Anche le dichiarazioni dell’ambasciatore USA hanno gettato benzina sul fuoco . Gli americani non sono nuovi a tali esternazioni quando si tratta dell’Italia (non credo che avrebbero fatto la stessa cosa con La Francia e la Gran Bretagna).
Che il responso delle urne influirà sulla stabilità politica è peraltro, inevitabile. Perché da tempo la campagna sul referendum costituzionale si è trasformata in una consultazione sulla politica del governo. Matteo Renzi ha messo le mani avanti escludendo una connessione diretta tra esito del referendum e sorte della legislatura (quindi del governo) ma le conseguenze ci saranno comunque . E l’esperienza insegna che- dalle tornate referendarie degli anni ’90 alla Brexit – il voto di protesta travalica spesso l’oggetto della consultazione.
E’ vero che c’è stata una progressiva attenuazione dei toni anche per la disponibilità di Renzi a modifiche dell’Italicum ma finirà che andremo al voto proprio durante la discussione sulla legge di stabilità che si presenta ardua visto che si dovrà procedere al non facile reperimento di ingenti risorse.
Credo, quindi che il No vincerà, che per il momento si andrà solo ad un rimpasto,ad un Renzi bis ma che la parabola discendente del premier diverrà inarrestabile. A vincere sarà una convergenza “ibrida” tra elettorato di destra e di sinistra ma , una volta dimenticate le vicende romane, il beneficiario sarà il Movimento 5 stelle che – nello sfacelo di una destra divisa e priva di una precisa linea politica – diverrà l’unica alternativa al PD a guida renziana . Nel 2018 (o prima) in una possibile votazione con ballottaggio 5Stelle potrà avvantaggiarsi di voti di diversa estrazione (elezioni comunali di Torino docent).
Andremo così ad un periodo di turbolenza di cui gioiranno solo i ceti forti . Peccato, perché in un contesto politico dove dilagano idee populiste, Matteo Renzi è espressione di realismo politico e di moderazione (dico Matteo Renzi perché su molti renziani la mia opinione è assai diversa ).
D’altronde, il terreno dello scontro è oggettivamente sfavorevole al premier. Infatti, entrando nel merito dei quesiti referendari rilevo almeno quattro perplessità che peseranno sull’opinione pubblica assai più delle note e per molti versi condivisibili ragioni del SI :
- A) la riforma del Senato è stata portata avanti in nome del risparmio ma come dimostra la (paradossale) vicenda delle province, il risparmio (se ci sarà) sarà solo marginale perché restano i costi delle sedi, del personale, delle trasferte … Sarebbe stato meglio ridurre il numero complessivo dei parlamentari che, in questo modo, avrebbero assunto maggiore autorevolezza anche sul territorio.
- B) In un contesto in cui non si riesce a snellire e a rendere meno costosa una macchina pubblica elefantiaca e non si riesce a fare quei risparmi che sarebbero essenziali per la ripresa degli investimenti pubblici la riforma del Senato era davvero così indispensabile e capace di dare quell’accelerazione che tutti auspichiamo?
- C) una cosa è un Senato eletto su base regionale, altra cosa è un Senato delle regioni come verrebbe fuori con la legge Renzi-Boschi ; di spinte centrifughe ne abbiamo già avute troppe e in questa situazione di crisi i municipalismi non giovano.
- D) Ancora maggiori le perplessità sulla nuova legge elettorale: considero eccessivo il premio di maggioranza così ampio assegnato a un partito non ad una coalizione e mi piace poco il ballottaggio in quanto risulteranno vincenti coalizioni ibride… il ballottaggio è nato per smussare le posizioni estreme e dare la vittoria a coalizioni ampie e piuttosto omogenee ma recenti esperienze mostrano che si possono aggregare forze politiche eterogenee cavalcando la protesta ..e il Pd che in teoria per la sua posizione “centrale” dovrebbe essere il beneficiario naturale dei ballottaggi, ha finito per farne le spese.
In altre epoche, la bocciatura di referendum di riforma costituzionale non ha portato conseguenze sugli assetti politici ma questa volta , proprio per la sovraesposizione assunta temo che andremo incontro ad un nuovo cambio d’epoca. E non sarà in meglio.
Gabriele Parenti

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