
Un piano di rilancio possibile soltanto a patto di un sacrificio economico da parte dei lavoratori, che secondo le trattative vedranno i loro salari ridursi progressivamente, anche se con condizioni migliori rispetto a quelle proposte inizialmente dalla stessa azienda, come ha sottolineato la rappresentante provinciale del settore Silvia Tormen riservando un plauso al “sacrificio economico fatto dai lavoratori per permettere questo rilancio”. Proprio questo punto è stato determinante ai fini dell’accordo, al fine di evitare misure più drastiche che avrebbero potuto minare il posto di lavoro di migliaia di dipendenti, come d’altronde accade da qualche anno a questa parte: ” Dal 2008 sono risultate pregevoli le rinunce da parte dei lavoratori per favorire gli investimenti – ha aggiunto l’assessore Elena Donazzan – come l’impianto di cogenerazione per l’abbattimento dei costi energetici. Tutto questo ha pesato nella decisione della multinazionale di restare a Trichiana e investire in un piano industriale che guarda al futuro”.
L’accordo economico siglato da Ideal Standard assieme ai sindacati non spegne comunque le preoccupazioni di una possibile fuga dall’Italia della storica azienda, al fine di abbattere ulteriormente i costi della manodopera. Ecco perché ad esempio Luca Pezzuolo della rsu raccomanda di non allentare la presa sull’effettivo adempimento degli accordi stipulati: “Quindi dobbiamo tenere gli occhi ben aperti, con l’augurio che la politica ci sia vicina per ogni evenienza”. Per attenuare eventuali polemiche e dare un segnale forte ai sindacati è intervenuto anche il sindaco Fiorenza Da Canal, che rivolgendosi all’Ideal Standard ha dichiarato: “«Vi staremo col fiato sul collo, perché mettiate in pratica quanto contenuto nell’accordo, visto che i lavoratori ci hanno messo già molto del loro”.
Certo, per ora sono state raggiunte solo le intese di massima e soltanto il tempo potrà verificare la bontà dell’accordo stipulato, che da qui al 2014 prevede otto milioni di euro di investimenti mirati a rinnovare gli stabilimenti, a partire da quello di Orcenico come specificato da Nicola Brancher, segretario della Femca Cisl: “questo stabilimento, risalente agli anni Sessanta, ha bisogno di essere rinnovato, deve modificare il proprio layout per essere più efficiente, competitivo e produttivo” aggiungendo che senza tale accordo lo stabilimento sarebbe andato lentamente a morire.
Dello stesso avviso anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano del Rio, che ha speso parole di elogio per l’intera operazione: “Di questa vertenza mi piace sottolineare, tra l’altro, il carattere particolarmente innovativo e paradigmatico e desidero altresì riconoscere il ruolo determinante svolto dalle organizzazioni sindacali e da Unindustria Pordenone nello scongiurare la chiusura di un importante patrimonio industriale e nel costruire una prospettiva di rilancio del sito di Orcenico”. Insomma, un passo importante per l’azienda bellunese che grazie alla disponibilità dei lavoratori può sperare in un rilancio sotto diversi punti di vista, a partire dal patrimonio industriale storico fino alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori facenti parte dell’impresa.

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