Giustamente celebriamo, sensibilizziamo con manifestazioni, comunichiamo nei media tutto l’orrore di questa violenza sulle donne che anche in Italia ha raggiunto quote mai contabilizzate prima e senza considerare il sommerso. Ma domandiamoci anche le cause profonde da dove emerga tale bruttura ed orrore che porta agli estremi la morte.
Intanto iniziamo col dire che due guerre mondiali (non crediate che il nostro inconscio collettivo le abbia digerite, anche se non vissute direttamente) ha portato la vita umana ad un valore praticamente vicino alla zero. Come se non bastassero abbiamo vicende altrettanto cruente vicine a noi, le quali continuano a mostrare il volto disumano dell’Uomo: quel famoso “legno torto” di Kant nei millenni inoculato nei cuori. Aggiungiamo a questo la retorica della perdita dei “valori” che è si retorica, poiché troppo abusata, ma anche cruda realtà. Voglio porre un’altra causa molto banale: la miseria culturale e materiale.
La miseria culturale in cui siamo costretti a vivere, sul modello “americano”, la conosciamo tutti, ove il successo, succedaneo del danaro, è l’unico obbiettivo possibile. Mentre alla miseria economica nessuno ci pensa quale causa scatenante, ma essa è inversamente proporzionale all’aumento dei delitti su donne in Italia. Ne abbiamo una riprova sul clamore maggiore che provoca un delitto su di una donna eseguito da un primario d’ospedale, rispetto ai più numerosi e subito dimenticati delle banlieu o periferie italiane. Se osserviamo, nella maggior parte dei casi la violenza scaturisce in ambienti degradati, poveri culturalmente ed economicamente. Allora una separazione, un divorzio, che ha sì risvolti sentimentali e di sofferenza per tutte le classi, diviene una tragedia non più vivibile in stato di povertà, ove viene messo in discussione per il padre anche il suo primario diritto di esercitare la potestà del pater familias sui figli. Un altro elemento fa riflettere: da molto tempo si è inneggiato al marito collaborativo, sensibile, paritario in famiglia con la donna: in definitiva un uomo senza più l’antica identità che in alcuni può provocare una debolezza nel ruolo ed un climax non più sostenibile in caso di abbandono.
Gli antichi consci del problema (ma anche alcune religioni attuali) hanno sempre cercato di proteggere le donne, pensiamo gli eccessi dei ginecei o agli arem o alle case chiuse. Giocoforza la protezione diveniva una vera e propria prigione e schiavitù e la cosa non ha funzionato, allora non rimane che cambiare la testa degli uomini ad iniziare dalla famiglia ( le madri sopratutto!), dalle scuole, dai media, ovunque.
Intanto con William Shakespeare diciamo insieme: << In piedi Signori davanti ad una donna: per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo, Signori, in piedi davanti ad una Donna.…>>.
Guglielmo Adilardi

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