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Verso una nuova Europa dei cittadini

di Angelo Giubileo | 18 Maggio 2014

La crisi italiana avrà fine solo quando dimostreremo di poter sostenere la dinamica del nostro debito pubblico

italia_e_europaNell’ultimo libro-intervista a George Soros, Salviamo l’Europa, il magnate-filosofo, dal suo punto privilegiato di osservazione, ribadisce che l’ultima crisi della finanza mondiale “ha scoperto, in modo brutale, le debolezze del sistema bancario europeo”, aggiungendo immediatamente: “e io ebbi l’impressione che le autorità statali di vigilanza non lo avessero compreso. Gli architetti dell’euro credevano che il settore privato potesse sempre rimediare alle loro negligenze, e che gli eccessi o gli squilibri fossero pensabili solo nel settore pubblico …”. In ordine ad un siffatto assunto, mi assale però subito il dubbio, reale, su quale sia, in effetti, il vero significato di questa e di altre espressioni simili, piuttosto comuni, secondo le quali “la più recente crisi finanziaria mondiale è stata in ultima analisi causata da eccessi nel settore privato e … le banche europee sono entrate in sofferenza in maniera persino più forte delle istituzioni americane”.
In rapida sintesi, ritengo anche, senza tema di smentite, che: 1) l’introduzione dell’euro è servita sostanzialmente alla creazione di un mercato unico, allargato ai paesi che dall’origine e successivamente diventano membri dell’Unione 2) in origine, il patto dell’Unione non prevedeva un sistema finanziario integrato e pertanto, secondo logica e natura, la crisi finanziaria internazionale ha prodotto i suoi effetti negativi, distintamente, prima sui sistemi finanziari tradizionali di ogni singolo paese dell’area euro e quindi, sempre in maniera distinta, su ogni singolo istituto di credito o finanziario nazionale. Semplice argomentazione questa, che consente tuttavia di sviluppare l’assunto in premessa, nel senso che, nell’ambito di sistemi finanziari europei tradizionalmente banco-centrici, la crisi finanziaria mondiale ha determinato innanzitutto le crisi delle banche europee 3) in particolare e per quanto concerne l’Italia, l’ultimo rapporto della Commissione europea sugli squilibri macroeconomici dell’Italia nel 2014, appena pubblicato, rileva come ad oggi “il settore bancario italiano è ancora caratterizzato da numerose carenze strutturali”. In breve, si legge nel Rapporto, ciò dipende da tre essenziali connotazioni del sistema bancario nazionale: i) l’esposizione diretta del sistema finanziario italiano al debito pubblico nazionale ii) la frammentazione del settore in molte piccole banche iii) l’elevata densità della rete italiana di filiali bancarie.
Su quest’ultimo punto, credo che un’appropriata e più ampia riflessione possa servire a comprendere meglio quanto è realmente accaduto nel nostro paese, sia durante i recentissimi anni di quest’ultima perdurante crisi finanziaria internazionale, sia soprattutto a partire dagli ultimi trent’anni di governo nazionale. In breve, ritengo che la crisi delle banche italiane è stata ed è crisi del settore pubblico e non del settore privato, tradizionalmente inteso, sistematicamente alimentato dal flusso di finanziamento del credito a imprese e cittadini.
Per intenderci, prendo a prestito una metafora di Joseph Stiglitz; il quale, a proposito della crisi statunitense dei mutui subprime, che è poi all’origine dell’ultima crisi finanziaria internazionale, ha tanto sarcasticamente quanto efficacemente commentato: “Il settore finanziario ha pagato i pifferai di entrambi i partiti e ha scelto la musica”. Ecco, io direi che in Italia è avvenuto l’esatto contrario. E’ stata la politica a fornire lo spartito della musica alle banche. Le banche lo hanno suonato a dovere, e cioè a vantaggio della costosa macchina burocratica dello Stato; nel contempo, sia accumulando sempre maggiori perdite sia restringendo ancora di più i canali di finanziamento dell’investimento e del credito a privati: imprese e cittadini. Ovvero, come riportato nell’assunto iniziale, in danno del “settore privato”; ma, quanto al nostro paese, al fine occupato in gran parte dal “settore pubblico”. A tale proposito, intendo avvalermi di un solo significativo dato di raffronto relativo al rapporto debito pubblico/Pil. Negli ultimi trent’anni circa, il dato è raddoppiato dal 1982 al 1993, dopo che la Banca d’Italia divorziò dal Tesoro e non è più intervenuta nell’acquisto di titoli di Stato, ed ha ripreso a crescere dal 2007 per effetto dell’ultima crisi finanziaria internazionale.
In definitiva, va dunque favorevolmente accolto il nuovo meccanismo (approvato dal Parlamento europeo il 15 aprile scorso e che si applicherà per tutti i paesi membri dell’Unione dall’1 gennaio 2016), unico ed accentrato in sede europea, che permette non solo di vigilare su tutte le banche della zona euro ma anche di gestirne gli eventuali fallimenti. Nel processo comune di formazione, l’innesto di questo ulteriore tassello dimostra essenzialmente che: da un lato, l’Europa non è affatto in crisi; dall’altro, dopo l’integrazione sul piano finanziario, si dia anche il caso di accelerare sul piano di una sempre maggiore integrazione politica. Verso una nuova Europa dei cittadini.

Pubblicato in : Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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