E’ bello constatare che finalmente i bravi registi italiani ricomonciano a fare film, ovviamente alla loro altezza.

Il film di Roberto Andò, tratto dal suo stesso libro “Il trono vuoto”, premio Campiello 2012 e dallo stesso Andò sceneggiato in collaborazione con Stefano Pasquini, uscito nelle nostre sale pochi giorni prima delle recentissime elezioni, se già ci aveva molto fatto riflettere e divertire , si è rivelato in un certo senso profetico a partire dalle ore 16 del 25 febbraio.
Servillo/uomo politico per tutte le stagioni, interpreta magnificamente il doppio ruolo di Enrico e Giovanni, due fratelli gemelli monozigoti, identici nel fisico ma, a livello caratteriale, profondamente diversi: l’uno segretario del principale partito d’opposizione, dato per perdente dai sondaggi e quindi doppiamente in crisi sia a livello personale che partitico, l’altro professore di filosofia, afflitto da bipolarismo e appena uscito da un manicomio; l’uno cresciuto in e grazie a una politica malata vittima/protagonista di quella che è la maschera dell’immagine pubblica, l’altro, proprio grazie alla sua “follia” libero di dire quello che pensa, filosofo e poeta al tempo stesso.
E’ un bel modo quello che ha Andò di parlarci di politica, senza doppi sensi, senza astio, con un’intelligenza “leggera” grazie alle due facce della stessa medaglia.
Enrico spento, deluso, nauseato da quella politica che lo ha “creato” sente la necessità di ritrovare se stesso, scoprirsi nuovamente uomo libero e Giovanni, colui che emarginato da sempre, allontanato da tanti perché rinchiuso per la sua malattia, trova la sua libertà attraverso la poesia, quella poesia che permette di dire sempre tutto quello che si pensa perché è il folle che parla.
Ed ecco che mentre Giovanni/alias Enrico risale nelle quotazioni del partito ma soprattutto attira nuovamente l’elettorato che si stupisce e gradisce il suo cambiamento, Enrico , nel suo “esilio” francese si riscopre uomo capace di amare, capace di confrontarsi e ascoltare gli altri.
Di Servillo abbiamo già detto, ma non è certo da meno Valerio Mastrandrea, il Bottini, mente pensante di Enrico Olivieri e “riparatore” del vuoto improvviso da questi lasciato. Anche Valeria Bruni Tedeschi (molto più brava e forse anche simpatica della sorella, ex première dame) non sfigura accanto a all’Enrico/Servillo che riporterà alla consapevolezza dell’accettazione di sé, al sentimento vero verso gli altri che, l’abitudine ad una politica falsa, chiusa e malata, corrompe, sacrifica, soffoca quale piovra disumana e crudele.
Potente il finale. Ci si avvia verso il futuro e “domani è un altro giorno”, ed è probabilmente un domani migliore e se non lo sarà completamente a livello politico per il popolo italiano, lo sarà senza dubbio per il cinema italiano che dà con Andò un’ennesima prova della sua buona saluta.
Il 2013, apertosi con il successo, più estero che italiano (sic!) di Tornatore , prosegue per una buona strada, infatti domani potremo vedere l’ultima opera di Salvatores.

Sì, davvero un bel film. E ha ragione Maria Rita Monaco ad evidenziare, oltre alle note capacità di Servillo, la bravura di Mastrandrea, ironico e divertente senza alcuna volgarità, nonchè i meriti e il valore di Roberto Andò. Azzeccate le scelte per la colonna sonora, con la sonata per pianoforte di Schubert e, soprattutto, con la sinfonia della Forza del Destino, felicemente appropriata. Che gusto sentirla nella magistrale direzione di Tullio Serafin ! Che divertimento ascoltarla canticchiata spiritosamente da Giovanni / Enrico !
E che piacere l’omaggio al nostro grande, potente, trascinante Verdi, in questo anno bicentenario.