Il canto corale può essere considerato l’espressione artistica più antica e continua maggiormente diffusa al mondo, poiché è presente in ogni angolo della Terra, dalle grandi città ai piccoli paesi, e non si lascia influenzare da mode, genere, colore della pelle e correnti di pensiero.
Nell’Europa occidentale la più antica musica corale scritta è il canto gregoriano, espressione del culto cristiano. I canti gregoriano e ambrosiano influenzano tutta la pratica corale medioevale e solo dopo il 1000 il concetto di coro inizia ad avvicinarsi a come lo intendiamo noi oggi, grazie all’arte polifonica. Durante tutto il seicento e nel periodo barocco e tardo barocco il coro ha un ruolo da protagonista nelle produzioni sacre di numerosi grandi compositori come Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach, e tale ruolo rimane inalterato anche durante il periodo classico. Dopo un breve periodo di decadenza, causato dal successo del bel canto e della musica strumentale, il coro risorge e raggiunge livelli altissimi di produzione sia affiancato dall’orchestra che a cappella. È nella seconda metà del Novecento che la musica corale, soprattutto a cappella, intraprende un brillante percorso con un’enorme produzione compositiva e con una grande varietà e qualità di cori polifonici, alcuni dei quali composti anche da musicisti non professionisti, ma diretti da importantissimi maestri.
Un coro è generalmente formato da voci maschili, suddivise in tenori, baritoni e bassi, e voci femminili, divise in soprani, mezzosoprani e contralti, che uniscono le proprie voci per intonare delle melodie.
Il coro è un impasto omogeneo perfetto di voci intonate che cantano alla perfezione la propria parte: nessuno è più bravo dell’altro perché c’è sempre una voce che aiuta l’altra; nessuno deve emergere perché è il gruppo a regalare la magia.
Cantare in un coro vuol dire anche rispettare delle regole: ci dev’essere sintonia, capacità di ascoltare l’altro, rispettare dei tempi, seguire le indicazioni del direttore del coro: è un gioco speciale e complesso in cui si uniscono le capacità di ascoltare, guardare e cantare. Questa esperienza potrebbe essere il giusto completamento della fase di formazione individuale, poiché aiuta a sviluppare una forma armoniosa e completa del rapporto con se stessi, con gli altri e con la realtà. Non si tratta quindi di educazione al canto e alla musica, ma educazione con il canto e con la musica. Un modo di esprimere se stessi avendo coscienza di sé in quanto individuo, e degli altri: un magico strumento per non sentirsi soli in mezzo a tanti; un mezzo per comprendere che la buona riuscita di una composizione corale è data dall’unione di più voci. Un coro è una micro forma di vita in cui si impara a vivere la comunità nella comunità, in cui nascono amicizie, relazioni, in cui ci si rende veramente conto che l’unione fa la forza e in cui non si è mai soli. Vi è quindi un risvolto sociologico del coro, non più limitatamente all’ambito musicale ma alla sfera sociale. In vent’anni di coro della Chiesa ho conosciuto persone tutt’altro che portate al canto non perdere una sola prova o una sola esibizione. Per loro era l’occasione per stare con degli amici, scambiare una parola, trovare un confronto. La musica e il canto possono e devono servire non solo a divertire, a innalzare lo spirito, a pregare, a solennizzare alcuni eventi religiosi o alcune ricorrenze, ma possono e devono servire anche a fare Chiesa e a mostrare che si è Chiesa, ossia delle persone che vivono in armonia e in comunione profonda gli uni con gli altri. Ciò significa guardare al fenomeno musicale con occhio più pastorale che culturale; più attento al fine da raggiungere che al suo spessore qualitativo. Cantare è anche una forma per liberare la propria anima, scaricare tensioni, preoccupazioni; è espressione del proprio ego, una vera e propria forma di comunicazione che aiuta a stare bene, che migliora la qualità del rapporto con il prossimo e con se stessi perché libera la mente. Un timido invito da parte mia a valutare il canto e il coro come forma terapeutica contro lo stress che quotidianamente ci devasta lo spirito e il fisico, e a viverlo come un affascinante completamento all’attività sportiva.
Laura Fazzini

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