Via dalla paura, verso il futuro.
Questo è ciò che mi viene in mente in queste ore di dibattiti sull’ attuale momento che viviamo, dentro e fuori dal Parlamento.
Che a Presidente del Consiglio sieda per la prima volta una donna , non dovrebbe essere una notizia.
Che lo sia significa che siamo ancora un po’ indietro, o che ci piace attardarci in una anacronistica divisione fra i sessi che probabilmente è meno presente di quel che effettivamente appare.
E che la Presidente sia per la prima volta una post fascista , proprio in prossimità del centenario della “ marcia su Roma “ , non dovrebbe fare notizia se non per il fatto che siamo ancora con la testa rivolta ad un passato che di volta in volta viene utilizzato non per una onesta ricostruzione ed analisi degli errori e degli orrori commessi da quel regime ( e dai tanti totalitarismi in ogni parte del Mondo ) ma solo per rialzare barricate anacronistiche e strumentali alla bisogna .
Dopo un premier post-comunista adesso siamo alla premier post-fascista.
Ripartiamo da qui.
Da una donna che pur provenendo da una storia non proprio moderata, sta cercando di accreditarsi e accreditare la sua maggioranza di destra -centro nel contesto internazionale.
Né più né meno come tentarono di fare quelli che venivano da una tradizione comunista, alla quale rinunciarono non per convinzione ma solo perché rimasero sotto il crollo del muro di Berlino.
Chi proviene dalle grandi famiglie dei popolari, dei liberali e dei socialisti avrebbe molto da dire e da recriminare. Se non altro per essere stati sempre dalla parte della libertà, contro ogni totalitarismo. A differenza, appunto , di chi era comunista o fascista.
E invece proprio coloro che vengono da tali esperienze democratiche capiscono più di altri che occorre guardare avanti , verso una democrazia liberale funzionante e coesa.
Con le garanzie ed i contrappesi tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario che i padri costituenti ( ben consci del grande compito di ricostruzione e riconciliazione) avevano ben dosato in una Costituzione bella ma che non può rappresentare un tabù .
Dovremmo riuscire a capire l’importanza del momento e uscire per sempre dalla paura del passato, con lungimiranza e generosità.
Certo, ognuno con la propria proposta politica e con la propria visione della società.
Ma con l’unico obiettivo della crescita e dello sviluppo di una Nazione finalmente matura e unita sui fondamentali valori.
Forse chiedo troppo , ma non sarebbe male iniziare proprio da un gesto simbolico : un minuto di silenzio di Giorgia Meloni di fronte al monumento al martire antifascista Giacomo Matteotti in lungotevere Arnaldo da Brescia, e proprio il 28 Ottobre, anniversario della “marcia su Roma “.
Francesco Carbini

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