro volta, i prezzi delle importazioni non legate ai carburanti sono aumentati dello 0,4%, estendendo l’aumento dello 0,7% del mese precedente e segnando il settimo periodo consecutivo di prezzi più elevati. L’aumento dei costi di importazione non include i dazi doganali recentemente aumentati dall’amministrazione presidenziale. Rispetto al mese precedente, i prezzi delle importazioni sono aumentati del 7,1%, il più alto degli ultimi quasi quattro anni.
VALUTE.
Sui cambi sempre trading range tra le principali coppie valutarie, con l’EurUsd oscillante tra 1.1370 e 1.1480, in assenza di grandi novità sia sul fronte macro sia su quello economico, con un leggero rallentamento della congiuntura e dei prezzi in generale che dovrebbero trattenere la Fed dal rialzare ancora i tassi in autunno, secondo alcune fonti. Anche il Cable rimane stabile dopo che l’EurGbp è tornato sopra quota 0.8500. L’attenzione predominante riguarda però l’andamento del UsdJpy che resta sopra 162.00 con la Boj apparentemente vigile, anche se non confermato da fonti ufficiali. L’Area rimane assai sensibile alle dichiarazioni verbali e ai checking prices, cioè quegli interventi verbali o di sola richiesta prezzi senza entrare realmente a mercato, che però fanno scendere UsdjPy 50 100 pips per poi immediatamente recuperare il terreno perduto. Quanto durerà ? Lo vedremo, certo però che è e rimane una price action estremamente interessante. Poche novità sugli altri fronti.
SETTIMANA ENTRANTE.
Il focus degli investitori sarà incentrato sugli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, in seguito all’escalation degli attacchi, con ripercussioni sui prezzi dell’energia e sulle prospettive dei tassi di interesse per le banche centrali. Nel frattempo, il settore dell’intelligenza artificiale sarà ulteriormente messo alla prova dalla pubblicazione dei risultati trimestrali di aziende leader nel settore, produttori di chip e operatori infrastrutturali, tra cui Alphabet, Intel, Tesla e GE Vernova. Una settimana che non vedrà la pubblicazione di molti dati macro, se si eccettuano i PMI dell’S&P, dall’indice anticipatore della Banca Centrale e dai risultati delle indagini regionali della Fed. Nel frattempo, la BCE annuncerà la sua decisione sui tassi di interesse e l’Europa vedrà la pubblicazione di una serie di indicatori di fiducia, mentre nel Regno Unito verrà pubblicata l’inflazione, il tasso di disoccupazione e le vendite al dettaglio. In Giappone, sono attesa per la bilancia commerciale e l’indice dei prezzi al consumo (CPI), specialmente in relazione agli sviluppi sullo Jpy. Sul fronte politico, il leader del Partito Laburista, Andy Burnham, dovrebbe diventare Primo Ministro del Regno Unito.
Saverio Berlinzani

Lascia un commento