In pochi giorni tre donne sono state rapinate. Giovani e meno giovani.
Il Sindaco ha avuto un confronto con il prefetto Valenti e il Questore Auriemma.
Ha inoltre avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno per chiedere, ancora una volta, più uomini delle forze dell’ordine. «Di fronte a questi due eventi così ravvicinati e seri occorre una reazione immediata e compatta di tutte le forze dell’ordine e della polizia locale”. Quando ancora non c’era stata la terza aggressione ai danni di una giovane spagnola nella notte fra venerdì e sabato.
Naturalmente Prefetto e questore hanno assicurato impegno massimo. Hanno richiesto al ministro Lamorgese un nuovo contingente di uomini in divisa perché solo con il controllo del territorio capillare si ottengono risultati significativi. Appunto.
Il Sindaco Nardella si augura inoltre che la nuova stazione dei carabinieri di Santa Maria Novella possa aprire al più presto per avere così un presidio fisso in una zona molto complessa e critica della città. Ne ha parlato con il comandante dell’Arma, Teo Luzi, che gli ha assicurato un interessamento diretto: occorre una risposta forte e chiara.
Ecco, promesse, prese d’atto, rassicurazioni. Come se questi episodi fossero neonati. Diremo, faremo, ci occuperemo e via discorrendo.
Perchè spesso di sole chiacchiere si tratta. Con tutto li rispetto delle forze dell’ordine che fanno quel che possono. Ormai da decenni se ne parla. E spesso chi fa violenza è già sotto controllo, si fa per dire, di polizia e carabinieri.
“Nessuno vuole minimizzare”, sottolinea il procuratore capo Giuseppe Creazzo, “dato che i fatti violenti non stanno certo diminuendo di fronte all’ennesimo caso di rapina violenta nei confronti di una donna in centro”.
Mentre il Prefetto dichiara che “gli ultimi dati che emergono sulle rapine non sono incoraggianti”. Ma se questo è un dato di fatto, è innegabile anche un altro fattore. Spiega sempre il prefetto Valenti: «È importante ricordare che anche per l’altra rapina violenta è stato assicurato alla giustizia un malvivente subito dopo l’immediatezza del fatto». Ancora: «Anche negli altri casi le forze dell’ordine stanno lavorando per identificare gli autori, mi sentirei ottimista».
Peccato che una volta identificati i violenti vengono spesso lasciati a piede libero pur sapendo che inevitabilmente o comunque con molta probablità, reitereranno il reato.
Il prefetto, per la serie faremo diremo, anzichè facciamo e abbiamo fatto, esprime con forza la volontà di «mettere mano a questa situazione». E aggiunge che per affrontare la criminalità occorre «un pacchetto di azioni concrete».«Ad esempio le misure di prevenzione che In alcuni casi possono essere più efficaci dell’arresto».
Peccato che mentre si mettono in campo queste misure chi è a piede libero continua il lavoro.
Un esempio? Il questore ha firmato provvedimenti nei confronti di due ragazzi di 21 anni coinvolti nell’aggressione a una pattuglia di poliziotti in via de’ Pucci lo scorso 16 ottobre. «Posso dirle che ho chiesto alla Questura di implementare questo tipo di misure», chiarisce il prefetto Valenti. Ma «guai a voler indicare nelle forze dell’ordine gli unici delegati a risolvere questa situazione. Occorrono interventi mirati che chiamino in causa tutte le parti sociali»,.
Ma questo lo comprende anche un bambino.
Nel frattempo, appunto, l’amministrazione comunale ha chiesto la possibilità di installare più telecamere. «È un discorso sul quale stiamo ragionando da giorni: faremo un punto nel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica», spiega il prefetto Valenti. Appare quasi automatico «chiamare in campo anche tutte le associazioni di categoria con le quali va costruito un dialogo. Occorre fare un salto di qualità anche nel sociale, nell’offerta di prospettive di integrazione e di vita a chi è sbandato e che declina verso la delinquenza. La repressione e la prevenzione devono accompagnarsi ad una visione più globale di quale comunità per non perdere di vista la coesione sociale. Il rischio c’è e dobbiamo fugarlo insieme”. Ma anche queste affermazioni si sentono esplicitare da decenni.
Si stenta a credere che il sindaco viva in città.
Eppure spesso è ospite dei talk show e narra delle bellezze di Firenze.
Non è mai passato nei punti caldi? Uno scaricabarile inverecondo su chi deve fare che cosa. Eppure, date le premesse e le promesse, non dovrebbe essere difficile collaborare fra istituzioni statali e comunali, e, perchè no, regionali. La sicurezza della città riguarda tutte le forze dell’ordine. Ciascuna nella propria specificità.
E come si incavola, quando qualcuno gli fa notare certe situazioni diventate insostenibili. Fa il musino e se la piglia con tutti fuorché con se stesso e le sue manchevolezze.
I problemi vanno individuati ma anche risolti, in una compagine ma non in un coacervo di esponenti di tutte le sedi istituzionali. Dove e quando non si hanno competenze dirette, con il Ministero si pianifica , si concorda , si sollecita , non ci si irrita con chicchessia, ma si risolve.
Sotto gli occhi di tutti è chiaro un fatto: troppi violenti sono noti alle forze dell’ordine e troppe sono persone che vengono da fuori , che, per volontà o per necessità e per sopravvivenza, delinquono. Il problema di fondo, in questi casi, è una totale carenza di integrazione. E qui entra in ballo a tutto tondo il Ministero dell’Interno.
In un momento in cui è difficile integrare anche i nostri concittadini per le note situazioni contingenti di cui ormai è inutile parlare, si continua ad accogliere chi per vari motivi non ha un’accoglienza degna di questo nome. Anzichè cercare di integrare in modo reale e proficuo chi è già sul territorio.
Carla Ceretelli

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