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VITE (POLITICHE) PARALLELE DI SILVIO E ANTONIO

Di certo nessuno dei due ha fallito in politica dove sono entrati come parvenues ed ora ne scalano le vette in mezzo a tanti marpioni di lungo corso. di Enrico Buffoni

di Enrico Buffoni | 15 Maggio 2008

Praticamente sono entrati in politica insieme. Uno viene dalla magistratura e non si è mai capito bene, a meno di considerazioni malevoli, perché l’abbia lasciata; l’altro viene dal mondo imprenditoriale dove secondo alcuni ha operato con successo mentre secondo altri ha rasentato il fallimento. Di certo nessuno dei due ha fallito in politica dove sono entrati come parvenues ed ora ne scalano le vette in mezzo a tanti marpioni di lungo corso. Uno ha raddoppiato i voti alle ultime elezioni e oggi non c’è talk show televisivo che non preveda un suo passaggio, l’altro ha triplicato i passaggi a Palazzo Chigi come capo del governo quando appena sette mesi fa tutti lo davano per spacciato.

Non stanno dalla stessa parte Di Pietro e Berlusconi, anzi a sentirli oggi si odiano. Appena udito il discorso sulla fiducia in cui il neo presidente del Consiglio offriva collaborazione all’opposizione l’ex pm ha parlato di “zampa pelosa del lupo nei confronti dell’agnello”. Berlusconi in campagna elettorale non era stato da meno definendolo un uomo che “gli faceva orrore”. E via così secondo un copione che si perde negli anni, quasi sempre uguale, se si esclude infatti la furbesca mossa dell’uomo di Arcore che offrì a un Di Pietro, neofita come lui della politica, il ministero dell’Interno nel suo primo gabinetto del 1994. Che il presidente del Consiglio avesse già intuito dove voleva arrivare l’eroe di Mani Pulite? Può essere, sta di fatto che Di Pietro dove voleva arrivare c’è arrivato e, grammatica o non grammatica, in quel posto si sente a suo agio. Non è faticoso e nemmeno difficile. E’ stato sufficiente mancare la promessa di fare gruppo nel Pd e porsi come collettore di consensi dell’antipolitica. Il resto vien da sé a cascata: i grillini che non hanno voce tranne quella dei blog che ormai non basta più, i girotondini che la voce l’hanno persa e forse anche un po’ la voglia, pezzi della sinistra sfasciata che stenta a ricostruire un esercito. E siccome un po’ di lavoro va fatto per tenere insieme questo mondo composito, quale miglior collante si può trovare oggi al supermercato della politica dell’antiberlusconismo? Ce n’è in abbondanza, costa poco, è vero che vale poco ma per quel che serve basta e avanza. In fondo è sufficiente vestire le armi d’Achille per essere il Travaglio del Parlamento. Mica essere Achille.

Chi invece deve essere Achille è Silvio Berlusconi, il quale si trova davanti problemi assai più grandi delle mura di Troia. E nemmeno può accontentarsi di far fuori Ettore e riceverne gran gloria mediatica. Davanti a sé ha un Paese più che da ricostruire da reinventare e bene ha fatto a tendere una mano all’opposizione. Berlusconi non è Di Pietro. Sa che deve vincere una guerra e che certe guerre o si combattono senza pugnalate alle spalle o si perdono. E’ in ballo la sopravvivenza dell’Italia, occorre tentare di avere davanti solo avversari politici e di far uscire allo scoperto i nemici più o meno organizzati che cercano (cosa nemmeno tanto difficile) solo il tuo tallone di Achille per spedirti l’ennesima freccia avvelenata. Missione riuscita. Almeno per ora.

Enrico Buffoni

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Buffoni

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Puccio cartoni

    19 Maggio 2008 alle 17:32

    Sai una cosa ,caro Enrico ? Io non ho ancora capito come Di Pietro ,in Magistratura , ci sia potuto entrare . Come abbia potuto superare prove concorsuali .Dove tanti altri concorrenti possono essere più bravi e preparati . Ricodo solo come sia entrato in politica: ottenendo titolarità in un collegio rosso che più rosso non si può . Votato da tutti i compagni ,allineati e coperti anche se incazzatissimi per dover votare per un elemento simile ! E questo non è maldicenza ,ma storia !

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