La realizzazione coreografica di Virgilio Sieni che ha accompagnato l’opera Il prigioniero di Dallapiccola e i Quattro pezzi sacri di Verdi è stata accolta in maniera molto variegata dal pubblico fiorentino, diviso fra sostenitori più o meno entusiasti e convinti detrattori.
Come anticipato dal noto coreografo, coadiuvato dalla scenografa e costumista Giulia Bonaldi, nel lavoro di Dallapiccola l’idea di fondo consisteva nel concepire il falso percorso verso la libertà dell’illuso prigioniero – diabolicamente ideato dal grande inquisitore fintosi buon carceriere – come una sorta di via crucis, nella quale i bravissimi danzatori della compagnia di Sieni si confondevano con il protagonista, contorcendosi e trascinandosi lentamente e seminudi, quali suoi compagni di viaggio. Oltre alle ottime interpretazioni vocali di Levent Bakirci, Anna Maria Chiuri e John Daszak (rispettivamente prigioniero, madre e carceriere/grande inquisitore) la parte musicale è apparsa molto convincente, grazie anche alla tesa e attenta direzione di Michael Boder, chiamato a sostituire Mehta, e alla buona performance degli orchestrali fiorentini.
Nell’esecuzione dei Quattro pezzi sacri di Verdi, con il Coro del Maggio istruito magnificamente da Lorenzo Fratini e autore di una esecuzione magistrale, la presenza dei danzatori poteva suscitare qualche perplessità; invece, quei corpi vestiti di stracci, sporchi, collocati in mezzo ad oggetti vari (un cassonetto, dei canotti, delle travi, dei tricicli) e identificabili con i migranti dei nostri giorni, suscitavano intense emozioni nella riproduzione di splendidi tableux di gruppo, in netto contrasto con il candore abbagliante dei coristi vestiti di bianco.
In conclusione, sia nella prima che nella seconda parte della serata, l’apporto degli eccezionali danzatori ha contribuito ad arricchire non solo da un punto di vista estetico, ma anche concettuale due grandi lavori musicali densi di significati, suscitando (per fortuna!!) reazioni contrapposte in un pubblico che corre sempre di più il rischio di essere intellettualmente privato di provocazioni stimolanti.
Luca Summer

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