Per uno di quei misteri che caratterizzano il modo di raccontare la politica in Italia, la proposta di referendum presentata la scorsa settimana in Cassazione da un nutrito numero di professori universitari ed esponenti politici di vari partiti è uscita dalle pagine dei giornali.
Ma non c’è da dubitare che vi tornerà a vele spiegate non appena farà comodo: o a distrarre da altri problemi o a fare da battistrada per cambiare equilibri politici e di potere.
Dunque è bene non smettere di discuterne le conseguenze (negative a nostro avviso) che si avrebbero sul nostro sistema politico e, soprattutto sul diritto dei cittadini a scegliere partiti e uomini che li dovranno rappresentare.
Se i quesiti referendari fossero approvati, si concluderebbe con successo il processo di progressiva abolizione del principio di sovranità popolare.
Senza per questo che si realizzi la stabilità e l’efficienza dei governi. I partiti non sarebbero indotti a fondersi tra loro, diminuendo di numero. Si accorderebbero per dar vita a liste composite in modo da aggiudicarsi l’intera posta. Poi, come già si è visto quando era in vigore il Mattarellum, tornerebbero a litigare e a dividersi. Ognuno esercitando il proprio potere di interdizione o di ricatto.
In pratica tutto diventerebbe centralizzato e lontano da qualsiasi controllo.
Le liste di tutte le circoscrizioni italiane (in pratica le liste di ogni regione) sarebbero fatte tutte a Roma da due ristretti gruppi di comando (uno per schieramento) dei quali farebbero parte un rappresentante per partito. Che sceglierebbero i candidati di ogni parte di Italia per il semplicissimo fatto di dover bilanciare col misurino quanti eletti dovranno spettare all’uno o all’altro partito.
Siccome nessuno parla di ripristinare la preferenza, le scelte degli uomini seguirebbero il criterio della fedeltà e non quello della capacità.
Il sistema sarebbe certo funzionale agli interessi dei poteri forti, che mal sopportano i condizionamenti della politica.
Ma degli interessi degli elettori, la legge elettorale che verrebbe fuori con l’approvazione dei quesiti referendari proprio non si preoccupa.
VOGLIONO TOGLIERE AGLI ELETTORI OGNI RESIDUO POTERE!
Con la legge elettorale risultante dai referendum tutto diventerebbe centralizzato e lontano da qualsiasi controllo. Le scelte degli uomini seguirebbero il criterio della fedeltà e non quello della capacità.

QUESTA CLASSE POLITICA VUOLE A TUTTI I COSTI GARANTIRSI IL PRIVILEGIO DELLA CONTINUITA’ ANCHE PER I PROPRI EREDI
Per rispondere a Mercanzin in merito alla guerra civile. Così fra trent’anni verrà partorito un altro Panza – storico o revisionista ??? – a far soldi con i suoi librucci alla faccia dei fessi.
Tranquilli, che se continua così – associando mafie – camorre e quanto altro – l’Italia del Nord si ribellerà e non escludo una guerra civile. Sapete c’è un vecchio adagio che dice: a tirarla troppo la corda si spezza!
L’INGEGNOSITA’ ITALIANA DI CREARE SISTEMI TRUFFALDINI E’ INFINITA. LA DOPPIEZZA DI AVERE UN SISTEMA DEMOCRATICO E DELLE LEGGI ELETTORALI ANTIDEMOCRATICHE CHE LIMITANO GRAVEMENTE DI PER SE’ LA SOVRANITA’ POPOLARE E’ LA MASSIMA ASPIRAZIONE DI QUESTA CLASSE DIRIGENTE CHE BISOGNEREBBE GETTARE AL MACERO E IN FRETTA INDIPENDENTEMENTE DAL COLORE POLITICO. I POTERI FORTI SONO FORTI CON QUESTI DEBOLI ITALIOTI, MA SONO DEBOLI VERSO L’ESTERNO!
Sono d’accordo con quanto sostenuto nell’articolo.
La prepotenza della nomenclatura politica non ha limiti così come la loro voracità.
Sono perfettamente d’accordo e molto preoccupato perchè il processo di trasferimento del potere dalla periferia verso il centro sembra inarrestabile e i partiti sono tutti concordi. E’ la debolezza della nostra democrazia che trova dimostrazione: modifiche a favore dei segretari di partito e, di conseguenza, contro il concetto di democrazia, non hanno cotrappesi. Come si organizza l’ipotetico cittadino che vuole contrastare tale processo? Facciamo molta attenzione e non confidiamo nei partiti perchè ora gli interessi sono contrastanti.