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W la terza Repubblica

Va ripensato lo stato sociale, va ripensata la nostra posizione in Europa, va ripensata la politica sull’ immigrazione.

di Roberto Caputo | 7 Marzo 2018

Nessuno l’aveva capito. Nessun sondaggista, nessun opinionista, nessun giornalista. Tutti si fidavano dei noiosi e tutti uguali dibattiti televisivi.  Bastava, però, andare nei bar e nei mercati o dal fruttivendolo per percepire l’aria che tirava Un’ aria brutta, rancorosa. La gente, il popolo era incazzato e aveva già scelto cosa fare. Avrebbe votato, come aveva fatto per il referendum del 4 dicembre. Il pensiero era uno solo: punire tutti i politici che in questi anni non si erano occupati dei loro problemi quotidiani. Voto di pancia ? Certo voto di pancia, ma anche di cervello. Un cervello iroso. Voto statalista e assistenzialista ? Certo, come al solito al Sud. E tutte le varie ipotesi fatte da dotti in punta di penna? Spazzate via. Il Nazareno bis non esiste . Ha perso e male Renzi, ma ha perso anche Berlusconi, che forse questa volta è arrivato al capolinea. Forse. Hanno vinto Salvini e Di Maio. Gli unici che hanno fatto la campagna elettorale tra la gente, sui marciapiedi. Metro dopo metro.  E non hanno frequentato i salotti buoni e le case dei radical chic e i soliti circoli. Ora tutto è nelle mani di Mattarella Compito arduo. Non avrà di fronte i soliti partiti.  E il centrosinistra ? Cancellato. Con il tracollo del Pd tutto è franato. Inutile sarebbe mettere delle pezze. Bisogna avere il coraggio di voltare veramente pagina. Ma la linea non la possono più dettare gli ex comunisti e gli ex democristiani. Game over. Ora basta. Bisogna far nascere un Movimento che sia ricco di una cultura laica e liberale. Va ripensato lo stato sociale, va ripensata la nostra posizione in Europa, va ripensata la politica sull’ immigrazione.  Un percorso nuovo che guardi al futuro e non un ennesimo Giano bifronte. E’ la Terza Repubblica.

 

Roberto Caputo

 

Pubblicato in : Il punto di Roberto Caputo, SituazioneTag: anni, berlusconi, campagna elettorale, centrosinistra, europa, futuro, immigrazione, mercati, movimento, pd, referendum, renzi, repubblica, terza repubblica

Info Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all’avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla “Mala” a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Zinna

    8 Marzo 2018 alle 10:04

    Ma davvero davvero sei convinto che sia questione di personale politico? (gli ex comunisti e gli ex democristiani? (incidentalmente, ti segnalo che, ancheriguardo al PD, sei rimasto indietro di sette – otto anni: da tempo non è più questione di ex, le cordate sono molto variegate – e piene di socialisti vari …). Ma, per stare nel merito, la tua ricetta “far nascere un Movimento che sia ricco di una cultura laica e liberale. Va ripensato lo stato sociale, va ripensata la nostra posizione in Europa, va ripensata la politica sull’ immigrazione” è esattamente ciò che ci ha portato al disastro. Bagatin te lo ha già argomentato, dal suo punto di vista. Non scrivo soluzioni in tre righe, mi limito al concetto: nell’opinone pubblica coesistono diversi orientamenti, dobbiamo dimenticarci la presunzione veltroniana di rappresentarle tutte (questa sì, di radici “ex comuniste”) – dobbiamo recuperare identità e senso dell’essere socialisti davvero, accettare i consensi che ciò ci darà e confrontarsi con chi legittimamente è altro per governare il paese.

    Rispondi
  2. Luca Bagatin

    7 Marzo 2018 alle 10:45

    In realtà ad aver generato la sconfitta della sinistra capitalista italiana è proprio il non aver capito che i popoli richiedono non più liberalismo (che li ha messi in ginocchio con politiche globaliste e di austerity), ma più populismo.
    Non più crescita, ma più giustizia. Non più flessibilità, ma più lavoro stabile. Non più immigrazione, ma più rispetto per l identità di tutti. Non più Europa, ma più Italia.
    Questo è sempre stato il socialismo, che in Italia solo Craxi seppe ben interpretare politicamente e Pasolini interpretò culturalmente.
    In qualche, della frattura fra popolo ed elites (globaliste, progressiste, liberali, cosmopolite…) ne ho parlato attraverso i saggi di Michéa, De Benoist, Dugin, Lasch e prossimamente conti di farlo recensendo un nuovo saggio di Paolo Borgognone (che già intervistai per Pensalibero).
    Personalmente, per quanto sicuramente non peggiori della sinistra capitalista, non credo minimamente che i Cinque Stelle o la Lega sapranno risollevare le sorti degli italiani.
    Ma gli italiani hanno dato un chiaro segnale, opposto rispetto ai desiderata delle élite.

    Rispondi

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