Ci mancava la cenere del vulcano irlandese, dal nome impronunciabile, per appioppare nuove colpe all’Europa, che stavolta non ha. Prima hanno chiuso i cieli, per evidente pericolo, e poi tutti a lamentarsi che era stata una decisione troppo prudenziale perché in Europa tutti hanno copiato tutti per connessione comunitaria. Poi voli di prova, poi riapertura dei cieli, poi il vulcano ha ricominciato a eruttare e quindi nuovi rischi. Insomma la certezza non è di questi tempi, e la scelta di prendere un aereo assomiglia oggi alla scelta di affidarsi ad una scommessa. Dare la colpa all’Europa o all’Unione Europea è uno sport piuttosto diffuso. Tra i politici e la gente comune. Vogliamo liberalizzare gli agriturismi di mezza costa? Vogliamo cambiare la curvatura delle banane o dei formati delle pesche? Vogliamo riformare la professione del maestro di sci? Ah non si puo’ farlo così, in autonomia, bisogna vedere cosa dice l’Europa. E tutto questo è visto come un vincolo. Una restrizione della sovranità nazionale, regionale o locale. E pensare che con l’Europa, e in Europa, abbiamo veramente fatto passi da gigante in questi cinquant’anni, ed è ingrato dire che l’Europa non ha aiutato il continente ad evolversi. Beh certo i problemi ci sono: Grecia e paesi economicamente diversi alle prese con crisi, sistemi giuridici diversissimi, 23 lingue ammesse, pareri diversi su energia, ambiente, immigrazione, monete, ma guardando all’essenziale di passi europei ne abbiamo fatti. Ha ragione Lucio Battistoni, direttore della rappresentanza italiana della Commissione Europea, a dire che ci sono sicuramente passi da fare e molti sono i problema ma “ti ricordi quando si girava per l’Europa con i passaporti o le carte di identità e per andare in tre paesi dovevamo cambiare quattro volte la moneta e magari non ci si capiva”. Vero, in 50 e passa anni di Europa Unita o sulla via dell’Unione, da 6 Paesi a 27 Paesi, di acqua ne è passata sotto i ponti e anche se il Trattato di Lisbona (cui la Regione Emilia Romagna attraverso l’ufficio Eurpe Direct sta dedicando 4 incontri di alto livello a Bologna) ha ancora tanto da attuare e approfondire, è anche vero che finalmente c’è un documento fondamentale che assume principi e mette in fila indirizzi di attuazione. Cardini: democrazia e partecipazione. Grande la lezione del professor Rudy Levanski all’Urban Center di Bologna sui processi d partecipazione a livello locale e internazionale che poggia sul progetto (normativo in Toscana) della partecipazione come condivisione e trasferimento di potere. Voglia d’Europa, dunque. A dispetto di tutte le astrazioni dei burocratismi che l’Unione Europea può innescare. Voglia di una Europa più vicina alla gente, che in parte c’è già, perché per effetto di un sistema di rete internazionale e di siti web si dimostra che è più facile per un cittadino mandare una mail a un funzionario della caccia e pesca a Buxelles che all’impiegato del comune o della provincia di residenza. Anche per questo, forse, gli incontri sull’Europa dopo il trattato di Lisbona registrano una partecipazione che ha dell’incredibile: centinaia di persone, dal docente allo studente, dalla pensionata in ghingheri al semplice curioso, dalle 5 alle 7 delle sera, ad ascoltare e a discutere di problemi europei, di futuro condiviso tra Francia e Ungheria, di euro e di sterlina, di Grecia e di Spagna. C’è voglia di Europa, c’è voglia di essere vicini e partecipi ai processi decisionali. Per capire dove stiamo, qui sotto il cielo d’Europa.
Fabrizio Binacchi
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VOGLIA D’EUROPA
Con l’Europa, e in Europa, abbiamo veramente fatto passi da gigante in questi cinquant’anni, ed è ingrato dire che l’Europa non ha aiutato il continente ad evolversi. Di Fabrizio Binacchi

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