Scuola italiana, ovvero un po’ di cifre: il Ministro Gelmini quest’anno ha firmato dei tagli che, a conti fatti, significano che ci saranno 26mila insegnanti in meno cui vanno aggiunti 15mila fra bidelli e amministrativi, per un totale di meno 41mila.
Nel 2009, i tagli alla scuola si sono spalmati in questo modo: meno 42mila insegnanti, meno 15mila personale Ata. Totale: meno 57mila.
In compenso, l’Italia gode di un record scolastico europeo: la più alta percentuale di abbandoni, che toccano il 20% nel Paese, con punte del 25% al Sud.
Non basta. Per quanto riguarda la scolarità degli adulti, si calcola che solo il 20% possegga gli strumenti minimi per comprendere un testo. Un dato che fa pendant con l’altro: il 60% dei cittadini italiani non legge neppure un libro all’anno.
Aspettate, non è ancora tutto. Nelle prime settimane di settembre, infatti, la Ministra si è fatta sentire, con una lettera a Famiglia Cristiana. In sintesi, la sua proposta per una scuola che “deve formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli” si appunta sull’aspirazione che un testo venga adottato “ …. È importante che i nostri figli, nel bagaglio di conoscenze che la scuola deve garantire loro, possano incontrare fin da subito un testo che ha determinato la nascita della civiltà in cui viviamo e che parla ai cuori e alla coscienza di tutti”. Il testo? La Bibbia.
Così, oltre alla diminuzione del monte ore, degli insegnanti, degli amministrativi, dei bidelli (per non parlare degli insegnanti di sostegno spazzati via a fronte della crescita della domanda, all’azzeramento delle sperimentazioni, al raddoppio delle mense) assistiamo al requiem della laicità della scuola. Ovviamente, la lettera, inviata a Famiglia Cristiana, ha più l’aria di una mossa di conciliazione piuttosto di una seria proposta; ma, senza dubbio, la dice lunga su chi ha il compito di risanare la scuola pubblica italiana.
Non solo. Su tutti coloro che, dopo il deragliamento della legge Gelmini di riforma dell’Università a fronte della mancanza di fondi per attuarla, hanno pensato che si sarebbe finalmente addivenuti a un disegno organico e di ispirazione europea per il mondo universitario italiano, rispondendo alle migliaia di precari che il sistema ha prodotto, si è abbattuta la doccia fredda Tremonti, che ha assicurato che nel decreto di fine anno i soldi ci saranno.
Per cosa? Forse per ottenere il miliardo di euro chiesto dal presidente della conferenza dei rettori Enrico Decleva per evitare il commissariamento di 37 atenei? O per recuperarare i 40 milioni di euro equivalenti agli scatti dei docenti e cancellati dalla finanziaria di luglio? O per azzerare il taglio di 1,3 miliardi di euro al fondo di finanziamento degli atenei?
Sorge un sospetto: e se servissero a comprare Bibbie?!
Stefania Valbonesi

livello educativo?! futuro democratico?! ma parla della scuola italiana, o di altro?
NESSUNO HA FERMATO IL PIù MASSICCIO ‘LICENZIAMENTO’ CHE LO STATO ABBIA INTRAPRESO.
NESSUNO HA CONSIDERATO L’ENTITA’ DEL DANNO CHE TOCCA VARI LIVELLI MA SOPRATTUTTO QUELLO EDUCATIVO.
NESSUNO HA PENSATO COME SOLO LA SCUOLA PUBBLICA SIA IN GRADO DI GARANTIRCI UN FUTURO DEMOCRATICO.