In democrazia, criticare non è solo un diritto ma anche un dovere. Certo bisogna possedere gli strumenti della critica: analisi del problema e della situazione, esame attento dei provvedimenti messi in atto, consenso o dissenso a seconda di come e se i provvedimenti abbiano conseguito i risultati attesi. Orbene, siamo nel bel mezzo di una pandemia che da due mesi da nord a sud ha colpito l’Italia, siamo alla ricerca di strumenti di contenimento del contagio, accettando anche aiuti stranieri, che non si sa fino a che punto saranno gratuiti o finalizzati a un ritorno politico, c’è un decreto di emergenza in atto, estensibile per i sei mesi previsti, quindi fino a fine luglio … e di che cosa si parla, sui giornali e su Pensalibero, nel numero recente del 23 marzo, aperto dall’articolo del direttore Nicola Cariglia? Andando per semplificazione, si parla di Giuseppe Conte, il nostro presidente del Consiglio in carica e si chiede, quasi si impone, in altri interventi quasi quasi si gioca una scommessa… se Conte darà o non darà le dimissioni quando tutto sarà finito. I più propendono per le dimissioni subito, ma Conte è un avvocato, magari chiede un tribunale, parlerà l’accusa e parlerà la difesa? Fuori Conte e dentro chi? Sappiamo forse che già si stanno costituendo comitati, o partiti, o fazioni pro e contro Conte? O forse conviene pensare che la democrazia, che ha le sue leggi, saprà trovare gli strumenti democratici, costituzionali, legittimi per andare alle urne? Appena possibile certo, senza prevaricazioni e senza pregiudizi. Ci sono i partiti in Italia, avranno i loro programmi e i loro leader, o no? Vogliamo giustiziare Conte? E’ un avvocato, spero in tal caso che si sappia difendere, lo spero per lui e per noi.
Marisa Brambilla
Se la situazione richiede essere Presidente di tutti non poi dopo diventare uomo di parte.
Gent.ma professoressa, proprio perché la stimo tantissimo mi fa piacere confutare amichevolmente questo suo articolo nel punto dove mi cita, essendo io d’accordo quasi per intero con lei. Per le comuni radici laiche e liberali che abbiamo, do per scontato che non attribuisce a me l’idea di giustiziare Conte o chiunque altro. Come cerco di spiegare in altro articolo dedicato all’argomento, io chiedo a tutti, maggioranza e opposizione, molto ma molto di più. Vorrei dire loro “per una volta, siate generosi, non pensate solo al vostro tornaconto politico. Sospendete per qualche tempo le continue rodomontate e le baruffe che sembrano duelli da teatro dei pupi. Non fanno ridere ma vi rendono ridicoli. Ora c’è Conte (ma potrebbe esserci chiunque altro) ed è il momento di remare uniti. E per suggellare il patto, Conte prometta che non si presenterà alle prossime elezioni”. Lei cara professoressa, assieme a molti altri, sembra pensare che questo sarebbe un modo per fare fuori Conte. Nemmeno io escludo che questo sarebbe il pensiero riposto di molti. Ma, con altrettanta franchezza, un retropensiero aleggia anche tra tutti quelli che a petto in fuori strillano “guai a toccare Conte”, ovvero guai a toglierci la popolarità che l’epidemia. O mi sono accorto solo io che ci sono anche dei marpioni che sperano nella popolarità fornita a Conte dal coronavirus per guadagnare quella maggioranza dei consensi che attualmente i sondaggi si ostinano a volere loro negare?
Ecco, a noi che facciamo un giornale e non un partito, degli uni o degli altri non importa un fico secco. Ci interesserebbe, invece, togliere dagli impicci gli italiani. E siamo certi che se Conte facesse quel bel gesto che gli indichiamo, passerebbe alla storia. Cedendo alle lusinghe di chi gli sta appiccicato per proprio tornaconto, temiamo, invece che cadrà nel dimenticatoio come tanti altri.
N.C.

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