Ci ritroviamo alla vigilia di elezioni politiche surreali, dove l’obbiettivo è non farsi troppo male, mirare al pareggino, preordinare accordicchi di governicchio.

La verità è che mai come in questo momento storico, complice la concomitanza di molteplici stati di crisi – politico, economico, sociale, civile – il nostro paese si è trovato di fronte alla necessità, e dunque anche all’opportunità, di apportare un cambiamento profondo e radicale, e tuttavia mai come in questo momento abbiamo percepito la più forte resistenza a questo cambiamento, come se una mano potente ed invisibile ci avesse ricacciati indietro di molti anni e di molte esperienze, riportandoci ad una fase di traghettamento, all’interno però dello stesso mare chiuso, che avevamo già vissuto vent’anni fa.
E siccome siamo una razza strana ed imbarbarita – dai secoli, dalle troppe piccole storie mai coagulate in una storia comune, dall’arte della sopravvivenza praticata così a lungo da far dimenticare quella della ripartenza – preferiamo ripetere compulsivamente i nostri errori, aggravandoli, piuttosto che porvi rimedio quando se ne avrebbe la possibilità. Siamo fatti così, speriamo sempre che qualcuno vada avanti e faccia il lavoro sporco per noi, per poi raccoglierne il frutto senza fatica e senza impegno, ma attribuendoci in corsa tutti i meriti. Vogliamo il risultato, ma non il rischio che esso comporta per essere ottenuto.
Solo che certe svolte della vita richiedono uno sforzo complesso e collettivo, specie se si intende riformare un intero sistema dalle sue fondamenta – di questo avevamo ed abbiamo più che mai bisogno, in Italia, e tre mesi fa avevamo davvero la grande opportunità di aprire finalmente la porta del cambiamento, di cambiare passo, persone, programmi, obbiettivi, e di farlo consapevolmente e responsabilmente. Ma era necessario impegnarsi, ed in questo, no, non siamo bravi. Se non per il tempo breve di una partita di calcio. Era necessario esporsi, e neanche in questo siamo bravi, perchè si potrebbe perdere qualcosa, si potrebbe essere soggetti a qualche ripercussione, ed è meglio restare a guardia del proprio orticello aspettando che siano gli altri ad esporsi per noi, tanto per muoversi c’è sempre tempo e intanto si sta coperti ed allineati a vedere cosa succede, chè è meglio rischiare solo quando si è sicuri di vincere e di riscuotere il premio.
Così ci ritroviamo alla vigilia di elezioni politiche surreali, dove l’obbiettivo è non farsi troppo male, mirare al pareggino, preordinare accordicchi di governicchio, nell’ennesimo tentativo di tirare a campare tutelando le solite rendite di posizione finchè si può. Ci si balocca con le trovate ad effetto, le sparate, gli appelli al voto utile, nella più scialba, insignificante e del tutto inutile campagna elettorale cui abbiamo mai avuto la sventura di assistere. Si briga, si intriga, si chiacchiera, ma sopratutto ci si lamenta, chè quello è il vero sport nazionale italiano, altro che il calcio – nel lamento vano, inutile ed infruttuoso siamo i primi al mondo e non temiamo concorrenti.
Eppure ora, e non dopo le elezioni, è il momento di dire qualche scomoda verità, e non ci tiriamo indietro. A tutti coloro che vagheggiano il voto utile, a tutti coloro che “votare è un dovere”, a tutti coloro che “se il candidato Premier fosse stato quello che mi piaceva”, a tutti coloro che “al prossimo giro, tanto questi vanno a casa in tre mesi”, a tutti quelli che “i miei principi mi hanno impedito di votare alle primarie degli altri” – a tutti coloro che, per farla breve, ci assillano da mesi con queste nenie e ci chiedono una risposta ma sopratutto una forma di comprensione al loro vano lamento, possiamo dire solo questo: ma tre mesi fa, dove eravate?! Tutti nascosti, tutti coperti, tutti in attesa che gli altri facessero il lavoro per voi e vi fornissero gentilmente su un piatto d’argento il miglior candidato ed il miglior programma, perchè esporsi no, non va bene, per carità, aspettiamo, tanto ci pensa qualcun altro a fare la battaglia, mentre noi si sta a guardare e si fa finta che non ci riguardi affatto.
Bene, i vostri voti sono mancati quando servivano davvero – tenetevi ora quel che rimane, ovvero i vostri voti a perdere, ma non venite a lamentarvi ed a cercare comprensione qui. Da oggi le giustificazioni non sono ammesse – metodo Stumpo, una garanzia.

Grazie Cesare, questo articolo lo leggerai solo qui, chè altrove vige la regola della bottega e non quella della libera espressione :)
Grandissima come sempre Chiara, lucida, incisiva e sagace. Questo articolo martedì prossimo dovrebbero pubblicarlo come editoriale congiunto il Corriere della Sera e Repubblica.