
Chef: Guntner Pichler primo violino del pregiato “ Quartetto Alban Berger”. Le musiche sono di Britten, Verdi e Wagner, celebrati per l’occasione nel centenario dalla loro nascita. Per Britten, si tratta solo di cento anni. Per Verdi e Wagner solo del doppio. Nell’occasione, proposti con accorto riguardo dal direttore artistico Alberto Batisti, i due eterni rivali sono stati presentati al pubblico ad armi pari: l’uno con il Quartetto in mi minore nella versione per orchestra d’archi, l‘altro con l’ Siegfried Idyll, pagina scritta per una piccola ensemble eseguita nel giorno del compleanno della moglie, il Natale del 1870. Sono due capolavori strumentali, unici nel genere per Verdi e Wagner che l‘orchestra ha reso attraenti, godibili al confronto. Ognuno avrà avuto le sue preferenze e non scendiamo su questioni tecniche esasperate nel confronto contrappuntistico. Lasciamo solo una traccia della qualità dell’interpretazione offerta: degli archi, nella direzione di Pichler per Verdi, puntale e rigorosa e di un ottimo primo violino; dell’orchestra e dall’incantevole primo clarinetto per Wagner. E’ solo un’impressione, una debolezza di preferenza personale per lo strumento, da descrivere a conio della prestazione orchestrale. L’apertura dell’evento, però, è stato dedicato Benjamin Britten, compositore britannico scomparso nel 1976 di cui questo è l’anno del centenario dalla nascita. La Sinfonia semplice op.4, esce dalla penna di Britten nell’inverno del 1933-34. E’ la sintesi d’esperienze precedenti, in parte inedite, scritte per pianoforte in epoca adolescenziale. Ricomposta per archi, fu presentata per la prima volta alla Stuart Hall di Norwich da Britten stesso come direttore d’orchestra. La semplicità della sinfonia, che è nel titolo della composizione, trae origine dai lavori dell’infanzia che il virtuoso musicista rielaborò dedicandola ad Audrey Alston insegnate giovanile di Britten. Otto i temi, due per ogni movimento, chiusi dal Giocoso finale, introdotto dal terzo tempo, di delicatissima sarabanda sentimentale che racchiude in tutta la sua opera, atmosfere di musica autoctona britannica. Invertendo l‘ordine degli addendi il risultato non cambia, così come non è stato mutato il risultato della serata che prevedeva in principio Britten, Wagner, e nella seconda parte del programma, dopo il consueto caffè, Verdi. Il Quartetto in mi minore è l’unico esempio di musica da camera del compositore italiano, scritto nel periodo della presentazione al San Carlo di Napoli di Aida, edito da Ricordi nel 1873. “Ho scritto proprio nei momenti d’ozio un quartetto. L’ho fatto eseguire una sera in casa mia senza dargli la minima importanza. Se il quartetto sia bello o brutto non so … so però che è un quartetto!” Si scherniva il maestro. Per nulla improvvisato nella sua ideazione, il quartetto oggi nella versione orchestrale, attrae e sconfessa il volgo che ha l’immagine di Verdi solo come campione di celebri opere teatrali. Si chiude con Wagner, dunque, il sesto appuntamento della stagione. Il pezzo da camera fu presentato dal maestro tedesco, al risveglio della moglie Cosimina nel giorno del suo compleanno. Wagner debutterà col Siegfried nel 1876, alcuni anni dopo, e adatterà il lavoro cameristico al tema di Brunhilde nella scena finale dell’opera. Si chiude così, in Idillio, la nostra serata tra il pubblico applauso.

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