
Il Ministro delle Finanze, il repubblicano Bruno Visentini
(fonte Archivio storico della Camera dei Deputati)
Il 1972 entrò in vigore la riforma tributaria voluta dal ministro delle Finanze, Bruno Visentini, tesa alla esemplificazione del nostro sistema fiscale. Il progetto Visentini prevedeva di abolire tutte le imposte e tasse, governative e comunali, sostituendo al machiavellico complesso di leggi in materia, composto da una miriade di decretI, due sole tasse: una diretta (l’Irpef) e l’altra indiretta (Iva).
La riforma Visentini metteva fine di fatto all’autonomia finanziaria dei municipi, che fino a quel
momento avevano vissuto esclusivamente dalle entrate comunali derivanti dall’imposta di famiglia, dal dazio e da altri tributi, sostituiti da contributi del governo.
La perdita di autonomia dei Comuni fu molto contestata da sindaci e amministratori, ma la
prospettiva di entrata in vigore di un sistema tributario semplice finì per far accettare la riforma ai più.
Purtroppo, le prospettive andarono deluse. Cambiò il governo, Visentini lasciò l’incarico di ministro e i successori lasciarono in vigore le vecchie tasse alle quali se ne sono aggiunte altre, a livello comunale: Tari, Tasi, imu, tassa sulla pubblicità, sono tributi che non dovrebbero esistere, in base alla legge Visentini. Irpef e Iva erano previste dalla riforma, ma poi sono state aggiunte numerose imposte societarie: Irap, Irpeg ed altre…
La storia degli ultimi 50 anni del nostro sistema fiscale è colma di contraddizioni.
Abbiamo voluto raccontare ai nostri lettori quanto è accaduto in mezzo secolo, per auspicare che il sogno di Visentini possa avverarsi e che un legislatore coraggioso, possa varare una riforma che preveda la massima esemplificazioni, prevedendo due sole imposte: una diretta l’Irpef e l’altra indiretta l’Iva.
I Comuni non sanno più a cosa attaccarsi; scandalose le “multe elettroniche” per far cassa
Tasse, basta multe e sanzioni occorre una “vera riforma”
Comuni avidi di denaro; non sanno più a cosa attaccarsi. Fra le politiche più scandalose c’è quella delle “multe elettroniche” che vengono inflitte agli ignari automobilisti, attraverso i famigerati T-Red.
Anche i piccoli comuni, attraversati da una strada provinciale o statale, ne approfittano per far
cassa. Si tratta di furti veri e propri che i comuni compiono, in base a leggi assurde varate dallo
Stato in materia di circolazione stradale; quando si superano anche di poco i 50 orari vengono
inflitte le multe, che nessuno è in grado di contestare. E che dire della mania del limite di velocità a 30 chilometri sempre generalizzato, senza giustificazione? Fare un’opposizione comporta di doversi rivolgere a un commercialista o a un avvocato e pagare la parcella. Il compenso del professionista è superiore all’importo della multa, e allora si finisce per pagare; questa è la vigliaccata posta in essere dai comuni, con il bene placido dello Stato.
È noto che nel nostro Paese, anche una persona che un ha diploma non è in grado di compilare la propria dichiarazione dei redditi, tale è la farraginosità delle leggi. E allora bisogna fare la coda ai Caf chiedendo l’elemosina o – per chi se lo può permettere – andare da un commercialista. Questo aspetto si riflette su tutte le altre problematiche che scaturiscono dalle tasse comunali: Imu, tassa raccolta rifiuti e Tari sulle abitazioni di lusso e sulle seconde case. Ed altro ancora…
Riguardo alle tasse comunali, “sparate” sulla base dei dati del catasto (spesso errati) vengono
emessi gli accertamenti dei comuni, ai quali è difficile opporsi, per la loro complessità e i riferimenti a leggi varate oltre un secolo fa. I comuni dovrebbero fare gli accertamenti presso il domicilio dei contribuenti; è troppo comodo prendere i dati dal catasto e ritenerli per buoni.
Un’altra pratica criminale è quella delle sanzioni, diritti di esazione, interessi, eccetera, che
vengono formulate con terminologie diverse e che raddoppiano l’importo del tributo, da comune a comune, e non ci si capisce nulla. Lo Stato dovrebbe intervenire su questo ladrocinio, limitando la pretesa ai soli interessi legali. Se una famiglia fa fatica a pagare, accrescerà la propria difficoltà caricandola di sanzioni e balzelli vari. Questa pratica contribuisce all’arricchimento degli esattori privati; un assurdo al quale lo Stato dovrebbe porre fine.
La realtà è che la nostra è la nazione che ha in vigore 120mila leggi (contro le 6/8000 di Francia e
Germania. Il nostro è il Paese, dove c’è ancora la carta bollata.
È dalle piccole cose, come l’abolizione della carta bollata, del ladrocinio delle sanzioni e dalla
cancellazione delle leggi inutili, che bisognerebbe incominciare a riformare questo nostro sistema assurdo.
Roberto Fronzuti

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