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Viva la libertà

di Maria Rita Monaco | 4 Marzo 2013

E’ bello constatare che finalmente i bravi registi italiani ricomonciano a fare film, ovviamente alla loro altezza.

Viva-la-libertà-posterQuando il potere viene frainteso come possesso è ineluttabile che perda di vista l’altro da sé e proprio dai tanti altri che dovrebbe ascoltare e con i quali dovrebbe collaborare prenda, forse anche inconsapevolmente le distanze, perdendosi.

Il film di Roberto Andò, tratto dal suo stesso libro “Il trono vuoto”, premio Campiello 2012 e dallo stesso Andò sceneggiato in collaborazione con Stefano Pasquini, uscito nelle nostre sale pochi giorni prima delle recentissime elezioni, se già ci aveva molto fatto riflettere e divertire , si è rivelato in un certo senso profetico a partire dalle ore 16 del 25 febbraio.

Servillo/uomo politico per tutte le stagioni, interpreta magnificamente il doppio ruolo di Enrico e Giovanni, due fratelli gemelli monozigoti, identici nel fisico ma, a livello caratteriale, profondamente diversi: l’uno segretario del principale partito d’opposizione, dato per perdente dai sondaggi e quindi doppiamente in crisi sia a livello personale che partitico, l’altro professore di filosofia, afflitto da bipolarismo e appena uscito da un manicomio; l’uno cresciuto in e grazie a una politica malata vittima/protagonista di quella che è la maschera dell’immagine pubblica, l’altro, proprio grazie alla sua “follia” libero di dire quello che pensa, filosofo e poeta al tempo stesso.

E’ un bel modo quello che ha Andò di parlarci di politica, senza doppi sensi, senza astio, con un’intelligenza “leggera” grazie alle due facce della stessa medaglia.

Enrico spento, deluso, nauseato da quella politica che lo ha “creato” sente la necessità di ritrovare se stesso, scoprirsi nuovamente uomo libero e Giovanni, colui che emarginato da sempre, allontanato da tanti perché rinchiuso per la sua malattia, trova la sua libertà attraverso la poesia, quella poesia che permette di dire sempre tutto quello che si pensa perché è il folle che parla.

Ed ecco che mentre Giovanni/alias Enrico risale nelle quotazioni del partito ma soprattutto attira nuovamente l’elettorato che si stupisce e gradisce il suo cambiamento, Enrico , nel suo “esilio” francese si riscopre uomo capace di amare, capace di confrontarsi e ascoltare gli altri.

Di Servillo abbiamo già detto, ma non è certo da meno Valerio Mastrandrea, il Bottini, mente pensante di Enrico Olivieri e “riparatore” del vuoto improvviso da questi lasciato. Anche Valeria Bruni Tedeschi (molto più brava e forse anche simpatica della sorella, ex première dame) non sfigura accanto a all’Enrico/Servillo che riporterà alla consapevolezza dell’accettazione di sé, al sentimento vero verso gli altri che, l’abitudine ad una politica falsa, chiusa e malata, corrompe, sacrifica, soffoca quale piovra disumana e crudele.

Potente il finale. Ci si avvia verso il futuro e “domani è un altro giorno”, ed è probabilmente un domani migliore  e se non lo sarà completamente a livello politico per il popolo italiano, lo sarà senza dubbio per il cinema italiano che dà con Andò un’ennesima prova della sua buona saluta.

Il 2013, apertosi con il successo, più estero che italiano (sic!) di Tornatore , prosegue per una buona strada, infatti  domani potremo vedere l’ultima opera di Salvatores.

Pubblicato in : Cinema

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Adalberto Scarlino

    6 Marzo 2013 alle 00:52

    Sì, davvero un bel film. E ha ragione Maria Rita Monaco ad evidenziare, oltre alle note capacità di Servillo, la bravura di Mastrandrea, ironico e divertente senza alcuna volgarità, nonchè i meriti e il valore di Roberto Andò. Azzeccate le scelte per la colonna sonora, con la sonata per pianoforte di Schubert e, soprattutto, con la sinfonia della Forza del Destino, felicemente appropriata. Che gusto sentirla nella magistrale direzione di Tullio Serafin ! Che divertimento ascoltarla canticchiata spiritosamente da Giovanni / Enrico !
    E che piacere l’omaggio al nostro grande, potente, trascinante Verdi, in questo anno bicentenario.

    Rispondi

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