Viviamo sempre più in Internet. Ed è al tempo stesso un bene e anche, un po’, un male. Vivono in Internet più i ragazzi e i giovani degli adulti e degli anziani (ci sono ancora gli anziani?) ma complessivamente la società attiva , cioè le cosiddette generazioni degli studenti e dei lavoratori, negli ultimi 5 anni hanno più che triplicato la loro vita virtuale. Stiamo più in Facebook a postare che a dialogare con amici, parenti e colleghi, stiamo più in Messenger o a mandarci mail che ha incontrarci di persona. Viviamo davanti a uno schermo e nello schermo tra pagine di giornali virtuali, lettere virtuali, inviti virtuali, fotografie di amici più o meno amici, le coppie si scambiano effusioni nel social network, i colleghi si scambiano informazioni e impressioni in face, gli studenti si scambiano i compiti e gli appunti tra una chattata e l’altra. Addirittura si gioca a carte sullo schermo, qualcuno comincia a organizzare web visite e consulti medico e analisi via rete, si organizzano visite artistiche e monumentali in internet. Così da casa o dallo studio si gira per il Colosseo e per il Louvre, si evita Pompei fisicamente e forse nel tour virtuale si scansano i crolli. Visitare Napoli in rete consente oggi di scansare oltre le code anche la monnezza. Così va il mondo, così va il mondo virtuale che supera e scavalca quello reale. Giornata dei Diritti dell’infanzia: incontro un centinaio di studenti delle superiori di Ferrara, Santarcangelo di Romagna e Reggio Emilia. Hanno presentato ricerche su comunicazione, televisione e internet. Sono decisamente “avanti” questi ragazzi nella consapevolezza delle potenzialità e dei rischi della comunicazione della vita virtuale. Ma a domande un po’ sondaggio la tendenza è quella universale. “Quanti di voi stanno in internet meno di un’ora al giorno?” Cento ragazzi muti e nessuno alza la mano. “Quanti di voi stanno in rete più di due ore al giorno?” Quasi tutti alzano la mano. Effetto ola. In Internet per tutto, ma soprattutto per scambiarsi frasi, foto, video, link, raramente per approfondirsi temi. Vivere in internet e di Internet -è chiaro- ci ha semplificato e accelerato al vita. Biglietti on line, ricerche on line, amicizia on line, medicina on line, consulenza on line, aspettiamo le confessioni (religiose) anche on line. Ma tutta questa virtualità ci fa perdere la tattilità. Il tatto. Sembra che le nostre mani si stiano specializzando solo in battitura tasti. Mi spiega uno psicologo che avanti di questo passo se prendiamo in mano un oggetto e ci cade non dobbiamo spaventarci e pensare a chissà quale tunnel carpale ma che potrebbe essere l’effetto della nostra astinenza manuale. Usiamo polpastrelli e mani solo per la tastiera. Tre quattro dita a dire il massimo. E il palmo per il mouse quando non è pad. Insomma attenzione alle mani. Sviluppiamo la vista ma rischiamo di perdere il tatto. Ci facciamo dei gran viaggi mentali e poi non siamo capaci di prendere in mano un oggetto e gestirlo come una volta. “Faccio cose e vedo gente” era una frase cardine di un film di Moretti. Oggi potremmo dire “pigio tasti e muovo gli occhi su uno schermo”. Dobbiamo evolverci anche in questo campo. Dovremo arrivare ad un sistema di comandi vocali e o visivi che ci lasci liberi le mani per fare pesi o modellare statuine. Per fare un nodo o infilare il filo nella cruna di un ago. Operazione di per sé già alquanto complicata. Sennò fra qualche anno non riusciremo nemmeno a sbucciare un’arancia. E saranno gatte da pelare. A proposito!
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splider.com
VIVIAMO IN INTERNET E TOCCHIAMO SOLO TASTI
. “Faccio cose e vedo gente” era una frase cardine di un film di Moretti. Oggi potremmo dire “pigio tasti e muovo gli occhi su uno schermo”. Ma tutta questa virtualità ci fa perdere la tattilità. Sembra che le nostre mani si stiano specializzando solo in battitura tasti. Di Fabrizio Binacchi

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