
Alle trattative delle ultime ore alla Casa Bianca, oltre al protagonista Volodymyr Zelensky, erano presenti Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Metz, Giorgia Meloni e il finlandese Alexander Stubb, amico di Donald Trump perché condividono la passione per il golf. Infine, quasi come due estranei, si sono aggiunti anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, e Mark Rutte, segretario generale della NATO, che avrebbero dovuto essere gli unici rappresentanti dell’Unione. La loro presenza è apparsa timida, marginale. Zelensky, in un abbigliamento elegante e inusuale, è apparso come un gigante. Preparato, abile e convincente, sembrava consapevole della sua forza nei confronti del presidente americano, che non nasconde la fretta di concludere il dossier della guerra russo-ucraina per poter correre a prendersi un Nobel per la Pace e raccogliere quei consensi interni necessari ad affrontare con più serenità le elezioni di midterm. Da parte sua Putin otterrebbe una parte dell’Ucraina e soprattutto una sorta di amnistia da parte dell’Occidente, che gli permetterebbe di tornare a viaggiare liberamente senza il timore di un arresto. Starmer e Macron si riaffermerebbero come forze nucleari da non sottovalutare, mentre Metz e Meloni rappresentano le due economie europee di cui non si può fare a meno. Rutte e von der Leyen, a questo punto, oltre a redigere il resoconto della riunione da presentare agli altri 24 Paesi membri dell’Unione che mancavano perché alla Casa Bianca non c’era posto per tutti, non dimenticano di sottolineare che senza la loro approvazione all’unanimità l’Europa non decide nulla. Forse era proprio questo l’imbarazzo della presidente della Commissione, che cercava di mascherare le gote un po’ arrossate con la sua elegante giacca rosa acceso. Fatto sta che, a parte Trump, entusiasta nel distribuire le carte di questa difficile partita, gli altri apparivano un po’ dimessi, pendevano dalle sue parole e sembravano seduti su carboni ardenti. Forse non vedevano l’ora di tornarsene a casa, ad eccezione di Starmer, che pur non essendo a casa propria sembrava sentirsi a suo agio. La sua posizione alla Casa Bianca appariva infatti la più privilegiata, avendo accompagnato Zelensky nella preparazione di questo incontro decisivo. Come anticipato, i risultati della preparazione si sono visti. Il presidente ucraino ha ricevuto anche le scuse da parte di un giornalista che, nella sua precedente visita di febbraio sempre alla Casa Bianca, lo aveva trattato con arroganza e poco rispetto. Tutto bene allora? Si direbbe di sì. A parte Rutte e von der Leyen che, con la loro presenza poco incisiva, sono sembrati due estranei, il percorso verso la pace non sarà breve ma sembra ben avviato. Dopo tre anni e mezzo di guerra conviene anche a Putin. Come scritto nei giorni scorsi, alla fine l’unico a pagare per tutti sarà Zelensky, che si avvicina alle elezioni consapevole che non sarà lui il prossimo presidente ucraino.
Angelo Santoro

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